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La Repubblica - Festa d'Aprile

9 giugno 2015

Festa d'Aprile: antologia di racconti scritti e disegnati, sulla Resistenza. per non dimenticare

Abbiamo ancora tutti negli occhi, nelle orecchie, nelle nostre coscienze ferite le scene terribili dei funerali dei redattori di “Charlie Hebdo” massacrati a Parigi il 7 gennaio scorso. Le immagini e i suoni devastanti delle loro bare che passano tra la gente commossa mentre intona “Bella ciao”, la canzone dei partigiani italiani nota e cantata in tutto il mondo, di cui Ives Montand diede una toccante e indimenticabile interpretazione.
La perenne attualità della Resistenza, si potrebbe dire. Perché c’è un fascismo eterno e proteiforme. E nuove e sempre uguali ideologie di morte, fanatismi, integralismi, mafie.
Ecco perché, nella costante brutalità dei poteri che si dicono forti per intendere protervi, il 25 aprile rimane tuttora molto più che una simbolica ricorrenza.
Deve esse stata più o meno questa l’idea che ha guidato i curatori Leo Magliacano e Tiziano Riverso a dare impulso a una bellissima iniziativa editoriale in ricordo, ma senza retoriche celebrative, delle lotte partigiane che portarono, giusto settant’anni fa, alla liberazione del nostro paese dall’occupazione nazi-fascista.  
Si tratta di un libro singolare e miscellaneo, metà fumettistico e metà narrativo, che ha per titolo “Festa d’aprile” (tratto da una canzone di Sergio Liberovici e Franco Antonicelli) ed è stato pubblicato dalle edizioni Tempesta di Roma.  
Il volume (pagine 190, euro 23) raccoglie oltre trenta “storie partigiane scritte e disegnate”, come recita il sottotitolo, che costituiscono altrettanti approcci diversi a una delle pagine più esaltanti e al tempo stesso drammatiche della vita nazionale.  
Un vero e proprio mosaico in cui si compongono i molteplici aspetti di un conflitto che, secondo l’interpretazione che ne diede lo storico Claudio Pavone, fu al contempo patriottico, civile e di classe (e la memoria corre alla versione omerica e straziante che ne diedero Paolo e Vittorio Taviani).
Palermo aprirà il ciclo di presentazioni del libro, che toccherà tutte le maggiori città italiane, con una mostra che si terrà il 9 aprile alle 18.30 al circolo ArciFactory di via de Spuches 20 e l’indomani alla Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo in Viale delle Scienze.  
Ben tre gli autori palermitani presenti nell’antologia: Gianni Allegra, Dario Di Simone e Giuseppe Lo Bocchiaro.
Allegra si produce in una narrazione molto particolare e poetica, al di fuori di ogni schema consueto, tra sogno e favola, con un tocco di felice follia, in cui il protagonista è un ragazzino stevensoniano e al posto dei partigiani irrompono degli indiani Navajos armati di archi che sembrano scaturire dalle tavole galleppiane di Tex.
Anche Di Simone (in arte Darix), ingegnere elettronico nato a Palermo nel 1973 ma residente a Roma, opta per un taglio stilistico comico (dove s’intravede la lezione di Massimo Caviglia) a cui contrappone alcuni inserti fotografici, per raccontare la storia esemplare del partigiano Salvatore Culotta da Cefalù.  
Giuseppe Lo Bocchiaro di Misilmeri, architetto, classe 1975, vincitore nel 2000, come migliore sceneggiatore, nel concorso indetto dalla Galleria Affiche di Palermo, del premio “Nuvole Nuove”- Montalbano a fumetti”, qui dà forma alla “Cittadella degli eroi”, per i testi di Carlo Gubitosa, scrittore e giornalista tarantino di cui ricordiamo i lavori sulla guerra in Cecenia e sui tumultuosi giorni del G8 genovese del 2001.
I disegni di Lo Bocchiaro sembrano ispirati a una sorta di espressionismo geometrico di grande impatto icastico. La sapiente composizione della tavola, al tempo stesso regolare e dinamica, restituisce un senso drammatico e vivo della narrazione.
Tra i lavori più significativi (limitandoci al graphic-novel) segnaliamo l’elegante e precisa ricostruzione storica, caratterizzata da un segno netto e nitido, di Mauro Biani (“Angiolino”). Le raffinate citazioni futuristiche, ancorché parodiate, di Gianni Burato per un racconto di Giuseppe Ciarallo (“Un’Idea esagerata di Libertà”). Il tratto calligrafico e anticato di Luca Garonzi che esprime con eleganza un certo donchisciottismo irriducibile. La raffinata operazione comico-realistica, tra il documentarismo e il fantastico, di Leo Magliacano. E ancora, l’uso visionario del colore di Gun Moretti, lo schema poetico, da cantastorie, di Tiziano Riverso e gli schizzi didascalici e autobiografici di Fulvio Fontana. Le vignette d’epoca ricostruite con ironia da Umberto Romaniello e lo stile livido di Stefano Trucco (Kurt), che riproduce il gelo delle montagne innevate.
Bravi anche Franco Stivali, noto per i suoi “nasoni”, Alberto Pagliari, con la sua grazia traslucida, e Ivan Passamani, con il suo incisivo modernismo.
Un lavoro corale, di intima coesione ideale, che senza enfasi (a partire dall’antiretorica e autoironica copertina di Luca Bertolotti) ci ricorda il sacrificio di tanti eroi, per lo più oscuri, che senza essere “super”, furono soltanto umani, troppo umani, in tempi disumani.

(da La Repubblica-Palermo 9 aprile 2015)

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