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Viaggio nei Lager:

"Auschwitz Birkenau: lasciate ogni speranza voi ch'entrate" di Roberto Ferro

15 ottobre 2016 - Laura Tussi

"Auschwitz Birkenau: lasciate ogni speranza voi ch'entrate" di Roberto Ferro

Auschwitz Birkenau: lasciate ogni speranza voi ch'entrate

Contributo a cura di Roberto Ferro

Dante Alighieri mi perdonerà, ma la scritta incisa a caratteri cubitali sul portale di accesso all'Inferno descrive la "coreografia" che i nazisti vollero assegnare a questo luogo infernale. Si trattava indubbiamente di un viaggio senza ritorno. Era una "coreografia" destinata ad annichilire prigionieri scaricati da vagoni piombati, stremati e (quasi) rassegnati.

Gli ebrei polacchi giungevano ad Auschwitz Birkenau provenendo prevalentemente dai ghetti di Varsavia, Lodz e Cracovia e da innumerevoli comunità rurali, piccoli villaggi dell'Europa Orientale. Erano in possesso di una cultura splendidamente descritta da Theo Richmond in "Konin: la città che vive altrove" (Libraccio Ed). Non sempre, tuttavia, gli ebrei concludevano la propria esistenza in un lager: nel caso di Konin, per esempio, furono condotti nella foresta e sciolti letteralmente nella calce viva.

Il turno di prenotazione mi ha offerto l'opportunità di visitare il lager quasi al tramonto, un orario intriso di malinconia e dolore. Il tempo sufficientemente clemente ma freddo ha sparso qualche goccia di pioggia ed una brezza rigida penetrava i miei abiti ben più pesanti degli stracci indossati dai prigionieri.

https://youtu.be/gZs9uksEnho

Il lager di Auschwitz si presenta con la macabra ironia di ARBEIT MACHT FREI tanto cara alle SS: l'angoscia e l'orrore rallentano il respiro. Costruzioni ripetitive in mattoni rossi ospitano la testa orrenda del mostro (il gran corpo è Birkenau), la porzione più impressionante e commovente del "lavoro" del lager: mucchi di occhiali, matasse informi di trecce di donne ebree, abitini di bimbi, scialli di preghiera rabbinici, confezioni di medicinali e pomate, foto di prigionieri.

La selezione era terribilmente semplice, da un lato gli inabili (bambini donne oltre una certa età e anziani) diretti immediatamente alle camere a gas, dall'altro uomini e donne da spremere con 11 ore di lavoro al giorno senza quasi cibo sino alla morte per sfinimento.

Le donne, di tutte le età, erano oggetto sin dall'inizio di atroce violenza. Le donne ebraiche, abituate al bagno rituale del venerdì sera, percepivano orrore, vergogna e sensi di colpa. Denudate per la prima volta e ultima in presenza di centinaia di uomini sconosciuti.

Auschwitz è un concentrato di orrori a fatica immaginabili: "celle" di punizione prive di areazione per lente agonie, la sede del "tribunale" della Gestapo con l'ultimo bagno "concesso" alle donne la sera precedente l'esecuzione, l"infermeria" dove i prigionieri morivano di tifo petecchiale e nell'incuria.

Il lager di Birkenau colpisce invece per la dilatazione spaventosa della macchina della morte. Le dimensioni che tanto colpirono Primo Levi, un viale centrale con ogni venti metri una fila di baracche, la ferrovia centrale che scaricava sempre nuovi convogli di deportati, un solitario vagone merci a rappresentare innumerevoli altri che da qui transitarono, le camere a gas ed i sei forni crematori fatti saltare dai nazisti prima della fuga precipitosa causata dall'arrivo dell'Armata Rossa.

Ormai al tramonto ho lentamente ripercorso l'interminabile binario interno a Birkenau. Le ombre fredde dell'autunno polacco tratteggiavano i prati un tempo edificati a baracche. Era possibile immaginare la folla immensa di prigionieri spossati da 11 ore di lavoro trascinarsi, dopo una misera brodaglia tiepida, sino a giacigli infestati da pidocchi spesso per non risvegliarsi mai più.

Senza dubbio, mi sono detto, erano giustificati quanti si lanciavano sul filo spinato percorso da corrente! Meglio una morte rapida piuttosto che una impiccagione con l'orchestrina composta da prigionieri macilenti e musichetta allegra, oppure le percosse dei militi o ,peggio, malattie schifose.

L'orrore, la pietà e le Forze dell'Ordine di guardia agli ingressi non trattengono la follia sempre in agguato. Auschwitz Birkenau rappresenta un richiamo irresistibile per i nazisti di tutta Europa. Di recente un gruppo di nazisti inglesi (ma potrebbe trattarsi di tedeschi francesi scandinavi e italiani), dopo aver esibito il tristo saluto, è stato rudemente maltrattato dai presenti ed espulso dalla Polonia dopo adeguato soggiorno in galera.

Malgrado ciò molti aspetti ravvivano anno dopo anno la Memoria! Persino in un tardo pomeriggio non festivo erano presenti centinaia si visitatori di tutte le età e nazionalità. Posso testimoniare che anche le scolaresche più indisciplinate, appena varcato il cancello dell'ARBEIT MACHT FREI, ammutoliscono e ascoltano con grande attenzione le spiegazioni delle guide.

Riparto da Auschwitz Birkenau portando con me una domanda assillante: Dopo la Shoah (di cui Aushwitz Birkenau rappresenta il simbolo malefico) è ancora possibile parlare di esistenza di Dio?

 

http://www.mypersonalmind.com/index.php/it/societa/297-auschwitz-birkenau-lasciate-ogni-speranza-voi-ch-entrate

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