Riflessioni sul corteo No Rearm a Roma e sull’attivismo oggi in Italia
Durante la vostra lunga esperienza di attivismo, avrete partecipato a tantissimi cortei per la pace. Sabato ce n’è stato uno grandioso, anzi ci sono stati ben due cortei grandiosi, contro gli incitamenti al riarmo arrivati dalla Commissione Europea e dalla NATO. Voi due avete scelto di partecipare al corteo di Stop Rearm Europe, partito da porta San Paolo e terminato al Colosseo. Qual è stata la vostra impressione di quella manifestazione?
GIANNI: Io trovo che spaccarsi su temi così importanti potrebbe aiutare il perpetuarsi dell’attuale sistema di potere dedito a guerre e autoritarismo. Poi, riflettendo, credo ci sia da gioire a prescindere, nel vedere molti italiani tornare nelle strade a protestare. Un dettaglio importante: avrei voluto vedere molti più giovani.
C’erano, eccome, ma nell’altro corteo, promosso dalle forze della “sinistra-sinistra” sotto la sigla Disarmiamoli!, che è partito da piazza Vittorio per raggiungere anch’esso la zona del Colosseo, specificamente i Fori Imperiali. Come mai non hai scelto di partecipare a quella manifestazione?
GIANNI: Servono grandi numeri, di unità e compattezza, e quindi di maggiore visibilità e solidità delle richieste. Di conseguenza, ho scelto la piattaforma di Stop Rearm Europe in quanto figlia di un processo che a livello internazionale sta cercando proprio questa unità senza per forza dover scendere a compromessi al ribasso.
LUKE: Sono d’accordo. Dobbiamo indirizzare il nostro attivismo per raggiungere fasce più ampie di pubblico. C’è un abisso gigantesco tra il voto e le proteste. Quello che conta è la partecipazione dal basso, quotidianamente, con l’obiettivo di trovare nuove strategie e adesioni. Perché ciò che conta davvero, in fondo, è l’attivismo quotidiano. Siamo davvero interessati a trasformare la società o ci interessa solo stare all’opposizione? Le manifestazioni, dunque, continuano a essere fondamentali, ma allo stesso tempo insufficienti.

GIANNI: Già, l’altra notte gli USA hanno attaccato l’Iran. Potrebbe essere facile affermare che le mobilitazioni siano inutili, ma non è così. Innanzitutto, se da decenni non ci fossimo mobilitati su vari fronti, credo che vivremmo già in un mondo molto peggiore dell’attuale.
Inoltre, le manifestazioni servono come collante per movimenti e associazioni che aderiscono e per offrire l’opportunità alle persone di confrontarsi dal vivo
LUKE: È davvero una domanda, la tua? Anche le persone più ciniche tra la gente comune e chi detiene il potere conoscono bene la risposta: sì che le manifestazioni contano! I fascisti lo sanno benissimo, dato che le usano per ottenere il potere.

GIANNI: Nessuna guerra è giusta. Ti rispondo citando Gino Strada “Nel terzo millennio solo dei cervelli poco sviluppati possono ritenere che la guerra sia uno strumento accettabile.” Nessuna scusa travestita da “sicurezza” e “legittima difesa” mi convincerà che, per ottenere la pace, dobbiamo armarci fino ai denti.
LUKE: Sono d’accordo e credo che quasi nessuno dei partecipanti alla marcia di sabato creda nelle “guerre giuste” o nelle forniture di armi alle parti di un conflitto. Naturalmente, nel Nord del mondo ci sono molte persone che approvano l’invio di armi all’Ucraina; invece, penso che il modo migliore per aiutare l’Ucraina sia favorire i negoziati.
Consideriamo ora la seconda rivendicazione di Stop Rearm Italia: NO al genocidio. Per voi è sufficiente o dobbiamo anche aggiungere, come fa Disarmiamoli! nella sua piattaforma, rompere ogni relazione con Israele, sostenere il movimento BDS e sostenere anche – udite, udite – la resistenza palestinese? O queste sono delle rivendicazioni troppo estremiste per te?
LUKE: Come stavo dicendo, le proteste sono la parte più visibile dell’attivismo, mentre sono le iniziative quotidiane che contano. Tuttavia, le proteste sono ciò che il pubblico vede, quindi dobbiamo stare attenti a ciò che diciamo. In ogni caso, secondo il diritto internazionale, le persone sotto occupazione militare come i palestinesi hanno il diritto legale alla resistenza armata. Nessuno può seriamente contestarlo.
GIANNI: Dire “no al genocidio” è chiaramente uno slogan molto generico, scelto per ragioni comunicative. I passi per porre fine al genocidio in corso in Palestina e nei territori occupati, includono assolutamente ogni tipo di azione volta a prendere le distanze da Israele e a interrompere qualsiasi tipo di collaborazione in essere.
Sicuramente fai tuo il “NO all’autoritarismo” contenuto nella piattaforma di Stop Rearm Italia, ma condividi anche le rivendicazioni aggiuntive nella piattaforma di Disarmiamoli!…? Per esempio, l’abrogazione non solo della recentissima Legge sulla Sicurezza, ma anche di tutte le norme anti-sindacali, e ce ne sono tante. O pensi che non bisogna allargare il discorso, sennò rischi di perdere consensi, non potresti avere in piazza le decine di migliaia di manifestanti di sabato in quanto non tutti sarebbero d’accordo con rivendicazioni che sanno troppo di “sinistra-sinistra”?
GIANNI: Dobbiamo fare un passo alla volta, anche se velocemente. Elencare tutte le cose “cattive” da cambiare in aggiunta all’ultimo “DDL sicurezza” non aiuta ad avvicinare la massa alla piazza. E questo continuo voler marcare il proprio essere più “radicali, veri e puri” da parte di alcuni, contrapposto a quelli che invece fanno solo finta di essere pacifisti e di sinistra ma che in realtà fanno sempre l’opposto di ciò che dicono, è il cancro che da decenni blocca lo sviluppo di una vera sinistra popolare e compatta in Italia.
LUKE: Dire NO all’autoritarismo è il modo migliore per raggiungere il pubblico. Chi può essere FAVOREVOLE all’autoritarismo? Lo stesso vale per l’abrogazione delle leggi che limitano la tutela dei lavoratori: chi può essere contrario, se non gli ultrareazionari? Le proteste del 2003 hanno segnato un gigantesco incremento di coscienza da parte del pubblico, che continua fino ad oggi.
Bisogna riconoscere ai promotori della manifestazione Stop Rearm Europe un’enorme dedizione, una grande competenza e tanta chiaroveggenza. Eppure si tratta di semplici associazioni di volontari, che non hanno i grandi mezzi di cui dispongono i partiti e i sindacati confederali. Incredibilmente, sono riusciti a chiamare in piazza e a gestire alla perfezione decine di migliaia di cittadini che, davanti alle atrocità delle varie guerre nel mondo, reclamavano un momento in cui poter sfogare il proprio sdegno, la propria rabbia, e la propria commiserazione per i tanti morti. Questa, per te, è una dimostrazione del potere delle lotte dal basso? Vi incoraggia a continuare a lottare, anche in piccolo?
LUKE: Entrambe le manifestazioni sono state organizzate con pochi mezzi, ottenendo un risultato davvero notevole. Devo ammettere che mi aspettavo un numero ancora maggiore di partecipanti, ma ho sottovalutato il caldo e il periodo dell’anno in Italia, quindi in realtà sono abbastanza soddisfatto. E sì, questo mi spinge a fare di più con la nostra piccola associazione di statunitensi a Roma. Personalmente, la manifestazione di sabato mi ha spinto a partecipare di più e meglio, sia con i gruppi locali che internazionali di cui faccio parte.
GIANNI: Non so dove tutto ciò porterà, né se raggiungeremo i nostri obiettivi in modo indolore. Ma sono certo che il capitalismo ha fatto il suo tempo, che la gente non si fida più dei media mainstream, e che stiamo quindi per assistere alla più grande lotta di classe della storia moderna. Come qualcuno ha detto: “I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi. Sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli.”
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