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A cinquanta anni dall'assassinio di Martin Luther King

Oggi avremmo più che mai bisogno di una personalità rivoluzionaria e carismatica come Martin Luther King

Razzismo e xenofobia minacciano di diffondersi nei cuori e nelle menti di molte persone assieme ad un egoismo sociale e politico che contrasta con i principi di solidarietà su cui si basa la nostra Costituzione. Avremmo bisogno ancora oggi di un visionario che dica a tutti: "I have a dream".
1 aprile 2018
Laura Tussi e Alessandro Marescotti

Martin Luther King: "I have a dream"

Oggi avremmo più che mai bisogno di una personalità rivoluzionaria e carismatica come Martin Luther King, in una congiuntura attuale, in cui razzismo, xenofobia e fascismo, in seguito agli intensi flussi migratori, minacciano di diffondersi nei cuori e nelle menti di molte persone assieme ad un egoismo sociale e politico che contrasta con i principi di solidarietà su cui si basa la nostra Costituzione.

Martin Luther King fin da piccolo si rende conto che il colore della sua pelle rappresenta un ostacolo apparentemente insormontabile. Presa coscienza di questa inaccettabile discriminazione, inizia la sua inarrestabile, pacifica e nonviolenta lotta contro la segregazione razziale.

Martin Luther King ammira la figura del Mahatma Gandhi e la sua dottrina della nonviolenza, basata sul rifiuto della violenza fisica, per raggiungere cambiamenti politici e obiettivi sociali.
Quando nel 1955, l’attivista di colore Rosa Parks viene arrestata, King decide che non è più possibile sopportare in silenzio queste ingiustizie. Dunque guida una massiccia campagna di boicottaggio da parte di tutti gli afroamericani nei confronti dei mezzi pubblici locali. Il boicottaggio si protrae con una rilevante eco mediatica e si conclude con una vittoria importante: nel 1956 la Corte suprema degli Stati Uniti stabilisce l’incostituzionalità delle leggi sulla segregazione.

Martin Luther King diventa un punto di riferimento per un’intera comunità, anche dopo il celebre discorso che contiene la famosa frase "I have a dream", pronunciato nell’agosto del 1963 in una grande manifestazione per i diritti civili, in cui chiede semplicemente giustizia, libertà e uguaglianza, con un piccolo grande sogno: che i propri figli possano vivere un giorno in una nazione che non li giudichi per il colore della pelle, ma per chi sono nel loro cuore.

L’America bianca, bigotta e conservatrice ha paura di lui.

Martin Luther King viene ucciso il 4 aprile del 1968.

Avremmo bisogno ancora oggi di un visionario che dica a tutti: "I have a dream".

A 50 anni dalla morte di Martin Luther King: "I have a dream"

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