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PeaceLink e Unimondo - Agenda Onu 2030: un nuovo paradigma educativo

12 gennaio 2017

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (qui la versione pdf e la presentazione in ppt) ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030 (leggi alcuni commenti al tema). Gli Obiettivi per lo Sviluppo danno seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) che li hanno preceduti, e rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità. Questi articoli nascono in questo contesto educativo.

Un nuovo paradigma educativo

L'altro diventa sempre più un nuovo paradigma dell'educazione nella società multietnica. La differenza è valore, risorsa, diritto verso un'etica della reciprocità. La differenza è l'inalienabile diritto di ogni persona ad attuarsi e ad espandersi con la sua identità, nelle reciprocità relazionali, affermandosi come umanità ed unità identitaria, differente non solo dagli altri, ma anche da se stessa, al fine di non deteriorarsi nel conformismo e nella ripetizione solipsistica. Dalla percezione negativa dell'altro scaturisce paura e insofferenza, intolleranza e razzismo, mentre da un'accettazione positiva può scaturire un incontro nuovo, un cambiamento, una speranza, perché solo con il coraggio di ripartire dall'altro, dal volto altrui è possibile impegnarsi, al fine di creare le condizioni per il passaggio dall'umanesimo del soggetto all'identità dell'altro, dalla logica dell'individuo alla cultura della differenza, dall'etica del soggetto al principio dell'alterità, dal singolo alle comunità.

L'etica dell'altro è l'espressione con cui si riassumono gli atteggiamenti di responsabilità, accoglienza, prossimità, solidarietà. L'incontro con l'alterità è il problema del futuro, con cui affrontare in modo positivo e fruttuoso la modernità. Nell'età postmoderna, il singolo non avrà un centro né una periferia, in quanto ogni popolo potrà custodire la propria identità e sentire gli altri in una reciprocità che non porta alla contaminazione dell'ideologia del potere, del dominio e della sopraffazione. La riflessione in merito ai temi dell'alterità, della differenza, della relazione intersoggettiva e interculturale propone il concetto di reciprocità, come paradigma della relazione fondata sul valore della differenza, nell'aspirazione ad un'esistenza completa con e per agli altri. La presenza del diverso a scuola a volte genera conflitti e pone in crisi il normale funzionamento del sistema educativo.

Compito dell'istituzione scolastica è educare alla differenza, all'altro, al diverso, per creare presupposti di una cultura dell'accoglienza e per impedire l'omogeneizzazione culturale, dove la scuola si ponga il sostanziale obiettivo di educare a considerare il diverso non come un pericolo per la propria sicurezza, ma come risorsa per la crescita interculturale e valoriale. L'apertura al diverso è la dimensione fondamentale di una persona libera, capace di sostenere l'insicurezza del relativo e dell'incerto.n La pedagogia della differenza supera l'etnocentrismo educativo che si esprime sperimentando quotidianamente la scuola come comunità di diversi, che non emargina chi non è uguale e chi non è in grado di seguire il ritmo dei migliori. Gli obiettivi educativi di una scuola che si prefigge di educare alle differenze consistono nel presentare la varietà e la diversità delle culture non come un limite, ma come fonte di arricchimento, perché la differenza non è un elemento da tollerare, ma un bene da tutelare e da valorizzare.

La scuola ha l'obiettivo di agevolare una sempre maggiore coscienza del valore dell'identità culturale, per poter innestare su questa graduale acquisizione l’educazione al dialogo tra le culture e alla cooperazione tra i popoli, formando nei giovani l'atteggiamento di rispetto per l'altro, nella differenza e nell'alterità. Nella relazione educativa ed interculturale risulta sempre più centrale l'ascolto, per cui la comunicazione educativa avviene a partire dall'altro, in un atteggiamento orientato all'accettazione e all'ascolto attivo, con domande di interazione colloquiale aperta e contestuale.

Il rapporto con l'altro non implica la rinuncia alla propria verità e ai propri valori, che verranno affermati, testimoniati e rivalutati con efficacia, in una convinzione di grande rispetto per la verità e i valori della convivialità e della condivisione, in prospettive di reciprocità relazionali. L'atteggiamento di ascolto attivo e la pratica del dialogo conducono i soggetti della relazione educativa alla ricerca comune, dove i ruoli e le competenze rimangono distinti, nel senso profondo dell'avventura umana, del viaggio di scoperta e di crescita e nell'ambito di contesti conviviali ed interculturali. Insieme alle lezioni frontali, ai compiti in classe, alle interrogazioni, nella prassi didattica, vengono sperimentate altre metodologie, altre tecniche di animazione, altri strumenti di coinvolgimento che incidono profondamente sulla relazione educativa e la rinnovano.

Nella scuola si sono moltiplicate esperienze significative di innovazione metodologica e strumentale, dai giochi di cooperazione e di simulazione, dalla scrittura collettiva al brainstorming, che agevolano le competenze di confronto, ascolto, di dialogo e interazione colloquiale con le reciproche peculiarità identitarie, in quanto in ogni attività scolastica si sperimenta una trasmissione culturale.  

Laura Tussi

Docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Collabora con diverse riviste telematiche tra cui PressenzaPeacelinkIldialogoUnimondoAgoraVox ed ha ricevuto il premio per l'impegno civile nel 70esimo Anniversario della Liberazione M.E.I. - Meeting Etichette Indipendenti, Associazione Arci Ponti di Memoria e Comune di Milano. Autrice dei libri: Sacro (EMI 2009), Memorie e Olocausto (Aracne 2009), Il dovere di ricordare (Aracne 2009), Il pensiero delle differenze(Aracne 2011), Educazione e pace (Mimesis 2012), Un racconto di vita partigiana - con Fabrizio Cracolici, presidente ANPI Nova Milanese (Mimesis 2012), Dare senso al tempo-Il Decalogo oggi. Un cammino di libertà (Paoline 2012), Il dialogo per la pace. Pedagogia della Resistenza contro ogni razzismo (Mimesis 2014), Giovanni Pesce. Per non dimenticare (Mimesis 2015) con i contributi di Vittorio Agnoletto, Daniele Biacchessi, Moni Ovadia, Tiziana Pesce, Ketty Carraffa. Collabora con diverse riviste di settore, tra cui: "Scuola e didattica" - Editrice La Scuola, "Mosaico di Pace", "GAIA" - Ecoistituto del Veneto Alex Langer, "Rivista Anarchica". Promotrice del progetto per non dimenticare delle Città di Nova Milanese e Bolzano www.lageredeportazione.org e del progetto Arci Ponti di memoria www.pontidimemoria.it. Qui il suo canale video.

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