Linee Guida di PeaceLink sull'uso dell'Intelligenza Artificiale
PeaceLink nasce come rete di volontariato per la pace, il disarmo e i diritti umani, e da sempre lega il proprio lavoro di volontariato all'esplorazione delle tecnologie di comunicazione e produzione di contenuti digitali. Un approccio critico che osserva attentamente l'evoluzione delle reti telematiche e delle tecnologie dell'informazione, ne sperimenta e promuove l'adozione dove risultino efficaci e aiutino a produrre narrazioni alternative a quelle mainstream. Al tempo stesso, valuta con la medesima attenzione la loro dipendenza da strutture di potere economico, militare e politico, dinamiche di sfruttamento, politiche estrattive e impatto ambientale.
L'intelligenza artificiale non è un tema neutro rispetto a questa missione: è già oggi uno strumento di sorveglianza, di uso militare, di concentrazione del potere economico e informativo, oltre che un'opportunità per il lavoro di inchiesta e comunicazione. Queste linee guida cercano di stabilire dei principi con cui PeaceLink userà, o non userà, l'AI, e i criteri con cui la integrerà nelle proprie attività.
Questo documento è prevalentemente ad uso interno: serve innanzitutto a redazione e volontari come criterio comune per orientarsi in questa fase di profonda trasformazione. Lo rendiamo pubblico per offrire trasparenza e al tempo stesso anticipare risposte alle domande che ci potrebbero venir poste. Altri documenti più specifici seguiranno per quanto riguarda gli aspetti tecnici e redazionali.
Questo testo non sostituisce lo Statuto dell'Associazione PeaceLink - ODV, il quale resta la fonte primaria, declinandolo sul terreno specifico dell'AI. In particolare si richiamano, in ordine: l'art. 2 (i principi della Costituzione Italiana, della Carta dell'ONU, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e della Carta di Nizza come sfondo comune); l'art. 3 (diritti telematici, pluralismo informativo, promozione della pace, della nonviolenza e dei diritti umani); l'art. 4 (formazione, cittadinanza digitale, giornalismo partecipativo).
Indipendenza e risorse limitate
Ogni salto tecnologico importante ha portato con sé, nella nostra storia, dubbi e resistenze interne: il timore di perdere forme di partecipazione che avevamo costruito, o di dipendere da piattaforme commerciali estranee ai nostri principi. Non abbiamo risolto questi dubbi evitando gli sviluppi tecnologici, ma studiandoli e piegandoli, ove opportuno, ai nostri scopi. Con il medesimo atteggiamento di ricerca e sviluppo affrontiamo oggi l'intelligenza artificiale: non farci fagocitare dalla tecnologia dominante del momento, ma nemmeno restarne esclusi. Lasciare che l'avanguardia tecnologica sia monopolio esclusivo di chi la usa per fini di guerra o di profitto significa arrendersi in anticipo. Per questo continuiamo a impossessarci degli strumenti del nostro tempo, incluso quello dell'AI, con la stessa determinazione con cui l'abbiamo fatto per ogni tecnologia precedente: come contropotere dal basso, diffuso e partecipato, non come semplice adozione passiva di ciò che il mercato offre.
Questo processo avviene però con le nostre risorse, computazionali ed economiche, che sono per natura limitate: non possiamo competere con i grandi fornitori in termini di prestazioni, né intendiamo provarci. La nostra priorità è quella di comprendere, sperimentare, scegliere e adottare selettivamente, rispettando i criteri elencati in queste linee guida. Chiediamo quindi a chi legge e usa i nostri strumenti la stessa pazienza che chiediamo a noi stessi, e di riconoscere il valore di costruire insieme qualcosa di alternativo, apprezzando la sua indipendenza anche quando manifesta dei limiti rispetto a un prodotto commerciale.
Specializzazione tematica
I grandi modelli linguistici sono addestrati prevalentemente su fonti mainstream, che tendono a normalizzare la logica militare come risposta ai conflitti, relegando il pacifismo, il disarmo e la nonviolenza a posizioni marginali o minoritarie rispetto al dibattito dominante. Non è un difetto accidentale correggibile con un prompt: è un bias strutturale che riflette vari fattori: i contenuti su cui questi modelli sono stati addestrati, il loro rafforzamento successivo all'addestramento, le fonti usate in tempo reale durante l'interazione, ed in genere chi ne detiene il controllo.
Per questo motivo l'uso che facciamo dell'AI non è generico, ma specializzato e dichiarato: ancoriamo le risposte al nostro archivio, ai dataset che usiamo per le inchieste (commercio di armi, campagne nonviolente, contaminazione ambientale) e alle fonti che la nostra redazione ha scelto di considerare affidabili. Non cerchiamo neutralità: costruiamo un contrappeso dichiarato a uno squilibrio che esiste già a monte, con la cura collettiva che svolgiamo con competenza e attenzione. Dichiariamo apertamente un punto di vista orientato alla pace, ritenendo che la trasparenza sulla prospettiva sia più onesta della pretesa di equidistanza che comunque i sistemi generici non hanno.
Attribuzione e verifica delle fonti
L'uso specializzato dell'AI costruisce risposte combinando contenuti editoriali di PeaceLink, dataset di terze parti, fonti giornalistiche esterne e documenti caricati dai redattori. Ci impegniamo a rendere distinguibile cosa viene da un articolo o documento di PeaceLink (di cui la redazione risponde), cosa viene da un dataset o da una fonte terza (di cui non rispondiamo nel merito, solo nella scelta di includerla), e cosa viene da materiale non verificato da noi. Non vogliamo diluire l'attribuzione e la responsabilità editoriale tramite fonti indistinte mescolate da un modello linguistico in maniera casuale.
Al tempo stesso, pretendiamo attribuzione quando i nostri contenuti vengono usati da altre piattaforme o modelli linguistici.
Non ci fidiamo delle affermazioni di un modello linguistico come fonte primaria, e non deleghiamo il fact-checking a un algoritmo. Ogni dato, cifra o citazione usata in un'inchiesta viene verificata su fonti primarie.
Sovranità dei dati
Non usiamo le interfacce di chat dei principali fornitori privati per la produzione di contenuti editoriali. Le riteniamo non adatte a un uso redazionale indipendente.
Usiamo esclusivamente le API dedicate agli sviluppatori, che in genere hanno delle condizioni contrattuali migliori riguardo il trattamento dei dati, non usano i contenuti delle chat per l'addestramento ed hanno un tempo di conservazione dei registri più breve.
I dati personali di chi usa i nostri strumenti non vengono mai inviati a terze parti: quello che raccogliamo per il funzionamento del servizio (identificativi di sessione, tracciamento tecnico) resta separato da ciò che viene passato all'API del modello per generare una risposta.
Per contenuti sensibili, fonti da proteggere, corrispondenza riservata, documenti di inchiesta non pubblici, usiamo solo modelli locali su infrastruttura nostra.
Negli strumenti di AI offerti al pubblico dichiariamo esplicitamente quale modello e quale fornitore viene utilizzato. Siamo consapevoli che attualmente i principali fornitori di modelli linguistici sono prevalentemente aziende private compromesse con interessi politici ed economici che non condividiamo, puramente orientate alla monetizzazione dei loro servizi, e regolate da termini d'uso non verificabili in maniera indipendente.
Distinguiamo:
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fornitori soggetti al GDPR con infrastruttura in UE: una cornice regolatoria organica e vincolante, non solo policy contrattuali, con autorità di controllo a cui rivolgersi in caso di violazione;
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fornitori USA: le policy dichiarano log cancellati in pochi giorni e nessun training di default, ma sono garanzie contrattuali, non sostenute da una legge federale sulla privacy paragonabile al GDPR, e restano esposte a strumenti di sorveglianza che possono obbligare l'azienda a fornire accesso ai dati indipendentemente dalla policy dichiarata al cliente;
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fornitori la cui infrastruttura ricade sotto giurisdizioni dove l'accesso ai dati da parte dello stato può essere imposto in modo ancora più diretto e indipendentemente da qualunque policy dichiarata.
Ci impegniamo a garantire la portabilità delle nostre applicazioni, per evitare di dipendere in modo permanente da un singolo fornitore commerciale. La direzione che seguiamo è quella dell'indipendenza e dell'autonomia, costruendo applicazioni che restano versatili e possono agilmente cambiare fornitore.
L'obiettivo di medio/lungo termine è arrivare ad usare modelli aperti su infrastruttura nostra, cosa che al momento possiamo fare solo in maniera limitata. Fino ad allora, l'uso di servizi esterni è una scelta motivata caso per caso e dichiarata.
Infine, monitoriamo l'uso dei nostri strumenti di AI per identificare eventuali abusi e migliorarne la qualità, nel rispetto della normativa sulla privacy.
Trasparenza sull'uso editoriale
Indichiamo chiaramente quando l'AI viene significativamente usata nella produzione di un articolo (per ricerca, traduzione, revisione, sintesi di documenti). Il giudizio editoriale, la verifica delle fonti e la responsabilità del testo restano sempre umani: l'AI è uno strumento di supporto, mai un autore.
Per gli strumenti di AI che costruiamo noi, la trasparenza non riguarda solo i contenuti prodotti: il codice è pubblico e aperto, chiunque può verificare come vengono classificate le domande, quali fonti vengono interrogate e con quali criteri, e quali istruzioni guidano le risposte.
In ogni implementazione applichiamo standard di uso responsabile dell'AI e introduciamo meccanismi di controllo espliciti, per limitare risposte inappropriate, abusi e comportamenti non coerenti con i nostri principi.
Impatto ambientale
L'AI ha un costo energetico, idrico e di materiali reale, spesso occultato nei bilanci di sostenibilità dei fornitori.
L'uso testuale dell'AI (fare una domanda, ottenere una sintesi, cercare in un archivio) ha un impatto energetico di ordini di grandezza inferiori rispetto ad altri usi, come la generazione di immagini e video, l'addestramento di modelli fondativi da zero, o l'uso massivo e automatizzato su scala industriale. Trattare questi usi come equivalenti confonde il dibattito pubblico tanto quanto lo confondono le aziende che minimizzano l'impatto complessivo del settore.
Cerchiamo un equilibrio consapevole tra l'utilità di uno strumento specializzato e il suo costo ambientale reale. Questo equilibrio si traduce in scelte concrete: dimensione dei modelli, frequenza d'uso, tipo di hardware, monitoraggio dei consumi, preferenza per l'inferenza testuale rispetto a usi più pesanti. Ci impegniamo a parlarne con la stessa attenzione critica con cui trattiamo l'impatto ambientale di ogni altra filiera industriale, ed a offrire trasparenza sul nostro uso.
I data center non sono un fenomeno nuovo né esclusivo dell'AI: sostengono internet, i siti web, le comunicazioni digitali di ogni tipo, incluse le nostre. Ci opponiamo alla loro crescita esponenziale, guidata in larga parte dalla domanda di calcolo per l'uso commerciale dell'AI da parte di pochi soggetti privati. È questa accelerazione, non l'infrastruttura in quanto tale, a rendere il tema urgente. Occorre regolamentare l'AI prima che questa espansione renda irreversibili certe scelte, e appoggiamo una moratoria mirata a contenerla.
In Italia questa crescita è già in corso e non esiste – ad oggi – una normativa nazionale organica che la governi: il processo resta affidato quasi interamente ad attori economico-finanziari privati mentre il ruolo pubblico si limita ad attrarre questi insediamenti con sgravi fiscali e tariffe energetiche agevolate, scaricando sui territori i costi ambientali. È fondamentale che le comunità locali siano coinvolte attraverso gli strumenti di partecipazione e valutazione già previsti dalla legge, senza cercare di aggirarli in nome della sicurezza nazionale, dell'interesse strategico o della semplificazione amministrativa. Trattiamo le vertenze locali sui data center con lo stesso metodo con cui trattiamo le vertenze su basi militari o impianti industriali contestati.
Accesso aperto e non estrattivo ai nostri contenuti
Il nostro sito è un bene pubblico informativo. Accettiamo che i bot AI accedano ai nostri contenuti in modo trasparente e dichiarato, monitoriamo attentamente la loro attività, ci riserviamo il diritto di bloccarli quando identifichiamo abusi. Riteniamo più importante influenzare, nel nostro piccolo, questo processo che starne fuori.
Siamo fortemente contrari a pratiche estrattive dei contenuti digitali che sfruttano il lavoro giornalistico senza attribuzione né beneficio per chi lo produce. Siamo al tempo stesso estremamente preoccupati dal ruolo di mediatore informativo svolto in maniera poco trasparente e qualitativamente discutibile dalle applicazioni di AI. Mediatori che stanno cambiando radicalmente l'accesso alla conoscenza, recidendo la relazione tra lettori e autori, e prestandosi a potenziali abusi di sorveglianza e manipolazione.
Nessuna sostituzione del lavoro volontario e redazionale
L'AI può alleggerire alcuni compiti ma non sostituisce il lavoro politico e redazionale dell'associazione: la scelta dei temi, l'analisi critica, la relazione con le fonti e con i territori restano un lavoro umano e collettivo.
Formazione all'uso critico
Privilegiamo l'aspetto formativo e critico dell'uso dell'AI rispetto ad un uso consumistico e passivo. È una linea di continuità con quanto PeaceLink fa da decenni sull'alfabetizzazione digitale, attraverso corsi e percorsi di formazione, e che continueremo a fare, aiutando chi ci segue a capire come funzionano questi strumenti, quali limiti hanno e quali interessi economici li muovono, non semplicemente a consumarli in modo acritico.
Critica dell'uso militare e commerciale dell'AI
Manteniamo un'attenzione esplicita alla concentrazione economica che l'AI sta producendo: infrastrutture di calcolo, dati e modelli si stanno accumulando nelle mani di un numero ristrettissimo di soggetti privati transnazionali. Un potere economico così concentrato e sottratto al controllo democratico, che ha come unico obiettivo l'arricchimento dei suoi gestori, rappresenta un grave rischio nel momento in cui questa tecnologia viene adottata globalmente.
Riteniamo particolarmente grave l'integrazione non regolamentata dell'AI nell'infrastruttura militare, ed inaccettabile il delegare a un sistema algoritmico decisioni esecutive in un contesto bellico.
Continueremo a fare inchieste sull'uso dell'AI nei sistemi d'arma, nella sorveglianza di frontiera, nella scelta di obiettivi militari e nella sorveglianza, con lo stesso metodo con cui trattiamo le altre filiere industriali della guerra.
Su questo aspetto non accettiamo compromessi: PeaceLink non userà, e non accetterà di essere in alcun modo coinvolta, con strumenti o fornitori di AI implicati nell'uso bellico di questa tecnologia, nella produzione di sistemi d'arma o nella sorveglianza di massa.
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