Italia e Israele, chi «facilita» chi?
Dopo il colloquio «molto cordiale» col presidente Bush, Prodi ha dichiarato che nessuno può essere mediatore nella difficilissima situazione in Medio Oriente: l'espressione più seria per il ruolo che ha l'Italia è quella di «facilitatore». Si tratta però di sapere chi viene facilitato. Ecco una cronologia dei fatti.
Nell'aprile 2001 Israele firma al quartier generale della Nato a Bruxelles l'«accordo di sicurezza», impegnandosi a proteggere le «informazioni classificate» che riceverà nel quadro della cooperazione militare.
Nel luglio 2001 il Pentagono dà il nullaosta per la fornitura a Israele dei primi 1000 kit Jdam, realizzati dalla Boeing in collaborazione con la joint-venture italo-inglese Alenia Marconi Systems: questo nuovo sistema di guida rende «intelligenti» le bombe aeree «stupide» permettendo agli F-16 israeliani di colpire simultaneamente più obiettivi a oltre 50 km di distanza.
Nel giugno 2003 il governo italiano stipula con quello israeliano un memorandum d'intesa per la cooperazione nel settore militare e della difesa, che prevede tra l'altro lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica. un aereo radar Awacs della Nato atterra per la prima volta a Tel Aviv e il personale israeliano viene addestrato all'uso delle sue tecnologie. Nel dicembre 2004 viene data notizia che la Germania fornirà a Israele altri due sottomarini Dolphin, che si aggiungeranno ai tre (di cui due regalati) consegnati negli anni '90. Israele può così potenziare la sua flotta di sottomarini da attacco nucleare, tenuti costantemente in navigazione nel Mediterraneo, Mar Rosso e Golfo Persico.
Nel febbraio 2005 il segretario generale della Nato compie la prima visita ufficiale a Tel Aviv, dove incontra le massime autorità militari israeliane per «espandere la cooperazione militare» e in particolare per «combattere la proliferazione delle armi di distruzione di massa» (ignorando che Israele è l'unica potenza nucleare in Medio Oriente). Nel marzo 2005 si svolge nel Mar Rosso la prima esercitazione navale congiunta Israele-Nato: il comando del gruppo navale della «Forza di risposta» è affidato alla marina italiana che vi partecipa con la fregata Bersagliere.
Nel maggio 2005 , dopo essere stato ratificato al senato e alla camera, il memorandum d'intesa italo-israeliano diviene legge: viene così istituzionalizzata la cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate dei due paesi riguardo l'«importazione, esportazione e transito di materiali militari», l'«organizzazione delle forze armate», la «formazione/addestramento». Nel maggio 2005 Israele viene ammesso quale membro dell'Assemblea parlamentare della Nato. Nel giugno 2005 la marina israeliana partecipa a una esercitazione Nato nel Golfo di Taranto. Nel luglio 2005 truppe israeliane partecipano per la prima volta a una esercitazione Nato «anti-terrorismo», che si svolge in Ucraina. Nel giugno 2006 una nave da guerra israeliana partecipa a una esercitazione Nato nel Mar Nero allo scopo di «creare una migliore interoperabilità tra la marina israeliana e le forze navali Nato».
In tal modo l'Italia, nel quadro della Nato, ha facilitato militarmente e politicamente una sola parte: Israele. Ha così contribuito a rendere più efficienti le forze aeree, navali e terrestri israeliane che stanno martellando il Libano e Gaza.Se il governo italiano volesse realmente svolgere il ruolo di «facilitatore», dovrebbe - come richiede la mozione dell'Assemblea del 15 a Roma - «cominciare dalla revisione dell'accordo di cooperazione militare con Israele e dalla richiesta di un intervento di interposizione dell'Onu nei Territori occupati».
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