Un grido d'allarme dalla Chiesa italiana

Una politica migratoria "vergognosa, immorale e anticostituzionale"

Monsignor Perego, presidente della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, denuncia il DDL immigrazione in un intervento di straordinaria durezza
17 febbraio 2026
Redazione PeaceLink

In un intervento di straordinaria durezza, Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, ha definito "vergognosa, immorale e anticostituzionale" la nuova proposta di legge sull'immigrazione presentata dal governo italiano.

Non sono parole di circostanza, ma una denuncia articolata che mette in discussione l'intera impostazione delle politiche migratorie italiane, fondate sempre più sulla logica del blocco navale e della difesa dei confini, piuttosto che sulla protezione dei diritti umani e sull'accoglienza costituzionalmente garantita.

Il nuovo decreto sicurezza: cosa prevede

Il nuovo DDL, che attende l'approvazione parlamentare con procedura accelerata, rappresenta un provvedimento in materia di immigrazione basato sui seguenti punti:

- requisiti più restrittivi per ottenere la protezione complementare che evita l'espulsione di persone che, pur non essendo rifugiati in senso stretto, risulterebbero esposte a trattamenti inumani/degradanti o alla violazione dei diritti fondamentali (art. 8 CEDU) nel paese di origine;
- limitazioni ai ricongiungimenti familiari per immigrati e rifugiati e minori stranieri non accompagnati;
- riduzione del sostegno ai giovani migranti;
- limitazioni alle comunicazioni nei CPR (centri di permanenza per i rimpatri);
- restrizioni alle ONG che operano nel soccorso in mare.

Il modello Italia-Albania

Particolare attenzione merita la critica al cosiddetto "modello Italia-Albania". I migranti fermati nel Mediterraneo vengono trasportati in Albania per procedure accelerate che limitano fortemente i diritti di appello. Chi ottiene protezione torna in Italia; chi viene respinto ha poche possibilità di ricorso. Un modello che altri paesi europei stanno già considerando come riferimento, nonostante le evidenti criticità umanitarie.

La violazione costituzionale

Monsignor Perego non esita a chiamare in causa la violazione dell'articolo 10 della Costituzione italiana, che garantisce il diritto d'asilo. "Una politica che trasforma la migrazione in una questione di sicurezza anziché in un'opportunità di rigenerazione sociale", sostiene il presidente di Migrantes. Le procedure accelerate e i diritti di appello limitati minano le garanzie costituzionali e il giusto processo, subordinando la dignità umana e la cura delle persone vulnerabili a una retorica securitaria.

I numeri che smentiscono la retorica emergenziale Migranti a Lampedusa

Eppure, i dati raccontano una storia completamente diversa da quella della "invasione" o dell'"emergenza". In Italia vivono oggi:

- 5,5 milioni di immigrati (erano 1,5 milioni ai tempi della legge Bossi-Fini)
- 1,5 milioni hanno ottenuto la cittadinanza italiana
- 2,5 milioni lavorano nel mercato del lavoro italiano
- 600.000 imprese gestite da immigrati (l'unico settore in crescita)
- 900.000 studenti nelle scuole, il 65% nato in Italia
- solo 450.000 sono richiedenti asilo e rifugiati sul totale

E c'è di più: secondo i dati della Fondazione Moressa, gli immigrati generano un surplus di 1,2 miliardi di euro attraverso tasse e contributi.

Lo sfruttamento lavorativo nascosto dietro la retorica

Un dato emblematico delle contraddizioni del sistema: il lavoratore immigrato medio guadagna 7.000 euro l'anno contro i 12.000 dell'italiano. I decreti flussi permettono l'ingresso di circa un milione di lavoratori in tre anni, ma solo il 25% riesce effettivamente ad entrare a causa di burocrazia, costi e ritardi.

Non esiste alcun piano abitativo per accompagnare i permessi di lavoro, creando precarietà sistematica. Il sostegno all'integrazione è minimo: ricongiungimenti familiari limitati, scarso accompagnamento educativo, protezione sanitaria insufficiente.

I minori: le vittime più vulnerabili

Particolarmente preoccupante è l'impatto sui minori stranieri non accompagnati. La Legge Zampa, considerata la migliore in Europa per la protezione dei minori, viene di fatto indebolita:

- riduzione del periodo di sostegno
- oltre la metà dei minori collocati in centri per adulti
- ricongiungimenti familiari più difficoltosi
Come denuncia Monsignor Perego, questa politica rischia di "canalizzare i minori non accompagnati verso lo sfruttamento criminale, l'abuso lavorativo sottopagato e lo sfruttamento sessuale".

Mentre si avverte la necessità di lavoratori il governo applica politiche restrittive. L'agricoltura e i servizi soffrono di carenza di manodopera, eppure si escludono i lavoratori disponibili.

La proposta alternativa della Chiesa: tre pilastri

Monsignor Perego non si limita alla critica, ma propone un'alternativa articolata su tre pilastri:

1. Protezione del lavoro
- Sistema per collegare domanda e offerta
- Programmi di alfabetizzazione e formazione professionale
- Riconoscimento delle credenziali
- Salari equi, pari a quelli dei lavoratori italiani
- Un modello simile alle "150 ore" del dopoguerra

2. Piano abitativo
- Nuova iniziativa di edilizia popolare paragonabile al Piano Fanfani (300.000 unità)
- Facilitare i ricongiungimenti familiari e la coesione sociale
- L'Emilia-Romagna citata come regione modello

3. Educazione e protezione dei minori
- Creare una "sesta classe" per l'apprendimento intensivo della lingua
- Permettere l'inserimento nella classe appropriata all'età con mediatori
- Concedere la cittadinanza al completamento dell'obbligo scolastico
- Sviluppare un sistema scolastico genuinamente interculturale (che garantisca l'occupazione di giovani insegnanti ora precari)

Una questione di memoria storica

Monsignor Perego ricorda un dato storico fondamentale: l'Italia del dopoguerra, quando i suoi cittadini emigravano, lottò per ottenere il diritto al ricongiungimento familiare per i propri emigranti. Svizzera e Germania volevano solo gastarbeiter (lavoratori ospiti) senza famiglie. Oggi l'Italia rischia di replicare le stesse politiche di separazione familiare che un tempo ha combattuto. Una dimenticanza pericolosa della propria storia.

La voce di Papa Francesco

La posizione della CEI si inserisce nell'insegnamento di Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Anche l'esortazione apostolica "Dilexit nos" di Papa Leone XIV viene richiamata a sostegno dei migranti.

La Chiesa cattolica vede la migrazione come una forza rigenerativa sociale, opponendosi al paradigma della securitizzazione che domina il discorso politico. Sostiene principi di coesistenza interculturale e unità familiare.

"Disumano e irrazionale": il giudizio finale

La sintesi di Monsignor Perego è durissima: questa politica è "disumana e irrazionale". Crea una società orientata alla morte, che perde i propri giovani (l'emigrazione giovanile italiana è a livelli record) e respinge il contributo rigenerativo degli immigrati.

Il Mediterraneo, invece di essere un ponte, viene trasformato in un muro. Una barriera che accelera il declino nazionale invece di aprirsi al potenziale rigenerativo dell'immigrazione.

Una politica che genera irregolarità

Il paradosso finale è che questa politica genera irregolarità invece di gestire i flussi migratori, allontana i giovani migranti proprio mentre il paese affronta un declino demografico. Non offre percorsi di regolarizzazione come fa la Spagna. Crea insicurezza nella popolazione immigrata e nell'intera società.

Scegliere tra muri e ponti

Le parole di Monsignor Perego rappresentano molto più di una critica ecclesiastica. Sono un appello alla razionalità, alla memoria storica, ai principi costituzionali e alla dignità umana.

L'Italia deve scegliere: continuare a costruire muri nel Mediterraneo o tornare a costruire ponti di dignità, legalità e integrazione.

L'intervento di Amnesty International

Le parole di Monsignor Perego hanno ricevuto un sostanziale sostegno da parte di Amnesty International che dedica al DDL immigrazione parole severe: “È un impianto punitivo quello messo in piedi dal governo, in cui l’immigrazione è ancora considerato non un fenomeno da gestire, ma una minaccia alla sicurezza nazionale. Il tutto, si pone in contrasto con gli obblighi di diritto internazionale, come quelli sul soccorso in mare o sull’accesso ad un esame individuale delle domande d’asilo”, ha dichiarato Serena Chiodo dell'Ufficio campagne di Amnesty International Italia.

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