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Intervista a Carlo Gubitosa

Le origini di PeaceLink e le nuove prospettive della telematica sociale

Dal giovanile incontro con Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, ai progetti futuri con il vignettista Mauro Biani. "Insieme agli amici di PeaceLink - spiega - abbiamo lanciato la piattaforma sociale.network, una alternativa alle piattaforme social orientate al profitto".
Laura Tussi12 novembre 2020

Dal giovanile incontro con Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink ai progetti futuri con il vignettista Mauro Biani: Laura Tussi intervista Carlo Gubitosa

 

Come e quando nasce il tuo impegno nell’attivismo sociale? Carlo Gubitosa



Correva l'anno 1982, ed io ero un ragazzino di seconda media. Mia mamma mi portò ad una festa dell'Unità nella villa Peripato di Taranto, e fu così che incontrai Alessandro Marescotti che organizzava corsi di "alfabetizzazione informatica". Il personal computer Ibm era appena stato messo in commercio, e alla prima lezione di quel corso Alessandro ci disse: "Tra qualche anno il potere sarà controllato da chi controllerà queste tecnologie. Per questo motivo vogliamo spostare in basso questo potere per metterlo a disposizione dei cittadini". Una visione tecnopolitica che quarant'anni dopo si è rivelata una lucidissima profezia.

Da quali ideali sei motivato?

Dagli ideali di azione diretta nonviolenta che ho assorbito partecipando alle attività dell'associazione PeaceLink, dall'educazione alla libertà, al pensiero critico, e all'autonomia che ho ricevuto all'interno dello scoutismo, dalla cultura sociale antifascista che ho avuto in eredità da mia madre e dalla spiritualità cristiana che mi è stata trasmessa da tutto l'ambiente familiare. Un tempo credevo che nell'arco della mia vita avrei potuto celebrare la fine degli eserciti, oggi mi basta che all'Onu siano state bandite le bombe atomiche al netto di una minoranza di stati canaglia che si ostina ad utilizzarle come folle strumento di deterrenza. Carlo Gubitosa con i genitori di Alessandro Marescotti: Fiorenza e Luciano

Racconta la tua esperienza

La mia esperienza nel settore della comunicazione sociale è legata a doppio filo alle esperienze fatte all'interno dello scoutismo dove ho avuto l'onore di contribuire al libro "Il Grande Gioco della Pace, Educare alla pace e alla nonviolenza con il metodo scout", nel movimento pacifista, al quale ho partecipato da ingegnere scrivendo a metà degli anni '90 il libro "Telematica per la pace" con Alessandro Marescotti ed Enrico Marcandalli, nel movimento altermondialista, dove ho raccolto nel volume "Genova, nome per nome" l'esperienza di quella "galassia sociale" fatta da centinaia di organizzazioni, associazioni e gruppi informali provenienti da tutto il mondo, che hanno animato la contestazione del 2001 verso il modello di sviluppo neoliberista, che oggi più che mai si è confermato insostenibile e inadatto ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo: la crisi climatica, le migrazioni, la spesa sociale e culturale ai minimi storici mentre la spesa militare aumenta inesorabilmente. Dall'attivismo sociale ho ricevuto tante esperienze e conoscenze che ho messo a frutto nella mia attività di giornalista, saggista e scrittore di fumetti, e resto convinto che il miglior modo di fare qualcosa per se stessi sia quello di fare e dire qualcosa di utile per gli altri.

 

Quali sono i tuoi progetto attuali e futuri? 

Insieme agli amici di PeaceLink abbiamo lanciato la piattaforma sociale.network, una alternativa alle piattaforme di social networking commerciali e orientate al profitto che stanno diventando dei veri e propri centri di potere occulto che hanno condizionato importanti processi politici come è avvenuto nel caso del Brexit, dove la società di consulenza Cambridge Analytica ha generato delle documentate e indebite influenze nel processo democratico britannico, con conseguenze che hanno coinvolto tutta l'Europa, che ora si trova più disgregata di fronte all'ascesa del nazionalismo, del populismo e dell'antieuropeismo. Su Sociale.network, invece, non facciamo profilazione degli utenti e non la vendiamo a terzi per propaganda politica, usiamo software libero e trasparente senza algoritmi occulti di manipolazione, non abbiamo contenuti pubblicitari e tanto le regole di partecipazione quanto l'attività di moderazione sono espressione della comunità virtuale che si riconosce nei principi ecopacifisti che ispira questa piattaforma inserita nel "fediverso", un network decentralizzato di nodi indipendenti che ad oggi conta quattro milioni di utenti sparsi in più di cinquemila comunità virtuali create in giro per il mondo. 

 

Hai nel cassetto qualche libro o progetto in fase di produzione?

Con l'associazione Altrinformazione, fondata da me e da Mauro Biani per produrre fumetti di impegno civile, abbiamo dato alle stampe diversi volumi di giovani autori che non trovavano spazio nel mercato tradizionale dell'editoria a fumetti. E restiamo aperti a qualunque proposta per un progetto di pubblicazione in crowdfunding che unisca il linguaggio del fumetto all'utilità sociale.

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