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Le considerazioni natalizie di un "debuttante missionario"

Rwanda: Buon Natale da un webbista umanitario

Sono appena arrivato da 5 giorni in Rwanda, sono i miei primi giorni dell’anno che svolgerò come professore d’informatica, o come missionario... per vederla da un altro punto.
22 dicembre 2004 - Nicola Di Grazia

Sono seduto su una panca di legno. E’ domenica e c’è la messa in questa chiesa affollata e calda; al lato dell’altare un ricostruzione della grotta, con le statuette del bue, asinello... è Natale.

Alla mia destra c’è un bimbo a piedi scalzi, pantaloncini corti stile “hawaiano”, una camicetta un pò terrosa e qualche bottone mancante. Mi guarda sorridente forse con la speranza che io gli allunghi questa penna con cui sto scrivendo.

Alla mia sinistra c’è “mamma” Carla, la veterana della missione di Nyarurema, che segue attenta i canti. Io mi sento pieno di energia e curiosità, sono appena arrivato da 5 giorni in Rwanda, sono i miei primi giorni dell’anno che svolgerò come professore d’informatica, o come missionario... per vederla da un altro punto.

Come sono arrivato qui? Come si prende la decisione di allontanarsi 12 mesi dall’Italia e venire a cooperare... o meglio, a tentare di farlo, in mezzo all’Africa a 35 anni?

Non è immediato rispondere.

Principalmente è per una gran voglia di scoprire, di sentirsi vicini alla vita vera, di mettersi alla prova e sentire più evidenti i propri limiti (e qui sono davvero bravo a non vederli spesso). Dopo aver fatto la prima esperienza missionaria, due anni fa proprio qui dove sono adesso, ne rimasi affascinato e immaginai però che non era facile questa ricerca di capire, tornando in Italia e riprendendo a lavorare 8 ore al computer come webdesign a Firenze, magari seguendo l’iter dei sogni che le pubblicità ci vogliono insegnare.

Sentii il bisogno di aprire una bella parentesi, uno spaccato di vita vera. Anche grazie alla mia azienda, che mi ha concesso un anno di aspettativa, questo adesso mi è possibile.

Credo sia decisamente più interessante oggi capire i meccanismi e i costumi del sud del mondo, dei poveri del mondo, di coloro che, cristianamente parlando, rappresentano più la vicinanza all’eterno, alla salvezza, all’essenziale, che vivere nella nostra società molto strutturata e allo stesso tempo senza senso, con un declino di valori. Per trovare questi indicatori della società, non credo si debba essere dei sociologhi del calibro di Bowman. Credo basti osservare che per ordinare un caffè in Italia si odono istruzioni sempre più spesso inverosimili, o osservare che gli elettrodomestici diventano vecchi o alla moda cambiando solo di colore, o capire quali sono i programmi tv più seguiti. Se vogliamo andare nel tecnico, si osservi la crescita demografica, che è tra i maggiori indicatori del declino di una società. Rasseggarsi alle prossime “invasioni barbariche” (bellissimo film , che ha vinto l’Oscar e consiglio), consci del nostro declino sul povero di oggi? Non credo sia giusto, e anche per questo sento lo stimolo di capire la cultura , le gioie e i drammi di chi invece è in evoluzione, di chi adesso è piegato da fame e guerre, ora è meno organizzato, ma un domani (già oggi, per la Cina), sarà la forza, sarà il futuro. Oggi è povero ma un domani risorgerà. E ne gioiremo tutti insieme.

Buon Natale dal Rwanda.

Note:

http://www.dettotranoi.it/rwanda

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