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A ogni incontro, Gulala riporta una frase esplicativa nella sua semplicità, della poetessa americana Eve Merriam: “Io sogno di dare alla luce un bambino che chieda: Mamma, che cosa era la guerra?”

Che cosa era la guerra?

Brevi note dopo la cena-incontro solidale che da Campi Bisenzio ha dato voce a chi dall'Italia lavora per Kurdistan Save the Children. Un progetto che prosegue, un ponte reciproco con la regione tormentata del Nord Iraq.
6 marzo 2017
Andrea Misuri

IL DIRITTO DI CRESCERE - Progetto per il Kurdistan Save the Children

Alle porte di Firenze, Campi Bisenzio è una comunità che dell’impegno sociale e della solidarietà internazionale ha sempre fatto il suo tratto distintivo. I rapporti istituzionali con il Kurdistan iracheno sono costanti. Di pochi anni fa, il Gemellaggio con Cianciamal. Un insediamento della seconda metà degli anni Ottanta, nato per raccogliere i profughi in fuga dall’orrore dell’Anfal. Sulla strada che corre da Sulaimaniya a Kirkuk, il centro abitato interrompe la grigia striscia d’asfalto che attraversa la pianura per proseguire verso sud fino a Baghdad. 

La cena solidale per il Progetto Kurdistan Save the Children è organizzata da Eleonora e Marco, con le Associazioni in-polis e Anelli Mancanti. Il progetto è nato nel 1991 dalla volontà di Hero Ahmed Ibrahim, per lunghi anni partigiana a fianco del marito Jalal Talabani, presidente della Repubblica dell’Iraq nel dopo Saddam. In questi anni, migliaia i bambini adottati a distanza. Perché nel Kurdistan la legge vieta l’adozione all’estero dei minori rimasti soli. E’ giusto che crescano là dove sono le proprie radici e la cultura della loro terra. Con la raccolta dei fondi, oggi il progetto si è posto anche l’obiettivo di estendere il servizio sanitario e scolastico a tanti giovani che nel loro martoriato Paese ne sono privi.

Parlo con Gulala Salih, la responsabile in Italia di Kurdistan Save the Children. I tratti dolci e insieme severi del viso incorniciato da lunghi capelli neri, Gulala è madre di due ragazzi, Raman di 15 anni e Stella di 7. E’ in Italia dal 1999. Fin d’allora è impegnata sul fronte dell’aiuto ai minori soli. E sicuramente il suo impegno è anche aumentato da quando è diventata madre. Sulla sua pelle ha vissuto il disagio di crescere durante persecuzioni e guerre. Poi la scelta di lasciare il suo Paese, di cercare un futuro diverso in Italia. Vivere lontano dalla famiglia d’origine, per il diritto di crescere in pace i propri figli. Per poter far conoscere le condizioni di doloroso disagio che anche in questo momento il suo popolo sta vivendo. Ora come sempre, da quando lei è nata 47 anni fa. 


Bambini a Cianciamal

A ogni incontro, Gulala riporta una frase esplicativa nella sua semplicità, della poetessa americana Eve Merriam: “Io sogno di dare alla luce un bambino che chieda: Mamma, che cosa era la guerra?”. Oggi, infatti, appare un sogno visionario non sapere cos’è la guerra. Da troppe generazioni, nel Kurdistan come nei tanti Paesi dilaniati da conflitti, la più drammatica delle conseguenze, oltre la morte, è l’assuefazione all’idea che tanti minori possano non aver più uno o entrambi i genitori. Che questo sia un danno collaterale in qualche maniera accettabile. Bambini che diventano i figli della comunità, di una grande famiglia umana che però, ahimè, qualche volta non li abbraccia. Per donare loro ancora il sorriso, Kurdistan Save the Children è attiva in tutto il mondo, a garanzia del diritto di crescere. Speriamo in pace.

 

Undici anni dalla "Mission" che mi vide partecipe, assieme ad Andrea e ad altri amici, nelle terre del Kurdistan iracheno. Che viveva finalmente un periodo di pace dopo le devastazioni degli anni '80 e le bombe chimiche lanciate da Saddam.

Ma in undici anni cambiano tante cose. Quella pace che sembrava duratura è da tempo scalfita dalle atrocità commesse dall'Isis e dai combattimenti che a fasi alterne puntano alla riconquista dei territori nella parte occidentale della regione. E con migliaia di profughi - quelli che riescono a scappare - a cercare rifugio nella città di Erbil, divenuta adesso quasi città di frontiera.

E' quindi sempre più importante il progetto di Kurdistan Save the Children, l'adozione a distanza dei tanti minori rimasti orfani. E che adesso vuole raggiungere l'obiettivo di offririre anche un'assistenza sanitaria e scolastica.

Roberto Del Bianco

 

Il video integrale dell'incontro. Riprese e montaggio di Roberto Del Bianco

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