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PASQUA

La Pasqua negata dei cristiani palestinesi

Nonostante i permessi, migliaia di palestinesi si sono visti negare l'accesso alla città santa di Gerusalemme per le festività pasquali. L'"altra" settimana santa tra i due lati del Muro
6 aprile 2010 - M.C.R.
Fonte: Alternative Information Center

Un momento della processione delle Palme a Gerusalemme È Pasqua tutto l'anno in Israele e Cisgiordania. Ogni giorno questi luoghi sono attraversati dal passaggio (pesach, Pasqua in ebraico) continuo di milioni di persone. In questa settimana, in modo particolare, migliaia di fedeli da tutto il mondo solcano le strade e visitano i Luoghi santi dei tre monoteismi. Ebrei che hanno festeggiato la Pasqua e pellegrini che affollano le celebrazioni pasquali, quest'anno coincidenti per tutte le confessioni cristiane.
La realtà dell'occupazione militare nei Territori occupati palestinesi racconta però il cammino di un'altra Pasqua, quella di coloro a cui proprio il passaggio al di là del Muro di separazione viene negato. La Pasqua e il Natale sono momenti attesi dai cristiani di Palestina: nelle settimane che precedono le festività, l'autorità israeliana concede e distribuisce i permessi per l'ingresso nella città santa di Gerusalemme, nel resto dell'anno concesso solo a coloro che lavorano in Israele. Il passaggio dai checkpoint e l'ingresso ad al-Quds, “la Santa”, nome arabo di Gerusalemme, è sognato e atteso quanto “il paradiso o ancor più vicino”, come testimoniano i quadri dell'artista palestinese Yousef Qatalo.
Nei Territori occupati palestinesi la Pasqua di quest'anno pare negata: se l'autorità israeliana afferma di aver distribuito circa 10mila permessi, le organizzazioni cristiane della Cisgiordania parlano di soli 3000 ingressi accordati. A questo si è aggiunta la chiusura dei posti di controllo per tutta la durata della settimana santa, misura decisa dal governo israeliano per ragioni di sicurezza.
Domenica, in occasione della celebrazione delle Palme che ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme, migliaia di cristiani palestinesi, in tasca il permesso, hanno tentato di attraversare i checkpoint che separano la Cisgiordania da Israele. La maggior parte si è però vista negare l'accesso alla città santa. Contro queste misure davanti al checkpoint e al Muro si sono svolte manifestazioni di centinaia di israeliani, palestinesi e persone da tutto il mondo. Cristiani di diverse confessioni si sono ritrovati a manifestare insieme a gruppi di fedeli musulmani, che nello scorso Ramadan si erano visti negare l'accesso alla moschea di al-Aqsa. Undici manifestanti sono stati arrestati domenica e rilasciati ieri sera.
Domenica, nella solennità delle Palme, i cristiani di Beit Sahour, villaggio del distretto di Betlemme, tra i più importanti centri a maggioranza cristiana, sono stati bloccati al checkpoint 300 nei pressi della colonia israeliana di Gilo. Non hanno però voluto rinunciare a tentare nuovamente l'ingresso a Gerusalemme: chiuse le tendine del pullman su cui viaggiavano e nascosti i passeggeri sotto i sedili, l'autista si è diretto verso un altro checkpoint. Di fronte ai soldati al posto di controllo, ha finto di portare al deposito un autobus vuoto. Hanno avuto fortuna: una volta superato il checkpoint, i cristiani sono esplosi in un grido di gioia e applausi.
La processione che dal Monte degli Ulivi ogni anno conduce alla chiesa di sant'Anna è stato un lungo corteo di canti e colori. Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ha iniziato la sua omelia ricordando che “Gesù entra a Gerusalemme senza armi né truppe, senza muri di separazione né posti di controllo”.
La sera, al rientro dalla processione, una suora italiana della congregazione delle sorelle dorotee, da 34 anni a Betlemme presso la scuola Effatà che accoglie centinaia di ragazzi palestinesi sordi da tutta la Cisgiordania, attraversa il checkpoint di Betlemme. Nella fila che conduce al controllo di documenti e impronte digitali, fa segno alle cinque ex alunne sorde che con lei attraversano il checkpoint di parlare con la lingua dei segni per farsi riconoscere dai soldati come disabili e accelerare le misure d'identificazione. “Solo loro hanno avuto il permesso di entrare a Gerusalemme per la celebrazione”, ci spiega la suora, mentre insieme attendiamo di passare.
Manifestazioni di fronte al Muro di separazione si sono susseguite per tutta la settimana e sono previste anche oggi, nella giornata del venerdì santo in cui i cristiani ricordano la passione e morte di Cristo. Come spiega Mazim Qumsiyeh, docente all'università palestinese di Birzeit e leader dei comitati popolari di opposizione all'occupazione nell'area di Betlemme, “continueremo a chiedere il rispetto dei diritti umani fondamentali per tutti i palestinesi, a prescindere dalla loro religione”.
Rifat Kassis, direttore dell'ong “Defence for children” e coordinatore del documento Kairos Palestina con cui i cristiani palestinesi chiedono la fine dell'occupazione, riassume i sentimenti in questa Pasqua che si avvicina: “la tristezza di non essere autorizzato a entrare a Gerusalemme da dieci anni a questa parte quest'anno è ancora più forte, perché anche i pochi che hanno ricevuto il permesso sono stati respinti al checkpoint”. Conclude che “è una vergogna che la comunità internazionale stia in silenzio davanti a queste restrizioni. Dovrebbe esserci pressione anche dai più alti livelli della Chiesa”.

Note:

L'articolo è stato pubblicato anche sul sito dell'agenzia di stampa Redattore sociale

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