Il Manuale per l'Azione Diretta Nonviolenta: parte seconda
La comunicazione nonviolenta
Adattamento per PeaceLink dell'ultima parte del "Manuale per l'azione diretta nonviolenta" a cura di Maria G. Di Rienzo. La prima parte è stata pubblicata qui: https://www.peacelink.it/pace/a/51484.html
Chi è Maria G. Di Rienzo
Intellettuale femminista, giornalista, saggista e formatrice, Maria G. Di Rienzo è da anni una voce autorevole nei movimenti per la pace, l'ecologia e i diritti umani. Tra i suoi lavori più noti, le curatele di Donne disarmanti e Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, oltre al blog lunanuvola.wordpress.com. Il suo impegno spazia dal movimento delle donne alla Rete di Lilliput, fino alla ricerca storica per l'Università di Sydney.
1. Come lavorare con i media
I media sono gli strumenti più efficaci per dare visibilità a un progetto. Ma i giornali, le tv e le radio sono sommersi di informazioni. Per emergere, bisogna fornire contenuti concisi, chiari, ben organizzati e visivamente riconoscibili (un simbolo o un logo aiutano molto).
Fase 1: creare il contatto
Costruite un archivio (cartaceo o digitale) con:
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l'elenco dei media locali e nazionali, con una nota sui loro contenuti e stile;
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una lista aggiornata di redattori e giornalisti, suddivisi per temi (ambiente, immigrazione, femminismo, ecc.).
Scambiatevi queste liste con altri gruppi coinvolti nello stesso progetto. Aggiornate i dati ogni 2-3 mesi: i giornalisti cambiano ruolo, le testate cambiano proprietà.
Fase 2: stabilire una relazione
Conoscete personalmente il/la giornalista che segue il vostro tema. Preparate un media kit con:
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calendario delle iniziative;
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comunicati stampa;
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materiale prodotto dal gruppo;
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articoli già apparsi su di voi.
Fornite al reporter anche brevi analisi e suggerimenti: "educarlo" al tema significa ottenere articoli più approfonditi e fedeli alla vostra causa.
Fase 3: mantenere la relazione
La continuità è tutto. Siate sempre rintracciabili, fornite retroscena sulle vostre attività, offritevi come testimoni o partecipanti a dibattiti. Organizzate conferenze stampa prima di annunci importanti.
Fase 4: seguire il materiale
Dopo ogni invio (mail, fax), chiamate per verificare che sia arrivato e sia stato letto.
I materiali da inviare ai media
Il comunicato stampa
Una pagina, massimo, a doppia spaziatura. Deve rispondere subito a: cosa, dove, perché, quando. Il primo paragrafo è cruciale: avrete 5-10 secondi per catturare l'attenzione. Inserite sempre nome, organizzazione, indirizzo e telefono di riferimento.
Annunci radio
Preparate quattro versioni della stessa notizia: 10, 20, 30 e 60 secondi (da 25 a 150 parole). Inviatele due settimane prima dell'evento. Ripetete due volte il nome del gruppo e il numero di telefono. Chiamate per verificare la messa in onda e per ringraziare.
Lettere al Direttore
Prima di scrivere, contattate la redazione per sapere lunghezza e tempi di pubblicazione. Firmate sempre e indicate un recapito (potete chiedere che non venga pubblicato). Le lettere servono a mantenere vivo il dibattito prima e dopo l'azione.
Proporre un "servizio"
I media cercano storie. Scrivete una lettera di una pagina che spieghi perché la vostra storia è interessante, per chi lo è, e quali supporti potete offrire (foto, testimonianze, contatti). Se il servizio viene realizzato, ringraziate gli autori.
Inserire l'iniziativa in un calendario
Se la vostra azione cade in una giornata simbolica (Giornata della Terra, 8 marzo, ecc.), segnalatelo: per i media è un'ottima occasione per dare informazioni utili al pubblico.
Il giorno dell'evento
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Cercate di sapere in anticipo chi saranno i reporter inviati (potrebbero non essere i vostri contatti).
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Inviate loro il media kit e aggiornateli sugli sviluppi dell'ultimo minuto.
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La mattina dell'evento, chiamate per confermare la loro presenza.
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Se serve, riservate loro un parcheggio e indicate dove trovare il vostro addetto stampa.
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Allestite uno spazio per i media con materiali, tavoli e la possibilità di intervistare i portavoce.
2. Azione diretta di massa: strategie per il futuro
Opzione 1: creare un "dilemma"
L'azione diretta deve mettere chi detiene il potere in un dilemma:
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se ci lasciano fare, noi otteniamo qualcosa;
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se ci reprimono, si mettono in cattiva luce e il nostro messaggio arriva comunque.
Esempi: sedersi sugli alberi per salvarli dal taglio; entrare in locali segregazionisti e ordinare un caffè (movimento per i diritti civili USA). In entrambi i casi, qualsiasi reazione degli oppositori è una sconfitta per lo status quo.
Attenzione: se il pubblico vede solo scontri fisici, il messaggio si perde. Sviluppate azioni creative e chiare, come piantare un giardino in un'area degradata.
Opzione 2: scegliere il target giusto
"Opinione pubblica" è un termine vago. Create una mappa politica del territorio e individuate il gruppo cruciale da influenzare.
Opzione 3: essere propositivi, non solo reattivi
Reagire alle mosse del potere è a volte necessario ma stare sempre sulla difensiva ci rende deboli.
Campagne pianificate sono più efficaci: obiettivo chiaro, tempistica realistica, domanda precisa a un'entità che può decidere.
Opzione 4: usare i media con consapevolezza
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I media mostrano ciò che è drammatico. Se 1000 persone fanno un sit-in e 3 rompono una vetrina, la notizia sarà "vetrina rotta".
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Le azioni creative e fotogeniche hanno più chance di essere coperte.
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Le campagne ottengono più copertura degli episodi sporadici, ma serve pazienza: giorni per i media locali, settimane o mesi per quelli nazionali.
Opzione 5: rapporti fra dimostranti e polizia
Il conflitto è il cuore del cambiamento, ma il pubblico semplifica in "buoni" e "cattivi". Dobbiamo fare in modo che i "buoni" siamo noi.
Simboli: le suore filippine che danzavano e mettevano collane di fiori ai soldati.
Aneddoto: durante la marcia del sale di Gandhi, la polizia si ammassò sulla strada. I dimostranti si fermarono, poi portarono cibo e coperte e le condivisero con i poliziotti. Quella notte, i poliziotti si ritirarono. La nonviolenza vinse ancora una volta.
Opzione 6: non giocare al gioco della paura
La repressione mira a spaventarci. Ma se rifiutiamo la paura, il potere perde la sua arma più forte.
Esempio: a Montgomery, la polizia minacciò di arrestare una lista di leader neri. Questi andarono tutti insieme al commissariato e chiesero di essere arrestati. Il loro numero era persino maggiore della lista, e alcuni si indignarono per non essere stati considerati "leader".
Attenzione alla "cultura della sicurezza": la paura genera sfiducia, impedisce l'espansione del movimento, allontana gli alleati. Un movimento che non si fida di nessuno non cresce. La fiducia, invece, attrae nuove persone e rafforza le alleanze.
Opzione 7: scegliere esplicitamente la nonviolenza
Essere espliciti sulla nonviolenza non è una questione filosofica, ma pratica. Ha vantaggi concreti:
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toglie argomenti agli oppositori (che vorrebbero dipingerci come violenti);
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protegge gli attivisti a lungo termine, che subiscono le conseguenze delle azioni "mordi e fuggi" degli infiltrati o dei gruppi violenti.
Martin Luther King, prima della campagna di Chicago, passò mesi a negoziare con le gang locali, che alla fine accettarono i principi della nonviolenza.
Attenzione: la paura di alienarsi i "militanti" è reale, ma va affrontata col dialogo.
3. Risolvere problemi costruisce il movimento
I movimenti crescono quando risolvono problemi insieme. Ogni difficoltà è un'occasione per imparare gli uni dagli altri. Le scelte che facciamo oggi determinano la libertà e la giustizia di domani.
Si veda il lavoro di George Lakey, attivista e formatore internazionale, autore di "Strategy for a Living Revolution".
4. La nonviolenza comincia da me: come agire nelle relazioni
Ecco alcuni principi per vivere la nonviolenza nelle relazioni quotidiane, dentro e fuori i movimenti.
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Non devo piacere a tutti: non ho bisogno di approvazione costante.
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È normale fare errori: sbagliare è umano; imparo e vado avanti.
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Non devo controllare tutto: posso accettare che le cose siano diverse da come vorrei.
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Sono responsabile del mio comportamento: le mie emozioni e azioni sono mie.
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Posso sopportare i momenti difficili: non cerco capri espiatori; le situazioni si risolvono.
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Tentare è importante: anche di fronte a ostacoli, provare è meglio che rinunciare.
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Io sono capace: posso prendermi cura di me e decidere per me.
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Io posso cambiare: il passato non mi imprigiona; ogni giorno è nuovo.
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Posso essere flessibile: ci sono molti modi di fare le cose; le idee di tutti hanno valore.
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Sono responsabile delle mie azioni: nessuno può costringermi a fare ciò che so essere sbagliato.
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Due torti non fanno una ragione: vendicarsi non pareggia i conti; uscire da una situazione difficile con integrità è segno di forza.
Quando la tensione è alta: non alzate la voce, non minacciate. Chiedete una pausa di 5-10 minuti. Uscite, respirate, pensate positivamente a voi e al gruppo.
Ricordate sempre
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Avete il diritto di dire la vostra, ma senza linguaggio violento o intimidatorio.
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Ascoltate per essere ascoltati: discutere non significa vincere a tutti i costi.
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La buona comunicazione richiede negoziazione e flessibilità.
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Nessuna istanza è più importante del vostro impegno a rimanere nonviolenti nelle relazioni.
Link https://liste.peacelink.it/nonviolenza/
Note: Il manuale completo di Maria G. Di Rienzo si può scaricare da qui
https://www.peacelink.it/pace/docs/5385.pdf
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