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Il pacifismo non e' strabico: ci vede benissimo

Una lettera di tre anni fa, a tutt'oggi molto attuale
Giacomo Alessandroni13 agosto 2006 - Giacomo Alessandroni


Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo un contributo di Beatrice Pirisi.
Si tratta di una lettera scritta nel 2003 in risposta a Piero, un pacifista il quale sosteneva che "il pacifismo e' affetto da un presistente strabismo che lo porta ad esistere e manifestarsi solamente quando di mezzo ci sono gli americani (o in via subordinata gli israeliani)" affermazione, secondo Piero, valida soprattutto per il movimento italiano "probabilmete il più affetto da questa particolare sindrome".
Questa affermazione nasce, come spiegato in un esempio "praticamente ieri, alla fine degli anni settanta, l'Unione Sovietica dopo aver fomentato una serie di colpi di stato in Afghanistan [...] gioca la carta dell'invasione [...] Risultato: dieci anni di sangue".
La sintesi è che "i pacifisti si risvegliano solo contro i 'satana americani'"

Premetto che l’effettivo fare di un’erba un fascio ovvero ampliare la responsabilità del Governo ad ogni singolo cittadino del Paese che quel governo rappresenta è piuttosto diffusa; Però ognuno di noi può, volendo, rendersi conto di quanto abominevole sia questa associazione emotiva, questo identificare il capo di governo con la popolazione tutta.
Nei momenti topici, i messaggi dei capi di governo spesso coinvolgono l’intera popolazione...
Noi italiani... noi francesi... noi americani... ecc. L’identificazione con le scelte dei governi avviene quindi attraverso un meccanismo uditivo, sotto una spinta ben precisa e voluta dai governi stessi.
Piero spolvera conflitti armati passati per giustificare lo strabismo pacifista ma da un’angolazione talmente di parte da risultare fasulla.

L’invasione URSS in Afghanistan... io ero una ragazzina ma lessi l’indignazione verso il silenzio totale su quella guerra nelle pagine di Frigidaire; però... aldilà del “governo fantoccio” in Afghanistan di quei tempi trascorsi... che poi non era fantoccio ma aveva semplicemente un alleato nell’URSS dalla quale riceveva protezione ed aiuti economici. L’URSS aveva costruito centrali elettriche, scuole ed ospedali; il governo afgano permetteva alle donne di studiare, lavorare, vestirsi all’occidentale, un governo che sotto la protezione URSS si avviava alla modernizzazione di un territorio difficile era contrastato da gruppi di fanatici religiosi i quali purtroppo riuscirono ad assassinarne il presidente; immediatamente intervenne l’esercito URSS su precisa richiesta del Governo Afgano ma ciò non fu sufficiente a proteggere i rimanenti uomini che ricoprivano le cariche politiche che vennero tutti assassinati dai fanatici. Senza più una rappresentanza governativa le cose degenerarono, il paese allo sbando ed alla mercé dei fanatici ben organizzati... l’URSS decise di rimanere sul territorio e nel giro di pochi anni diventò nei fatti un’invasore.

La guerriglia indomabile del popolo afgano di cui parla Piero non era altro che una guerriglia capeggiata da fanatici religiosi e i loro guerriglieri come arrivavano a conquistare un villaggio, picchiavano, uccidevano, stupravano le donne obbligandole a indossare il chador ed a tornare mentalmente ai costumi fondamentalisti islamici, tanto da meritarsi l’appellativo di “signori della guerra” (da allora in poi è stato usato spesso ma è stato coniato allora dal popolo afgano stesso).
Sappiamo come la CIA abbia fin dall’inizio supportato con armi e denaro tale tipo di guerriglia fra cui un allora sconosciuto Bin Laden. Fu una guerra USA/URSS non pubblicamente dichiarata e combattuta sul suolo Afgano per far sì che l’Afghanistan non fosse un Territorio amico dell’URSS.
Caro Pietro... in Italia sapevamo poco? I mass-media non ne davano il giusto risalto, le reali implicazioni? Il movimento pacifista? Sicuramente troppa politica di piombo in giro in quegli anni per dedicarsi in massa al pacifismo.

IRAN, inizio 1980... ancora troppo presto per un nuovo movimento per la Pace, dei vecchi pacifisti molti o sono morti o si leccano le ferite oppure investono in borsa.
Ma i giovanissimi che si affacciano a queste tematiche ricominciano a parlare di qualcosa che non sia sempre e soltanto politica estrema o rivoluzione armata. Piero disse che l’attuale pacifismo di allora si limitò a dire NO all’installazione di batterie armate in Europa, ma non mi sembra che ci sia mai stato il bisogno di rispondere ad un attacco URSS prima che l’URSS si sciogliesse, pertanto ritengo che fu una scelta di lotta pacifista valida.

La storia recente della Yugoslavia ha fatto sì che un governo di centro/sinistra prendesse una decisione inevitabile; c’era una preoccupazione grossa... una guerra così vicina... il pacifismo politico alzò la voce; il pacifismo del popolo un po’ meno... perché c’è anche questo distinguo da fare, il Movimento per la Pace, il Popolo per la pace non è un movimento politico come dice Piero, i milioni che si sono riversati nelle strade per manifestare non seguono dogmi di fede politica tali da far riconoscere il movimento come politico specifico.
Un mio conoscente, a quei tempi refrattario alla politica di centro/sinistra per ideologia fanatica (ma che da anni ha ri-cominciato a ragionare con la propria testa) mi diceva che siccome i pacifisti non protestavano per quella guerra con la stessa passione con cui avevano fatto per la Guerra del Golfo gli esponenti politici dell’opposizione al governo avrebbero protestato loro... in televisione vidi La Russa sfilare contro la partecipazione italiana nella guerra in Yugoslavia... no dico... La Russa non lo si può certo paragonare ad una persona pacifista!
In realtà molti pacifisti sapevano chiaramente che la miopia di tutti era stato addirittura per fomentare la rottura Yugoslava da parte di alcune nazioni europee ed anche permettere con l’inerzia della diplomazia lo scoppio del conflitto e lasciar fare fino a quando la situazione rese inevitabile intervenire armati.
Questi eventi scossero, crearono un’attenzione più mirata e precisa sul “da che cosa dipende la Pace” nel pensiero e nell’animo di moltissime persone.

La Cecenia, (a parte il non irrilevante fatto che iniziò in un periodo in cui tutti eravamo già impegnati ad occuparci di altro danno) è cosa strettamente legata alla Russia ed al suo territorio;
come se... per assurdo... la Louisiana volesse staccarsi dagli USA nonostante l’avvenuta guerra di secessione americana... manifestare specificatamente per la Cecenia, oggi come oggi, dopo che l’ultimo referendum ceceno ha favorito la Russia, mi pare gettarsi a gola scoperta tra coloro che ci hanno sempre trattato come quelli della parte dei terroristi.
Manifestare a favore di risoluzioni pacifiche per conflitti interni e per la prevenzione delle guerre e per la risoluzione in tempi brevi di esse oltre che denunciare i sistemi di prevaricazione violenta nei confronti della popolazione e verso i prigionieri ed i vinti è sempre stato il punto centrale del Movimento per la Pace.
Il popolo per la Pace non è zittito ed è mobilitato ed indignato con o senza la presenza USA, ma essendo gli USA una grande potenza economica e militare esistente sulla Terra è praticamente molto difficile che non siano coinvolti in primis; proprio stamani uscendo per una commissione lavorativa ho sentito un distinto signore di mezz’età rivolgersi ad un altro dicendo “Io sto dalla parte dei poveri e di chi soffre”...
Il movimento per la Pace non è soltanto e per fortuna, manifestazioni di massa ed il silenzio dei mass-media non riflette un silenzio inoperoso dei pacifisti i quali, lontano da piazze e riflettori da audience, in un silenzio costruttivo fatto di informazione, ritrovi, scambi d’opinione e quant’altro si ritrovano a parlare del possibile scenario e delle possibili cose da fare.

Il sentimento antiamericano è ingiusto ed inutile quando è rivolto verso la popolazione americana in totale; voglio pensare ad esempio, che Piero non odi tutta la popolazione cinese ma denuncia il comportamento del governo cinese nei confronti dei tibetani.
Per legittimare le sue guerre preventive sappiamo bene che tipo di argomentazioni banali e d’effetto il governo USA abbia usato. Come sappiamo bene quanto e come i legami tra potere politico e dittatori vari non sia cosa da poco... legami che vengono sciolti all’occorrenza. La politica “noi ammazziamo solo per motivi buoni e quando sono buoni tocca a noi giudicare” è troppo nefasta per non rigettarla ed è una politica che può essere portata avanti solo da chi la ha, non è difficile individuarla.
Ho ascoltato americani protestare Bush e la sua politica nefasta, vergognandosi di ciò che viene fatto ai pacifisti americani in suolo USA che contravviene a quegli stessi diritti ed ideali su cui il popolo americano ha fondato la sua Costituzione, quando, protestare significa essere trattato come “non degno di essere americano” dall’amministrazione Bush; se il governo repubblicano USA volesse davvero esportare la democrazia dovrebbe innanzitutto impegnarsi a mantenerla tale in casa sua e se parla sempre di libertà e diritti dovrebbe innanzitutto impegnarsi a mantenerli tali in casa sua in primis ed invece sono sempre ai primi posti nel mondo per la violazione di questi stessi diritti specialmente verso le minoranze etniche presenti in USA.

Quali sono... questi? gli argomenti per cui accusi il movimento pacifista di strabismo?
Molta della tematica sui sentimenti anti (governo) USA sono stati montati e gonfiati appositamente, ed è molto semplice, in una ripresa televisiva, evitare di mostrare gli slogan scritti e di far sentire quelli a voce, che pur sono stati presenti, contro il dittatore Hussein.
Piero definisce corbellerie il pensiero di questa sua amica che pare gli abbia paragonato Bush ad Hussein... ed essendo questa persona pacifista Piero ha bollato come strabici il popolo pacifista.
Secondo me le corbellerie dell’amica di Piero possono essere trattate come tali in una visione ristretta e superficiale dove Hussein è un dittatore sanguinario e Bush il presidente di una nazione democratica... in una visione più approfondita Hussein è un dittatore sanguinario di un paese ricco di giacimenti petroliferi e non solo e che per questo fatto ha avuto molti aiuti ed ha potuto comprare armi con cui dichiarare guerra agli stati confinanti e reprimere nel sangue e nella tortura gli oppositori e le minoranze, ma che senza aiuti non può rappresentare una minaccia globale.
Un presidente USA è il capo di una delle potenze principali globali, ha le migliori armi, le più potenti, è presente a livello economico anche nei più remoti angoli del globo... truppe americane sono dislocate in diverse zone del pianeta, i migliori scienziati lavorano in USA... si può lecitamente pensare che un tale potere concentrato in una sola Nazione sia un tantinello più pericoloso, potenzialmente, a livello globale, di un oscuro dittatore arrivato alla ribalta per l’enorme ricchezza presente nel sottosuolo del suo Stato?
Penso che a questo si riferisse l’amica di Piero... l’essere criminale di Bush è riferito all’enorme responsabilità che essere a capo della politica USA richiede, il ruolo degli USA è così presente che se continueranno ad agire soltanto per i loro interessi porteranno la democrazia a ridursi ad un simulacro... e non solo quella.

In una cosa certamente Bush e Saddam sono paragonabili: nella loro capacità di mentire.
“Le ragioni vere dei conflitti non sono quasi mai apertamente confessabili, perché su quelle non si raccoglierebbe in patria il consenso necessario”... la menzogna appaga il bisogno di sicurezza ed acquieta la coscienza e questo le classi dirigenti lo sanno perfettamente e perfettamente (o quasi) sanno come fare a mentire e su cosa. Partire con le menzogne per giustificare la guerra fa sì che tutto ciò che viene detto sull’argomento, ad esempio tramite interventi e dibattiti per mezzo dei mass-media, venga falsato, spostato dal suo centro reale ad una periferia fatta di “ridondanza, di troppo dire e dissimulare, di nascondere e dunque, in realtà, di non dire, facendosi corresponsabile di quello che accade”; di fronte a ciò non si può più non indignarsi, non chiedere di dire la verità sulle ragioni della guerra da chi la guerra la organizza e la vuol fare. Allora si che i dibattiti riscoprirebbero “il loro primo ufficio che è quello di dire, esprimere il pensiero, dargli luce” ed avrebbero ragion d’esistere in quanto davvero utili e costruttivi. Non serve a niente parlare partendo da una menzogna.

E tanto più quando a mentire è il più forte, il più ricco, il più sicuro, tanto più la menzogna viene odiata e rigettata da coloro che sanno di essere degli abusivi in un mondo di dolore e da coloro che del mondo di dolore fanno parte e a cui queste menzogne bruciano le vite.

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