Scheda 2 – Che cos’è la Peace History

Le diverse anime della Peace History

Sintesi dal libro Schede per una storia della pace e dei diritti umani, Alessandro e Daniele Marescotti, 2005
10 giugno 2026
Redazione PeaceLink

Vedere la scheda 1 https://www.peacelink.it/schede/introduzione-alla-storia-della-pace

 


  • 1. Sintesi dal libro Schede per una storia della pace e dei diritti umani, Alessandro e Daniele Marescotti, 2005


    Il capitolo dedicato alla definizione della Peace History si apre con una premessa fondamentale: scavare nel passato alla ricerca delle radici del pacifismo non è un’operazione arbitraria. Marescotti cita Gandhi – per il quale “la nonviolenza è antica come le montagne” – e osserva che ogni soggetto storico dotato di identità forte (come il movimento operaio o il movimento delle donne) ha dovuto riscrivere la propria storia, portando alla luce ciò che la storiografia ufficiale dei vincitori aveva ignorato o rimosso. Allo stesso modo, il movimento per la pace non può esimersi dal verificare se i conflitti del passato abbiano sperimentato soluzioni alternative alla guerra.

    Le diverse anime della Peace History

    Il libro individua cinque possibili declinazioni della disciplina.

    • Come raccolta di testimonianze: una prima modalità, quella più elementare, è la semplice raccolta documentaria di fonti alternative, raramente frequentate dalla storiografia tradizionale.
    • Come studio strutturale: un approccio più ambizioso che analizza le condizioni economiche, sociali e culturali che favoriscono o ostacolano la pace.
    • Come storia della stupidità: riprendendo Pino Aprile, Marescotti suggerisce di leggere la storia non solo come progresso, ma anche come accumulo di scelte irrazionali e controproducenti. La guerra, in questa prospettiva, non è solo crudele, ma anche stupidamente autodanneggiante per chi la promuove.
    • Come storia dei soldati: una storia che si confronta con la guerra e la sofferenza militare, raccontando diserzioni, ribellioni e il punto di vista di chi subisce la guerra dal basso.
    • Come storia della democrazia: la costruzione di regole, garanzie e diritti – dal suffragio universale alla tutela delle minoranze – viene interpretata come un progresso nella gestione nonviolenta dei conflitti sociali.


      Andare oltre: storia della nonviolenza

      Il libro propone infine un ulteriore ampliamento: la storia della pace non può limitarsi ai movimenti antiguerra, ma deve includere la lotta contro tutte le forme di violenza della vita quotidiana (razzismo, schiavitù, oppressione delle donne, sfruttamento). È in questi laboratori sociali che sono maturate le esperienze di risoluzione nonviolenta dei conflitti, successivamente trasferite nel movimento per la pace.

      “La storia alternativa alla guerra è quella che si confronta con la guerra, non quella che vive in un mondo a parte separato dalla guerra.”

       


  • 2. Aggiornamento con Peace Research & Peace History


    Dalla pubblicazione del libro, la Peace History si è consolidata come disciplina riconosciuta a livello internazionale, arricchendosi di nuove istituzioni, strumenti e prospettive.

  • a) Istituzioni e organizzazioni
    • Peace History Society (PHS) – Fondata nel 1964 (originariamente come Conference on Peace Research in History), è la principale associazione professionale del settore. Oggi conta membri in tutto il mondo ed è affiliata all’American Historical Association, riconosciuta come ONG dall’ONU e membro dell’International Peace Research Association (IPRA). La PHS promuove conferenze, coordina la ricerca e pubblica la rivista Peace & Change.
    • Peace History Commission – Commissione permanente dell’IPRA, dedicata specificamente alla dimensione storica della ricerca sulla pace. L’IPRA stessa è stata fondata nel 1964 e riunisce studiosi da ogni continente.
    • PRIO (Peace Research Institute Oslo) – Fondato da Johan Galtung nel 1959, è il più antico istituto di peace research al mondo. Ha svolto un ruolo cruciale nel definire l’agenda della ricerca sulla pace.
  • b) Strumenti e pubblicazioni
    • Peace & Change: A Journal of Peace Research – Rivista trimestrale della Peace History Society, pubblicata dal 1972. Copre temi come risoluzione dei conflitti, nonviolenza, studi di genere e razza, sviluppo economico e imperialismo. Nel 2020 è diventata partner dell’IPRA, ampliando il suo respiro internazionale.
    • The Oxford Handbook of Peace History (2023) – Opera di riferimento di 960 pagine, curata da Charles F. Howlett e altri. Copre cronologicamente dalla pace nell’antico Egitto al presente, con sezioni dedicate a biografie di peacemakers, questioni chiave e il futuro della disciplina. Un aspetto innovativo è l’espansione oltre i tradizionali quadri eurocentrici e l’attenzione alle “culture della pace” come oggetto di studio.
  • c) Nuovi orientamenti storiografici


    Dopo il 2005, la Peace History ha sviluppato almeno quattro nuovi filoni:

    • Decolonizzazione della peace history – Nuove ricerche hanno ampliato il canone includendo movimenti nonviolenti in Africa (Ghana, Tanzania), America Latina (Chiapas, Colombia) e Asia (Filippine, Myanmar).
    • Peace history femminista e postcoloniale – Studi recenti (es. Dijkema, Anctil Avoine e Koopman, 2024) sfidano la rigida dicotomia guerra-pace e propongono di “fare spazio alla pace” in contesti di violenza che non sono formalmente “guerre”.
    • Violenza strutturale e sistemi globali – Roberto Mancini (2024) ha ripreso e aggiornato il concetto galtungiano di violenza strutturale, applicandolo ai sistemi politici ed economici globali contemporanei, e mostrando come la nonviolenza possa tradursi in riconciliazione, giustizia riparativa e armonia con la natura.
    • Storia della stupidità – L’intuizione di Marescotti (ripresa da Pino Aprile) trova oggi eco nella peace psychology e nei critical military studies. Si studia come le élite abbiano storicamente premiato l’obbedienza acritica e come la guerra sia stata spesso una scelta non solo crudele ma anche irrazionale e autolesionista.
  • d) Peace Research e Peace History oggi


    Il rapporto tra Peace Research (scienze sociali, approccio più quantitativo e sincronico) e Peace History (approccio qualitativo e diacronico) si è fatto più stretto. Secondo la classificazione consolidata, la Peace History si articola oggi in tre aree principali:

    Area Focus
    Conflict management Negoziazione, mediazione, arbitrato, diritto internazionale, controllo degli armamenti
    Social reform Trasformazione di strutture politiche ed economiche, cambiamento delle mentalità
    World order transformation Cooperazione mondiale, migliori relazioni economiche e ambientali, sicurezza comune


    Galtung, recentemente scomparso (1930–2024), rimane una figura fondante e controversa: la sua distinzione tra pace negativa (assenza di guerra) e pace positiva (assenza di violenza strutturale) e il suo triangolo della violenza (violenza diretta, strutturale, culturale) continuano a essere strumenti concettuali essenziali.


  • 3. Verifica / Domande chiave
    • Perché il libro sostiene che “scavare nel passato alla ricerca delle radici del pacifismo non è un’operazione arbitraria”?

      Riferimento: il parallelo con il movimento operaio e il movimento delle donne, che hanno riscritto la propria storia.

    • Quali sono le cinque declinazioni della Peace History individuate dal libro? Scegline una e spiega perché è importante.

      Riferimento: raccolta di testimonianze, studio strutturale, storia della stupidità, storia dei soldati, storia della democrazia.

    • Cosa si intende per “violenza strutturale”? In che modo questo concetto, sviluppato da Galtung, ha influenzato la Peace History?

      Riferimento: la violenza strutturale come “forma principale del male nella storia” (Mancini, 2024).

    • In che senso la Peace History può essere considerata una “storia della stupidità”? Quali autori vengono citati a sostegno di questa tesi?

      Riferimento: Pino Aprile, Elogio dell’imbecille e Terroni.

    • Qual è la differenza tra la Peace History intesa come “raccolta di testimonianze” e la Peace History intesa come “studio strutturale”?

      Riferimento: la prima si limita a documentare, la seconda analizza le condizioni economiche e sociali.

    • In che modo il dibattito postcoloniale e femminista ha ampliato il campo della Peace History?

      Riferimento: ricerca di Dijkema, Anctil Avoine e Koopman (2024), “Making Space for Peace”.


  • 4. Fonti storiche e approfondimenti
    • Testi e saggi (aggiornati)
      • Marescotti, A. & Marescotti, D. (2005). Schede per una storia della pace e dei diritti umani. PeaceLink.

        (Il testo base – paragrafi: La Peace HistoryLa storia della pace come raccolta di testimonianzeLa storia della pace come studio strutturaleLa storia della pace e la storia della stupiditàLa storia della pace e la storia dei soldatiLa storia della pace e la storia della democraziaAndare oltre la storia della pace: storia della nonviolenza)

      • Howlett, C.F., Peterson, C.P., Buffton, D.D., & Hostetter, D.L. (eds.) (2023). The Oxford Handbook of Peace History. Oxford University Press.

        (Opera di riferimento fondamentale – 960 pagine, copre dall’antico Egitto al presente)

      • Dunn, D.J. (2005). The First Fifty Years of Peace Research: A Survey and Interpretation. Ashgate.

        (Storia della peace research, utile per inquadrare il rapporto tra Peace Research e Peace History)

      • Galtung, J. (1969). Violence, Peace and Peace Research. Journal of Peace Research, 6(3), 167–191.

        (Articolo classico sulla distinzione pace negativa/positiva)

      • Mancini, R. (2024). From Conflictual Systems to a Society of Peace: Nonviolence facing organized evil. Diogenes.

        (Aggiornamento del concetto di violenza strutturale)

      • Dijkema, C., Anctil Avoine, P., & Koopman, S. (2024). Making Space for Peace in Contexts of ‘Non-war’ Violence: Challenging War-Peace Binaries Through Feminist, Spatio-Temporal, and Decolonial Approaches. Geopolitics, 29(5), 1511–1537.

        (Nuovo approccio femminista e postcoloniale)

    • Link e risorse online
    • Documenti primari suggeriti
      • Peace History Society – Background and founding documents – https://www.peacehistorysociety.org/background.php

        (Storia della società dalla sua fondazione nel 1964)

      • Pino Aprile, *Elogio dell’imbecille* (e edizioni successive) – per approfondire il concetto di “storia della stupidità”.
      • UNESCO, Declaration and Programme of Action on a Culture of Peace (1999) – Risoluzione ONU 53/243.

        (Documento fondativo per l’educazione alla pace, citato anche nel libro di Marescotti)

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