Scheda 5 – Religioni e filosofie orientali per la pace

Il pensiero nonviolento e le religioni orientali

Sintesi dal libro Schede per una storia della pace e dei diritti umani, Alessandro e Daniele Marescotti, 2005
10 giugno 2026
Redazione PeaceLink

Religioni e filosofie orientali per la pace (buddismo, confucianesimo, taoismo, induismo, jainismo, jiu‑jitsu)

 


  • 1. Sintesi dal libro Schede per una storia della pace e dei diritti umani, Alessandro e Daniele Marescotti, 2005


    Il libro dedica un apposito spazio alle tradizioni religiose e filosofiche dell’Asia, considerate fondamentali per la genesi storica del pensiero nonviolento.

    • Buddismo: fondato da Siddhartha Gautama (Buddha, “l’Illuminato”) nel VI‑V secolo a.C., proclama l’astensione da ogni atto di violenza. Si cita l’imperatore Ashoka (III secolo a.C.), che governò per quasi mezzo secolo ispirandosi al principio intransigente della nonviolenza, vietando l’uccisione degli animali. Il buddismo è stato un punto di riferimento per molte persone che hanno scelto la nonviolenza nel corso della storia.
    • Confucianesimo: più una filosofia che una religione, sostiene che la forza e la violenza debbono essere subordinate al principio della giustizia. La pace nasce dall’impegno civile di ogni persona nello sforzo di conseguire la giustizia.
    • Taoismo: il sovrano deve essere umile; la forza è l’ultima ratio. La logica dell’umiltà porta a non autoaffermarsi, a non avere volontà di dominio.
    • Induismo: religione tradizionale dell’India, definisce la nonviolenza come ahimsa (assenza del desiderio di violenza). L’influenza del cristianesimo favorì movimenti di riforma sociale, sulla cui linea si pose Gandhi.
    • Gianismo: fondato sull’ahimsa come motivo ispiratore della morale. Forte rispetto per ogni essere vivente, vegetarianismo, digiuno, allontanamento anche del più piccolo insetto dal proprio cammino per non rischiare di ucciderlo involontariamente.
    • Jiu‑jitsu come metafora: tecnica di lotta che provoca lo sbilanciamento dell’avversario: più egli si lancia con forza, più lo si può sbilanciare. Gene Sharp chiama “political jiu‑jitsu” questa strategia di trasformazione della violenza dell’avversario in un danno per la sua stessa immagine e posizione di potere.

       


  • 2. Aggiornamento con Peace Research & Peace History


    Dopo il 2005, la letteratura accademica sulle tradizioni orientali e la pace si è notevolmente ampliata, arricchendosi di nuove prospettive interdisciplinari e postcoloniali.

  • a) Buddismo: tra pace interiore e impegno sociale


    Il dibattito contemporaneo sul buddismo e la pace si articola su due fronti:

    • Pace interiore: Karel Werner (2005) esplora il tema classico della pace della mente come prerequisito per la pace nel mondo. La meditazione buddista (Vipassanā, Zazen) viene oggi studiata come pratica di riduzione dell’aggressività e di coltivazione dell’empatia.
    • “Engaged Buddhism” (Buddismo impegnato): nato a metà del XX secolo con Thich Nhat Hanh (Vietnam), promuove l’impegno sociale e politico basato su principi buddisti: peacemaking, diritti umani, protezione ambientale, diritti delle donne, azione nonviolenta. Il movimento ha radici anche nelle riforme buddiste cinesi degli anni ’30 e nella sfida di Ambedkar alla discriminazione di casta in India (anni ’50). Recenti studi (Gleig, 2021) analizzano il passaggio dall’attivismo tradizionale a nuove forme che integrano intersezionalità e pensiero postcoloniale. In pratica, le nuove forme di attivismo non si limitano a promuovere il benessere o la consapevolezza personale, ma cercano di risolvere le ingiustizie sistemiche adottando visioni pluraliste e inclusive, per dare voce a chi è sempre stato marginalizzato.
    • Casi studio: movimenti buddisti nonviolenti in Vietnam (opposizione alla guerra), Tibet (resistenza sotto la guida del Dalai Lama) e Giappone sono al centro di ricerche come quelle di Okada Emi (2024), che esamina l’uso di simboli religiosi, l’autoimmolazione come dilemma etico e la concezione buddista dell’intenzionalità morale. La dottrina della vacuità (śūnyatā) e il principio della non‑dualità (advaya) vengono interpretati come fondamenti filosofici per una prassi di nonviolenza attiva. Tuttavia, il Cambridge Companion to Religion and War (2023) mette in guardia dal mito di un buddismo “naturalmente” pacifista, evidenziando come le traduzioni occidentali di ahiṃsā abbiano spesso distorto il pensiero buddista storico. Ahiṃsā è un concetto originario delle religioni orientali (come il buddismo e l'induismo) che significa letteralmente "non-violenza" o assenza del desiderio di arrecare danno. Storicamente, però, il suo significato era più sfumato e non equivaleva al moderno pacifismo occidentale. [123]
  • b) Confucianesimo: armonia sociale e “pacifismo contingente”
    • L’idea confuciana di pace come armonia (he, 和) è al centro di studi che ne valutano l’applicabilità alle relazioni internazionali contemporanee. Un filone di ricerca (es. Philosophy & Social Criticism, 2025) reinterpreta l’ideale confuciano di tianxia (il mondo come una comunità armoniosa) come una “soft power strategy” in dialogo con la Realpolitik occidentale.
    • Il concetto di ren (仁, umanità‑benevolenza) è stato ripreso come fondamento per la promozione della dignità umana e della democrazia partecipativa a livello globale.
    • Recenti studi propongono un dialogo tra l’etica confuciana della pace e la tradizione cristiana della “guerra giusta”, avvicinando il confucianesimo al “pacifismo contingente” (contingent pacifism): l’uso della forza non è categoricamente rifiutato. Il pacifismo contingente è una posizione filosofica e politica che ritiene la guerra da evitare nella quasi totalità dei casi, ma ammette che possa essere tollerata o giustificata in circostanze eccezionali e limitate (ad esempio per scopi difensivi o per ristabilire una pace duratura).
  • c) Taoismo: non‑azione (wu‑wei) come strategia di pace
    • Il Laozi (Daodejing) è stato riletto in chiave di peace studies: la sua idea di pace non corrisponde a un “pacifismo assoluto” (rifiuto incondizionato delle armi), ma piuttosto a un “pacificismo”(pacificism – impegno per la pace senza esclusione a priori di ogni uso della forza). La pace nel Laozi è un processo di ricerca delle cause profonde del conflitto e delle dinamiche che generano violenza.
    • Lo Zhuangzi è stato oggetto di una rinnovata attenzione per il suo legame con la resistenza nonviolenta. Studi recenti mostrano come la coltivazione della pace interiore – attraverso concetti come “pu 樸” (stato naturale perfetto), zuo wang 坐忘 (sedersi e dimenticare) e xin zhai心齋 (digiuno della mente) – possa fornire la base psicologica per superare rabbia, risentimento e violenza, alimentando il coraggio necessario per la disobbedienza civile e la protesta pacifica. Nguyen, Ho & La (2025) hanno elaborato scientificamente questa connessione tra la filosofia di Zhuangzi e un moderno paradigma di pace interiore.
  • d) Jainismo:  ahimsa  come etica totale e contemporanea
    • Il principio jainista dell’ahimsa si estende ben oltre il mero pacifismo, coprendo non solo le relazioni umane ma anche quelle con l’ambiente. Una recente ricerca (Samyak, 2025) mostra come l’ahimsa jainista richieda nonviolenza in pensieri, parole e azioni, offrendo un quadro etico per affrontare crisi globali come il cambiamento climatico, la deforestazione e il consumo eccessivo.
    • L’ahimsa viene applicata oggi a pratiche commerciali nonviolente, approvvigionamento etico, riduzione dei rifiuti e dieta sostenibile (vegetarismo/veganesimo). Movimenti ecologisti nonviolenti come il Chipko (India) hanno dimostrato il potere dell’ahimsa nella conservazione ambientale.
    • Il progetto accademico internazionale “Ahiṃsā – Nonviolence in Global Perspective” (Università di Amburgo e Università di Kyoto, 2024‑2026) esplora l’ahimsa non solo come ideale religioso ma come quadro etico globale, collegando la filologia classica con le sfide contemporanee.
    • Studi comparativi hanno analizzato l’influenza diretta del giainismo su Gandhi: Gandhi fu profondamente influenzato dai principi giainisti di ahimsa e dai voti di autodisciplina, adattandoli alla lotta politica.
  • e) Gandhi: l’ ahimsa  come pilastro della filosofia nonviolenta


    La ricerca su Gandhi e l’ahimsa è fiorita dopo il 2005, con numerosi studi che ne riaffermano l’attualità:

    • Vinay Lal (ed., Gandhi, Truth, And Nonviolence: The Politics of Engagement in Post‑Truth Times, Oxford University Press, 2025) sostiene che Satya (Verità) e Ahimsa (Nonviolenza) non siano “reliquie dell’idealismo” ma “urgenti contropunti al nichilismo della nostra era post‑verità”.
    • George Kodimattam Joseph (2025) analizza tre concetti gandhiani – ahimsa (nonviolenza), satyagraha (non‑cooperazione e disobbedienza civile) e antyodaya (preoccupazione per gli svantaggiati) – come strumenti per la riduzione delle tensioni e la riconciliazione. Lo studio ne valuta sia i meriti (capacità di costringere le parti in conflitto a cercare soluzioni) sia i limiti (reazione a crisi improvvise, eccessiva esigibilità).
    • Un testo del 2026 (Jindal Global University) rilegge l’ahimsa gandhiana non come principio morale astratto o consequenzialista, ma come “azione etica” all’interno delle tradizioni intellettuali indiane, superando la dicotomia tra obbligo morale e calcolo delle conseguenze.
    • La rilevanza contemporanea di Gandhi è stata esplorata in relazione a conflitti globali: i principi di ahimsa e satyagraha continuano a influenzare movimenti per la pace in tutto il mondo, dall’India alla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti, fino ai movimenti ecologisti.
  • f) Peace Research e Peace History: un nuovo paradigma interreligioso


    La ricerca sulla pace ha sviluppato un’area dedicata al dialogo interreligioso come strumento di prevenzione dei conflitti e di costruzione della pace. In particolare:

    • Il progetto Ahiṃsā – Nonviolence in Global Perspective rappresenta un modello di collaborazione transdisciplinare e transculturale tra Germania e Giappone, coinvolgendo studenti di Indologia, studi religiosi, filosofia, peace and conflict studies e environmental humanities.
    • La Peace History ha superato l’eurocentrismo, includendo nei suoi canoni i movimenti di resistenza nonviolenta dell’Asia (India, Tibet, Vietnam, Birmania, Filippine) e riconoscendo il ruolo delle tradizioni religiose orientali nella genesi della nonviolenza globale.
    • La Peace Research ha integrato concetti come ahimsawu‑wei e tianxia nei suoi modelli teorici, contribuendo a una comprensione più pluralistica delle strategie di trasformazione dei conflitti.

       


  • 3. Verifica / Domande chiave
    • Qual è il significato di ahimsa nelle tradizioni induista e giainista? In che modo Gandhi ha trasformato questo concetto in uno strumento di lotta politica?

      Riferimento: definizione di nonviolenza come “assenza del desiderio di violenza”; Gandhi e il satyagraha.

    • In cosa consiste l’“Engaged Buddhism” (buddismo impegnato)? Quali esempi storici di attivismo buddista nonviolento cita la ricerca contemporanea?

      Riferimento: Thich Nhat Hanh, Vietnam War, movimenti tibetani e giapponesi.

    • Secondo gli studi recenti, il confucianesimo è una filosofia “pacifista” in senso assoluto? Che cosa si intende per “pacifismo contingente”?

      Riferimento: dialogo tra Confucianesimo e tradizione cristiana della “guerra giusta”.

    • In che modo il pensiero di Zhuangzi può essere collegato alla resistenza nonviolenta contemporanea?

      Riferimento: pace interiore come fondamento psicologico per la disobbedienza civile.

    • Quali sono le applicazioni contemporanee dell’ahimsa jainista al di là del pacifismo tradizionale (ambiente, economia, etica del consumo)?

      Riferimento: Chipko movement, ethical sourcing, riduzione dei rifiuti, veganismo.

    • Quale contributo le tradizioni orientali (buddismo, confucianesimo, taoismo, giainismo) hanno offerto alla Peace History e alla Peace Research dopo il 2005?

      Riferimento: superamento dell’eurocentrismo, inclusione di movimenti asiatici, dialoghi interreligiosi.


  • 4. Fonti storiche e approfondimenti
  • Testi e saggi (aggiornati)
    • Marescotti, A. & Marescotti, D. (2005). Schede per una storia della pace e dei diritti umani – “Le religioni e le filosofie orientali” (pp. 41‑43 del PDF).

      (Testo base)

    • Werner, K. (2005). Buddhism and Peace: Peace in the World or Peace of Mind?. International Journal of Buddhist Thought and Culture, 5, 7‑33.

      (Esplora la relazione tra pace interiore e pace mondiale)

    • Gleig, A. (2021). Engaged Buddhism. Oxford Research Encyclopedia of Religion.

      (Storia, evoluzione e dibattiti contemporanei sul buddismo impegnato)

    • Okada, E. (2024). The Two Truths of Nonviolence: A Study of Vietnamese, Tibetan, and Japanese Mahayana Buddhist Movements for Peace. University of Tokyo.

      (Analisi comparata di tre movimenti buddisti nonviolenti)

    • Liu, X. & Yuan, A. (2026). The Philosophical Concept of Peace: Thinking Through the Laozi’s Daoist Thought. In: Dao Companion to the Philosophy of the Daodejing. Springer, pp. 265‑285.

      (Distingue il “pacificismo” del Laozi dal pacifismo assoluto)

    • Nguyen, M.‑H., Ho, M.‑T. & La, V.‑P. (2025). On “An” (安): Inner Peace through Uncertainty, Nature Quotient, and Harmony with Dao. PhilArchive.

      (Analisi scientifica della filosofia della pace in Zhuangzi)

    • Samyak, A.N. (2025). Jainism, Ahimsa, and Nonviolence. Samyak: An Undergraduate Journal of Jain Studies, 1(1).

      (Applicazioni contemporanee dell’ahimsa jainista all’ambiente e all’economia)

    • Joseph, G.K. (2025). Conflict Resolution and Reconciliation. De Ethica, 9(2), 10‑22.

      (Analisi dei concetti gandhiani di ahimsasatyagraha e antyodaya)

    • Lal, V. (ed.) (2025). Gandhi, Truth, And Nonviolence: The Politics of Engagement in Post‑Truth Times. Oxford University Press.

      (Attualità del pensiero gandhiano nell’era post‑verità)

  • Link e risorse online
  • Documenti primari suggeriti
    • Laozi, Daodejing (Tao Te Ching) – Trad. italiana a cura di A. Andreini, Einaudi, o J.J.L. Duyvendak, Adelphi.

      (Testo classico del taoismo)

    • Zhuangzi (Chuang‑tzu) – Trad. italiana a cura di L. Tondini, Mondadori, o F. Sforza, BUR.

      (Contiene i capitoli Xiao Yao You e Qi Wu Lun)

    • *Confucio, Dialoghi (Lunyu)* – Trad. italiana a cura di T. Lippiello, Einaudi.

      (Testo fondamentale del confucianesimo, con i concetti di ren e he)

    • Editti di Ashoka – Testi degli editti rupestri dell’imperatore Maurya Ashoka (III secolo a.C.), esempi antichi di governo ispirato alla nonviolenza buddista.
    • Thich Nhat Hanh, Love in Action: Writings on Nonviolent Social Change (1993) – Raccolta di scritti del fondatore dell’Engaged Buddhism.

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