Pace

Lista Pace

Archivio pubblico

Su A-Rivista Anarchica n. 397 Aprile 2015, recensione di Virginio Bettini

Libri sul caso Ilva di Taranto

Con una nota di Antonia Battaglia
Laura Tussi26 marzo 2015

Virginio Bettini-docente di Analisi e Impatto Ambientale - IUAV, Venezia

IL CASO ILVA- Presentazione dei libri di Carlo Gubitosa e Giuliano Pavone a Desio e a Nova Milanese (MB) 

di Virginio Bettini, docente di Analisi e Impatto Ambientale - IUAV, Venezia

e

Laura Tussi- PeaceLink, Telematica per la Pace

 

Nell’esaminare i problemi dell’ILVA, come proposti da tre testi significativi da poco pubblicati (Giuliano Pavone, “L’eroe dei due mari”; la traduzione in fumetto de “L’eroe dei due mari, curata da Emanuele Boccafuso, Virginia Carluccio, Gabriele Benefico, Walter Trono ed Alberto Buscicchio, con un contributo di Alessandro Marescotti; i testi e le storie a fumetti di Carlo Gubitosa e Kanjano in “ILVA, comizi d’acciaio”) vorremmo ricordare che alcune di queste problematiche si vanno chiarendo a seguito dei pieni poteri concessi al Commissario ILVA, Enrico Bondi e dal fatto che l’Italia si è trovata nel mirino dell’UE a causa dell’Ilva.

Le autorità italiane hanno sempre saputo ma fingono ancora di non vedere. Al momento, continuano a garantire all’Ilva di poter produrre come ha sempre fatto negli ultimi 20 anni. Vogliamo portarvi la testimonianza del fatto che a Taranto la situazione non è cambiata, e che tutte le presunte misure prese dalle istituzioni non sono state efficaci e anche se lo fossero state, esse non sono state messe in opera.

Noi - ha spiegato Antonia Battaglia, rappresentante di PeaceLink presso le istituzioni europee - stiamo morendo di diossina, di inquinamento, di aria. Si può morire perché si respira? Si, si può. Siamo qui per gridare con tutta la nostra forza il nostro bisogno di aiuto, la nostra sete di giustizia. Vi portiamo i sussurri disperati delle mamme all’Ospedale Moscati di Taranto in attesa che i loro bambini vengano operati di cancro. Vi portiamo la speranza degli operai dell’Ilva, la speranza di poter lavorare senza morire. Vi portiamo le lacrime della gente, la voce di una città a lutto che ha bisogno dell’aiuto dell’Europa, che ha bisogno di ciò per cui i nostri magistrati a Taranto lottano e che ci è negato: la giustizia.

“Noi non vogliamo morire per la produzione, lo abbiamo fatto per decenni, è ora di cambiare e abbiamo bisogno del vostro aiuto. Per favore, non lasciate che il nostro appello cada nel vuoto”.

Queste le parole di disperazione dei cittadini di Taranto contenute anche nei libri di Carlo Gubitosa e Giuliano Pavone, che sono stati presentati a Desio e a Nova Milanese, in provincia di Monza e Brianza, come eventi collegati ed inseriti all’interno della “Settimana Mondiale per il Disarmo” (Vedi recensione al libro ILVA Comizi d’Acciaio di Carlo Gubitosa).

Nel suo romanzo “L’eroe dei due mari “, Giuliano Pavone, ci racconta un divertente e ben impostato imbroglio calcistico che interessa tutta la città, non solo quindi i tifosi della squadra, portandoci nello specifico del paesaggio urbano, dell’impianto siderurgico, dell’insieme del disegno urbanistico tarantino che potremmo definire “anonimo”.

Tra una partita e l’altra, tra un goal segnato ed uno mancato, si evidenzia il contesto ambientale del centro siderurgico, a seguito della morte di tre operai dell’ILVA nel momento in cui tutti stanno allo stadio impegnati in una tifoseria che può sconvolgere solo chi non frequenta gli stadi.

Il giocatore Cristaldi, il brasiliano che avrebbe dovuto portare la squadra in serie A, stordito dall’evento delle morti in fabbrica, diventa inconsapevolmente l’uomo della denuncia pubblica quando scende in campo con una maglia, la quale porta una scritta su morti ed inquinamento, una decisione che costerà cara a lui, alla squadra ed alla città…

A sua volta il testo “ILVA, comizi d’acciaio” denuncia come l’ILVA si collochi al secondo posto, dopo la centrale termoelettrica Federico Secondo di Brindisi, fra i 10 impianti italiani che più fanno male all’ambiente (pag. 64) e non dimentica di ricordare i lavoratori dell’ILVA come “i martiri dell’acciaio” a causa delle patologie rilevate in rapporto al resto della popolazione (pag. 118).

Interessante anche la traduzione in fumetto del romanzo di Pavone, arricchita dalla specifica valutazione di tutte le patologie che colpiscono operai del siderurgico e popolazione urbana.

Note: Su A-Rivista Anarchica n. 397 Aprile 2015:
http://arivista.org/

Articoli correlati

  • Punta Izzo e tutela delle coste, 6 domande agli aspiranti Sindaco
    Disarmo
    Per un'informazione civile che vada oltre spot e comizi senza contraddittorio

    Punta Izzo e tutela delle coste, 6 domande agli aspiranti Sindaco

    Sono 5 i candidati in corsa per la poltrona di Sindaco alle elezioni municipali di Augusta del 4 e 5 ottobre. A loro gli attivisti di Punta Izzo Possibile hanno rivolto 6 domande sui temi della tutela del paesaggio e del patrimonio costiero. Beni comuni primari da difendere.
    19 settembre 2020 - Gianmarco Catalano
  • Peacelink: "Non sprechiamo il Recovery Fund per prolungare l'agonia dell'ILVA"
    Taranto Sociale
    Elezioni regionali in Puglia

    Peacelink: "Non sprechiamo il Recovery Fund per prolungare l'agonia dell'ILVA"

    Peacelink fa appello a tutti i candidati perché si esprimano contro un intervento assistenziale che prolunghi l'agonia dell'Ilva di pochi mesi, bruciando centinaia di milioni di euro che sarebbero invece necessari per una riconversione del sistema economico
    7 settembre 2020 - AGI (Agenzia Giornalistica Italia)
  • Veleno
    Cultura
    Metti una notte d'estate

    Veleno

    Ecco cosa accade qui, nella terra amata dai greci e dai romani, nella terra che giace su due mari, tesoro di meraviglie d'arte e natura. Qui, prendi confidenza con benzene, acido solfidrico e anidride solforosa più che con i delfini del Golfo.
    19 agosto 2020 - Viviana Sebastio
  • "A Taranto gli intellettuali erano umanisti e non capivano la tecnologia della fabbrica"
    Taranto Sociale
    Italsider e ILVA

    "A Taranto gli intellettuali erano umanisti e non capivano la tecnologia della fabbrica"

    Perché non si è costruita consapevolezza condivisa e perché il mondo della cultura non ha saputo comprendere e denunciare il disastro ambientale causato dal polo industriale?
    19 agosto 2020
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.36 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)