David Maria Turoldo, il Resistente
Di lui si è parlato e scritto parecchio dando lustro al suo spirito innovatore all’interno della Chiesa, alle sue opere poetiche, al suo sostegno alla cultura, ma non si mai detto più di tanto della sua partecipazione alla battaglia per la Liberazione. A farlo è un libro edito da Mimesis con un titolo assai eloquente: “David Maria Turoldo, il resistente” a cura di Guerino Dalola e dell’Associazione nazionale partigiani italiani di Franciacorta
Teologo, filosofo, scrittore, poeta ma anche antifascista impegnato in prima linea. David Maria Turoldo, il frate morto nel 1992, è stato un protagonista della Resistenza. Di lui si è parlato e scritto parecchio dando lustro al suo spirito innovatore all’interno della Chiesa, alle sue opere poetiche, al suo sostegno alla cultura ma non si mai detto più di tanto della sua partecipazione alla battaglia per la Liberazione e delle sue riflessioni sul fascismo.
A farlo è un libro edito da Mimesis con un titolo assai eloquente: David Maria Turoldo, il resistente a cura di Guerino Dalola e dell’Associazione nazionale partigiani italiani di Franciacorta. Non è un caso se gli autori non parlano di un frate “partigiano” ma di un monaco “che resiste” perché il fulcro del libro e del pensiero di Turoldo è proprio questo: “La Resistenza è un modo di essere, il solo che dia ragione e concretezza e pienezza alla fede: essere per sempre dalla parte dell’uomo”.
Un concetto che viene esplicitato anche dal giornalista Vittorio Gorresio che scrive l’introduzione ad un libro del frate: “Il fascismo è uno stato d’animo, dice Turoldo, prima di essere un partito politico e occorre innanzitutto esaminare certi atteggiamenti che non sono coscientemente fascisti, ma possono essere premesse di fascismo; per esempio la cosiddetta maggioranza silenziosa”.
Ma non vogliamo limitarci solo alle parole del monaco. Il suo impegno contro il fascismo è, infatti, concreto anche se poco conosciuto: Turoldo crea e diffonde dal suo convento il periodico clandestino l’Uomo. Nel convento di Milano avvengono riunione segrete del Comitato di liberazione nazionale per l’alta Italia e sempre tra le sacre mura si tiene la messa di suffragio per l’uccisione di Curiel.
Il libro rivela persino che sotto la cupola della Chiesa del Convento di San Carlo – proprio dove dormivano padre Turoldo e padre Camillo Dal Piaz – da ben prima dell’armistizio era incominciata la raccolta delle armi: “Non è un caso – afferma padre David Maria – che già nel luglio 43, proprio il giorno dopo la caduta di Mussolini, io e padre Camillo…abbiamo cominciato, senza attendere l’8 settembre, a organizzare la Resistenza con un gruppo dei nostri giovani di San Carlo”.
L’idea di un frate mite e solo letterato è distante dalla realtà. Il testo edito da Mimesis ricorda che la rivista Civiltà Cattolica nel novembre 1992, in occasione della morte di Turoldo. in un articolo scriveva: “È stato uno degli spiriti più vivaci del nostro tempo. Gli aggettivi che meglio lo qualificano sono quattro: ribelle, impetuoso, drammatico e fedele”. La Resistenza per Turoldo non si è mai conclusa: per lui è “l’avvio di un percorso di vita che non avrà mai fine sia perché la libertà non è definitiva e deve essere difesa e ricostruita giorno per giorno, sia perché coinvolge l’esistenza umana in tutte le sue espressioni”. La Resistenza per Turoldo non è mai finita, non è un episodio, deve essere una scelta di vita.
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