Dati, pace, intelligenza artificiale

La nonviolenza funziona: i dati lo dimostrano

Il dataset NAVCO raccoglie 622 campagne di resistenza in tutto il mondo dal 1900 al 2019. I risultati sfidano l'assunzione che la violenza sia il mezzo più efficace per ottenere un cambiamento politico.
Francesco Iannuzzelli26 giugno 2026

Questo articolo fa parte della serie dedicata a PeaceData, l'iniziativa di PeaceLink per raccogliere e rendere accessibili dataset aperti su pace, disarmo e ambiente.

Il dataset NAVCO (Nonviolent and Violent Campaigns and Outcomes) è un progetto di ricerca avviato da Erica Chenoweth, politologa dell'Università di Harvard, insieme a Maria J. Stephan. La versione 1.3 — quella che abbiamo integrato in PeaceData — è stata compilata da Chenoweth e Christopher Wiley Shay (2020) e copre 622 campagne di resistenza in tutto il mondo dal 1900 al 2019.

Why Civil Resistance Works: The Strategic Logic of Nonviolent Conflict La ricerca che ha dato origine al progetto è stata pubblicata nel libro Why Civil Resistance Works: The Strategic Logic of Nonviolent Conflict di Chenoweth e Stephan (Columbia University Press, 2011), considerato oggi uno dei contributi più influenti nello studio dei conflitti e della trasformazione politica. Il punto di partenza era una domanda provocatoria: e se la nonviolenza non fosse solo moralmente preferibile alla violenza, ma anche più efficace?

NAVCO è un progetto di ricerca in evoluzione con più serie di dati. La versione 1.3 — quella che presentiamo — fornisce una panoramica per singola campagna ed è la più ampia per copertura: 622 campagne dal 1900 al 2019. È la scelta più adatta per rispondere a domande comparative ad ampio raggio ("le campagne nonviolente hanno più successo di quelle violente?", "quali paesi hanno visto più campagne per l'autodeterminazione?"). La serie 2.1 disaggrega invece i dati per anno di campagna e include variabili più granulari: dimensione della partecipazione, risposta del regime, supporto di terze parti, fazioni violente, utile per analisi longitudinali di singole campagne, ma con una copertura più ristretta (384 campagne, 1945–2013). La serie 3.0 va ancora oltre, riportando eventi giornalieri di resistenza in 26 paesi dal 1990 al 2011. Queste serie più granulari non sono presenti in PeaceData, ma i dati sono disponibili su Harvard Dataverse per chi volesse approfondire.

Vale però segnalare alcuni limiti metodologici prima di entrare nei risultati. Tutte le serie NAVCO raccolgono esclusivamente campagne massimaliste, cioè movimenti con obiettivi politici radicali come rovesciare un governo, espellere un'occupazione militare straniera, ottenere la secessione. Non rientrano nel dataset movimenti ambientalisti, scioperi sindacali, campagne anti-corruzione o altre forme di attivismo con obiettivi più circoscritti. Sono inoltre incluse solo campagne che hanno raggiunto almeno 1.000 partecipanti: movimenti più piccoli, spesso repressi prima di potersi sviluppare, non compaiono nei dati. I risultati sulle percentuali di successo vanno letti con questa consapevolezza: le campagne soffocate in silenzio, prima ancora di diventare visibili, non lasciano traccia nel dataset, un potenziale bias che potrebbe alterare il quadro complessivo.

I risultati: cosa dicono i dati

L'analisi del dataset NAVCO ha prodotto risultati sorprendenti, che hanno modificato in profondità il dibattito accademico e politico sulla resistenza civile.

Le campagne nonviolente hanno il doppio del tasso di successo rispetto a quelle violente. Nella versione originale dello studio, il 47% delle campagne nonviolente ha raggiunto i propri obiettivi, contro il 23% di quelle violente. I dati aggiornati alla versione 1.3 confermano la direzione di fondo.

Chenoweth e Stephan spiegano questo risultato attraverso il concetto di partecipazione di massa: le campagne nonviolente abbassano la soglia di rischio per i singoli partecipanti, consentendo una base molto più ampia di attivisti e quindi una maggiore capacità di pressione su istituzioni, forze di sicurezza ed élite economiche. Al contrario, le campagne violente tendono a isolarsi, favoriscono la repressione e rendono più difficile la defezione dall'interno del regime.

Un altro dato rilevante riguarda la durabilità dei risultati: anche quando riescono, le campagne violente tendono a produrre esiti meno stabili: nuovi regimi autoritari, guerre civili o instabilità prolungata. Le transizioni guidate da movimenti nonviolenti hanno maggiori probabilità di portare a democrazia e pace duratura.

Cosa trovi su PeaceData

La dashboard NAVCO su data.peacelink.it permette di esplorare il dataset in modo interattivo. Le visualizzazioni includono:

  • Serie storica del numero di campagne per anno di inizio (1900–2019)
  • Distribuzione per tipo (nonviolenta / violenta)
  • Distribuzione degli esiti (successo / successo parziale / fallimento / in corso)
  • Distribuzione degli obiettivi (cambio di regime / autodeterminazione / secessione / altro)
  • Top 20 paesi per numero di campagne
  • Confronto diretto tra esiti delle campagne nonviolente e di quelle violente, fianco a fianco

Cosa puoi chiedere all'assistente AI

I dati NAVCO sono esposti tramite server MCP e integrati nell'assistente AI di PeaceLink. Alcuni esempi di domande:

  • "Quante campagne nonviolente hanno avuto successo in Africa dopo il 2000?"
  • "Quali campagne per l'autodeterminazione sono state avviate in Europa?"
  • "Confronta i tassi di successo tra campagne nonviolente e violente per regime change"
  • "Dammi i dettagli sulla campagna di resistenza in Iran negli anni '70"

L'assistente può cercare campagne per paese, tipo, obiettivo, esito e periodo, confrontare statisticamente i diversi tipi di resistenza, e recuperare i dettagli di singole campagne, attingendo direttamente al database, non alle proprie conoscenze pregresse. Per richiedere accesso ai server MCP o all'assistente AI in anteprima, compila questo modulo.

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