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Per capire il significato di quest'ordine (comando) militare bisogna pensare alla concorrenza con la Cina e alle considerazioni operate dall'Intelligence per cui l'Africa fornirà all'America del Nord il 25% di petrolio entro il 2015.

AFRICOM: un nuovo ordine (comando) militare per l'Africa

12 febbraio 2007 - Rossana De Simone

Alla fine del 2004 gli ambasciatori di Francia e Stati Uniti si incontrano con il presidente ivoriano Laurent Gbagbo (Costa d'Avorio). Gli scontri armati avvenuti nel novembre fra i ribelli del nord e i governativi del sud avevano coinvolto il contingente francese, accusato di non essere solo una forza di interposizione fra le parti in contrasto, ma forze di occupazione. La Francia senza l'Africa rischierebbe di divenire una potenza di terzo rango poichè assorbe un quarto dell'export africano ed è il primo cliente e primo fornitore del Continente.
Il Darfur, regione del Sudan vasta più o meno come la Francia e divisa in tre zone, territori del nord, del centro e del sud, è vittima da circa quaranta anni di esplosioni violente fra le popolazioni del sud e il governo centrale, accusato di privarli dei proventi derivati dallo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie.
Il Darfur centro-meridionale costituisce una delle zone più ricche di petrolio dell'intera Africa e unito al Sudan meridionale, fa il settimo produttore di petrolio dopo Nigeria, Libia, Algeria, Angola, Egitto e Guinea-Bissau.
Il Sudan in particolare ha iniziato ad esportare petrolio dal settembre 1999 grazie al contributo cinese, è da alcuni anni che è nota l'esistenza di vasti giacimenti di petrolio nel sottosuolo del Darfur, tanto da far stimare le risorse sudanesi addirittura superiori a quelle del Golfo della Guinea.
L'influenza della Cina nei Paesi africani è iniziata ai tempi della Guerra Fredda ma è da circa dieci anni che interviene attraverso investimenti in infrastrutture, prestiti a costo zero e con moneta sonante con cui vengono pagate le concessioni petrolifere. L'Africa non viene vista solo come mercato importante per i prodotti cinesi, ma anche per la sua ricchezza di risorse come il petrolio, gas, rame, cobalto e carbone.
La Cina a differenza degli Stati Uniti non impone alcuna condizione politica, cioè rispetta la sovranità nazionale senza interferire negli affari altrui (vedi diritti umani)con i paesi con cui commercia, l'unica condizione che impone è quella di non avere relazioni ufficiali con Taiwan.
Sia la crisi della Costa D'Avorio sia quella del Darfur hanno evidenziato come l'Africa sia divenuta una "riserva di caccia" anche per gli Stati Uniti.
Nel 2005 dopo l'ennesima crisi che ha prodotto un elevato numero di vittime e profughi, il segretario generale dell'ONU Kofi Annan aveva ammonito le comunità internazionali di un rischio di genocidio elevatissimo.
La commissione internazionale di inchiesta dell'ONU aveva però concluso che nonostante si fossero verificati gravi violazioni di diritti umani, non vi era stato l'intento di genocidio. Si è auspicato un generico maggior coordinamento con le ONG che dovrebbero (in futuro) servire come enti di raccolta informazione aiutate dai governi ed agenzie varie.
A dispetto di quanto si possa credere, anche gli Stati Uniti nel 2005 hanno smesso di accusare Khartoum di genocidio, accogliendo il Maggior Generale Salah Abdullah Gosh, uno dei principali artefici di pulizia etnica, in cambio di informazioni su al-Qaeda alla CIA.
Gli Stati Uniti devono avvicinarsi agli stati più importanti dell'Africa: Sudafrica, il suo alleato migliore, Nigeria, Ghana, Namibia, Zambia, Tanzania, Kenya, Uganda ed Etiopia.
In particolare dall'11 settembre il Pentagono ha inviato elementi dell'USSOCOM in Mauritania, Mali, Ciad, Niger, Algeria, Marocco, Niger, Senegal, Nigeria, Tunisia e Libia, affinchè controllino meglio il territorio per evitare che diventi un rifugio per terroristi. Attraverso la Trans-Sahara Counterterrorism le Forze Speciali statunitensi addestrano le controparti africane alle tattiche militari, alle pratiche di tiro e alle comunicazioni con l'obiettivo di renderli autosufficienti nella loro azione.

Cos'è l'AFRICOM?
Per capire il significato di quest'ordine militare che gli USA hanno stabilito per l'Africa che sarà definitivo nel 2008, bisogna pensare alla concorrenza con la Cina per le risorse energetiche, e alle considerazioni operate dall'Intelligence per cui l'Africa fornirà all'America del Nord il 25% di petrolio entro il 2015.

http://www.dni.gov/nic/PDF_GIF_global/globaltrend2015.pdf

E'stato il presidente degli Stati Uniti Bush a dichiarare che la nuova unità AFRICOM serve a rinforzare la cooperazione in termini di sicurezza con l'Africa contro la militanza islamica, ricordando l'aiuto offerto all'Etiopia contro le corti islamiche in Somalia.
L'AFRICOM riguarderà tutti i paesi del continente tranne l'Eigitto che viene visto più in proiezione mediorientale ed è tenuto, nella suddivisione fatta, nell'ordine centrale. Gli Stati Uniti forniscono attualmente l'esercito egiziano apparecchiature militari per circa 1 milione di dollari ed hanno due battaglioni disposti nella penisola del Sinai come da accordi di pace fra Egitto ed Israele.
Altri schieramenti si hanno nell'Africa del Nord integrati nell'ordine europeo, e nel Madagascar per quanto riguarda l'ordine del pacifico.
Questa suddivione viene però vista come antiquata e legata più al periodo della guerra fredda.
Donald Rumsfeld e di seguito il suo successore, aveva annunciato al Congresso la decisione di istituire un nuovo ordine militare unificato per l'Africa non solo per una questione di metodo, ma per gli interessi crescenti degli USA nei confronti del Continente.
Rober Moeller sarà l'uomo a capo di questo programma e avrà sede in Germania finchè non si deciderà una nuova sede nel 2008.

Africom, l’occhio di Washington
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=364&ID_sezione=58&sezione=
Nasce Africom, il Pentagono sbarca in Africa
http://www.mauriziomolinari.org/it/article_view.asp?IDarticles=392

Pentagon plans new command to cover Africa
http://www.boston.com/news/world/articles/2006/12/21/pentagon_plans_new_command_to_cover_africa/
http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=7234997

La ricerca di fonti alternative fuori dal Medio Oriente hanno dunque attirato gli Stati Uniti nell'area africana e in particolare nel Golfo della Guinea.
Gli investimenti della Exxon e Chevron-Texaco ammonteranno a circa 10 miliardi nel prossimo anno e questo significherà un aumento della presenza militare degli USA, quanto tutto questo abbia a che fare con l'esposrtazione della democrazia e dei diritti umani è facilmente verificabile se guardiamo a quanto accade in Iraq.
Di fatto il boom del petrolio in questi paesi hanno visto aumentare guerre civili interne, aumento dei traffici di armi, distruzioni del patrimonio ambientale e una infinita emigrazione delle popolazioni a cui viene però impedito l'ingresso nei paesi più "sviluppati" attraverso le politiche di sicurezza che vedono nella stessa, un pericolo.

With Mideast uncertainty, US turns to Africa for oil
http://www.csmonitor.com/2002/0523/p07s01-woaf.html

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