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Mayors for Peace: a Nagasaki l'assemblea plenaria

”Le città sono unità viventi, e svolgono un ruolo essenziale nella società contemporanea. Gli Stati non hanno il diritto di poterle distruggere. Il diritto delle città all’esistenza, nel loro valore politico, storico, religioso, che deve essere riconosciuto dagli Stati.”
9 agosto 2009 - Roberto Del Bianco

"Hibakusha" durante la manifestazione a New York in occasione del NPT 2005. Fin dagli anni Cinquanta l’allora Sindaco di Firenze Giorgio La Pira propose ai referenti dei Comuni di tutto il mondo una visione politica di pace, posando, in particolare, la propria riflessione sulla figura e sul ruolo del sindaco, “uomo-ponte” tra i poteri delle istituzioni locali e i bisogni dei cittadini. L'idea di Sindaco come “ponte” tra cittadino e istituzioni è diventato poi concetto chiave di “Mayors for Peace”, campagna per il disarmo che fu creata nel 1982 dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki, con lo scopo di promuovere azioni concrete di riduzione degli armamenti nucleari in tutto il mondo, fino ad arrivare alla realizzazione di un disarmo totale entro il 2020.

Giorgio La Pira è oggi ricordato da Susanna Agostini, delegata a rappresentare il comune di Firenze all'assemblea plenaria dei “Mayors for Peace” che si tiene a Nagasaki in questi giorni. La Pira come “profeta” già nell'aprile dello scorso anno è stato citato a Ginevra dal sindaco di Hiroshima e presidente dell'organizzazione, Akiba Tadatoshi, al secondo incontro del Comitato Preparatorio per la conferenza di Riesame del Trattato di non Proliferazione. Già 54 anni prima, in questa stessa città, La Pira affermò che ”Le città sono unità viventi, e svolgono un ruolo essenziale nella società contemporanea. Gli Stati non hanno il diritto di poterle distruggere. Il diritto delle città all’esistenza, nel loro valore politico, storico, religioso, che deve essere riconosciuto dagli Stati.” Un'idea utopica – specie in quegli anni di “guerra fredda” nel confronto diretto tra USA e URSS, e di accresciuto rischio di olocausto globale – ma che ha avuto e ha tuttora un seguito. E del resto la stessa Storia macina gli eventi secondo strade a noi spesso sconosciute. Il crollo improvviso dell'impero sovietico e la conseguente riorganizzazione degli equilibri di forza mondiali, e adesso lo stesso cambio di potere negli Stati Uniti, di fatto unica potenza imperiale rimasta e con quella sorta di “peccato originale” per esser stato l'unico Stato ad avere impiegato la Bomba in un conflitto bellico, sono manifestazioni epocali che non possiamo sottovalutare.
E se la Storia è costruita anche da tali eventi, conseguenza di forze sociali ed economiche che superano le stesse intenzioni dei governanti, a maggior ragione il potere dei popoli – incanalato anche attraverso la mediazione dei Sindaci come interlocutori ufficiali tra lo Stato e i propri cittadini – possono, chissà, aiutare a realizzare l'utopia.

Logo Mayors for Peace “Mayors for Peace” collega tuttora più di 3000 città in 134 nazioni o regioni geografiche. E' costituito da un board direttivo che comprende il sindaco di Hiroshima come Presidente, e numerosi Vicepresidenti e Executive Officials scelti tra i Sindaci di città maggiormente impegnate nell'azione culturale e di disarmo. E' nell'assemblea di questi giorni che al gruppo degli Executive Officials viene aggiunto Khder Kareem, sindaco di Halabja, la cittadina del Kurdistan iracheno oggetto nel 1988 dell'attacco di Saddam Hussein con armi chimiche. Un ingresso che non è solo simbolico: diverse sono le città irachene da poco inserite nell'elenco, frutto anche di incontri e avvenimenti conseguenti al viaggio di delegati MfP italiani e rappresentanti dell'International Peace Bureau Italia in quelle terre nel 2006. Un ingresso infine che può concretizzare maggiormente l'impegno verso l'intero insieme delle “armi di distruzione di massa”, nucleari batteriologiche e chimiche, un fronte globale di azione che il pacifismo attuale non può sottovalutare.

Il pacifismo “di base” spesso guarda con diffidenza eventi e azioni “istituzionali”. Non sempre a torto, considerando le tentazioni di “visibilità mediatica” o di interesse politico immediato cui a volte i protagonisti di tali eventi sono soggetti. Come pure realizzando come inutili e anzi dannose le gradualità di risultati in tal modo ottenibili, in rapporto all'urgenza che la situazione mondiale sembra manifestare.
Ma se sono gli stessi Stati – e gli eserciti da cui dipendono – a generare i rischi di morte che incombono sull'umanità, le sole armi della disobbedienza civile e delle manifestazioni di popolo probabilmente non bastano. Ben vengano allora i sindaci come anelli di collegamento tra noi e il potere! Naturalmente se motivati e coerenti e non solo possessori di un''”etichetta” di Sindaco per la pace.
E' anche qui allora che il pacifista può agire, spronando e verificando e collaborando nell'impegno di cultura e di azione che il proprio Comune ha il dovere di intraprendere.

Note:

Sito ufficiale Mayors for Peace: http://www.mayorsforpeace.org/english/index.html
Composizione del board di MfP: http://www.mayorsforpeace.org/english/outlines/members.html
Sito di IPB-Italia International Peace Bureau: http://www.ipb-italia.org
Dal Comune di Firenze il discorso di Susanna Agostini al board: http://press.comune.fi.it/hcm/hcm5353-3_2_1-La+presidente+della+commssione+pace+Agostini+%E8+a+N.html?cm_id_details=45826&id_padre=4473

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