Sudan
Sudan: la più grande crisi umanitaria del mondo oggi
Mentre le potenze mondiali concentrano i riflettori altrove, il Sudan è sprofondato in una catastrofe umanitaria senza precedenti. Dal 2023 il paese è dilaniato da una guerra spaventosa.
La guerra, iniziata nell'aprile 2023 tra l'esercito regolare sudanese (SAF) e i paramilitari delle Forze di Supporto Rapido (RSF), ha raggiunto livelli di violenza e sofferenza inauditi. Ecco i numeri chiave che fotografano la situazione a maggio 2026:
- Più di 250.000 vittime totali dall'inizio del conflitto (altre stime parlano di 200.000).
- Oltre 14 milioni di sfollati: un numero impressionante che include milioni di persone in fuga sia all'interno del paese che all'estero.
- Quasi 19,5 milioni di persone in insicurezza alimentare acuta (oltre il 40% della popolazione)secondo un rapporto dell'IPC di metà maggio, che ha lanciato l'allarme per il rischio di carestia in 14 aree del Darfur e del Kordofan meridionale.
- Circa 825.000 bambini sotto i 5 anni a rischio di malnutrizione acuta grave (SAM), una cifra in aumento del 7% rispetto all'anno precedente.
Eppure, la comunità internazionale è distratta e questa guerra è stata "dimenticata" perché a nessuno fa comodo ricordarla. In prima voce del bollettino tentiamo un'analisi delle cause e riportiamo l'appello inascoltato dell'UNICEF.
1.1 - La guerra che il mondo ha cancellato dall'agenda
La data del 15 aprile 2023 segna il tragico inizio della guerra tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF). Iniziata con la presa del controllo di vaste aree di Khartoum da parte delle RSF, la guerra si è rapidamente trasformata in una delle peggiori crisi umanitarie del nostro tempo, spesso descritta come "la guerra dimenticata" a causa della scarsissima copertura mediatica ricevuta. L'attenzione dei media globali e dell'opinione pubblica internazionale è stata focalizzata sul sanguinoso scontro bellico in Ucraina e poi a Gaza.
Vi sono stati alcuni episodi di violenza estrema come il massacro di El Fasher - nella seconda metà del 2025 - che hanno riportato per un breve periodo l'attenzione del mondo sul paese.
Ma quell'attenzione è durata pochissimo. Il genocidio dei palestinesi a Gaza ha polarizzato l'attenzione. Inoltre l'esplosione di altri eventi internazionali, come la guerra in Iran, ha rapidamente fatto scomparire la finestra mediatica per il Sudan.
1.2 - I numeri del disastro
Le cifre che descrivono il disastro umanitario in questa guerra africana sono impietose e raccontano una realtà di sofferenza incommensurabile.
Persone uccise e sfollate: per il conflitto in corso (2023–2026) le stime più consolidate parlano di circa 25–30 mila morti “ufficiali”, con stime più ampie che arrivano a oltre 150 mila morti se si includono fame, malattie e conseguenze indirette. Più di 11 milioni di persone sono sfollate all'interno del paese, mentre oltre 4,5 milioni sono fuggite attraverso i confini, in particolare verso Ciad, Sud Sudan ed Egitto, mettendo a dura prova i già fragili sistemi di accoglienza di quelle nazioni.
Una generazione perduta: circa 8 milioni di bambini dal 2023 sono lontani dai banchi di scuola, e in Darfur la situazione è ancora più drammatica: un numero sconosciuto di bambini è stato ucciso, mutilato, violentato o arruolato nei combattimenti.
Carestia e carenza di cibo: circa 28,9 milioni di persone in tutto il paese sono in una situazione di grave insicurezza alimentare, mentre per oltre 10 milioni la fame è già estrema, con alcune regioni del Nord Darfur che sono ufficialmente in stato di carestia.
Crollo dei servizi essenziali: più dell'80% degli ospedali è fuori uso a causa dei combattimenti e dei saccheggi. Forniture mediche interrotte, ospedali paralizzati, personale senza stipendio: le conseguenze indirette del conflitto, come la diffusione del colera, la malnutrizione e le epidemie, stanno mietendo altrettante vittime quanto le armi.
1.3 - Un drammatico confronto con Gaza
In Sudan il numero delle vittime (150 mila) è doppio rispetto a quello di Gaza (oltre 70 mila), ma gli sfollati sudanesi sono molti di più per una semplice questione numerica. Infatti la guerra in Sudan ha colpito una popolazione di gran lunga superiore a quella di Gaza.
Scrive Amnesty International: "Con più di 15 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case, il Sudan rappresenta attualmente la più grave crisi di sfollamento al mondo. Più di 30 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari e oltre 26 milioni sono in stato di grave insicurezza alimentare. Secondo le Nazioni Unite, dal 2023 le vittime sarebbero almeno 150.000". Ed è per questo che viene indicata come "la più grave crisi umanitaria del mondo"
Se pertanto si guarda al numero totale delle vittime, la guerra in Sudan appare oggi più letale: circa 150.000 morti contro un numero che per Gaza oscilla tra i 60.000 ufficialmente registrati e stime indipendenti superiori agli 80.000 per il periodo analizzato.
Se invece si considera la concentrazione della mortalità sulla popolazione civile, Gaza rappresenta un caso particolarmente estremo: un territorio molto piccolo, densamente popolato, dove la maggioranza delle vittime identificate appartiene a categorie civili (donne, bambini e anziani).
In termini assoluti, dunque, il Sudan ha probabilmente causato più morti complessive. In termini di impatto sulla popolazione civile in rapporto alla popolazione residente, Gaza presenta però uno dei livelli più alti registrati nei conflitti armati contemporanei.
1.4 - Il sangue dei più piccoli: l'appello UNICEF e il paragone con il 2004
Il 28 aprile 2026, l'UNICEF ha lanciato un "Child Alert". L'allarme descrive una situazione in cui cinque milioni di bambini della regione del Darfur "si trovano in uno stato di estrema deprivazione", con in più alcune aree del Nord Darfur dove la malnutrizione acuta ha raggiunto livelli da carestia.
I dati sono agghiaccianti: nei soli primi tre mesi del 2026, almeno 160 bambini sono stati uccisi e 85 feriti, con una tendenza in peggioramento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Le violenze contro i minori includono l'uccisione di almeno 1.300 bambini nella sola città di El Fasher, molti dei quali colpiti da esplosivi e droni.
L'allarme dell'UNICEF è un agghiacciante deja-vu che riporta alla mente la crisi del Darfur del 2004. Tuttavia, a differenza del 2004, quando il mondo si mobilitò spinto da una campagna di sensibilizzazione globale senza precedenti guidata da Hollywood e dai media, la risposta internazionale oggi è stata estremamente limitata.
Come ha affermato il rappresentante UNICEF in Sudan, "vent'anni fa, le star di Hollywood facevano a gara per salire su aerei e autobus per visitare il Darfur. Oggi, l'interesse è zero".
L'epicentro della crisi sudanese è ancora una volta la regione del Darfur.
Nell'ultimo comunicato dell'Unicef si legge: "In Darfur, i bambini vengono uccisi e mutilati, sradicati dalle loro case e spinti in estrema fame, malattie e traumi. Da nessuna parte l'impatto è stato più grave che in Al Fasher. Dall'aprile 2024, più di 1.500 gravi violazioni contro i bambini sono state verificate in Al Fasher, tra cui l'uccisione e la mutilazione di oltre 1.300 bambini, molti con armi esplosive e droni, nonché violenza sessuale, rapimenti e reclutamento e uso da parte di gruppi armati".
1.5 - Il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nella guerra
Il conflitto armato in Sudan è diventato un terreno di scontro per i giochi di potere regionali. Se l'Egitto, la Turchia e l'Arabia Saudita sostengono l'esercito sudanese, la principale potenza straniera coinvolta nel conflitto sono gli Emirati Arabi Uniti, che sono accusati di fornire armi alle Forze di Supporto Rapido. Le prove di questa fornitura di armi sono schiaccianti. Casse di missili Kornet recano la scritta "Abu Dhabi" e "Comando logistico congiunto degli Emirati Arabi Uniti". Un alto ufficiale sudanese ha dichiarato: "Le prove si sono accumulate e ora lo sappiamo. Il Sudan è stato distrutto a causa degli Emirati".
1.6 - Il business dell'oro insanguinato
Va detto che gli Emirati Arabi Uniti hanno un interesse specifico nel Sudan. In cambio delle armi fornite, gli Emirati ricevono oro. Negli ultimi anni, gli Emirati hanno importato dal Sudan quasi 2 miliardi di dollari in oro, in gran parte estratto da miniere controllate dalle RSF nella regione occidentale del paese.
1.7 - Il silenzio della NATO
Nonostante le prove schiaccianti, gli Emirati Arabi Uniti non solo non sono stati sanzionati, ma continuano ad essere considerati un partner strategico dell'Occidente. Il segreto di questa immunità risiede nell'enorme potere economico e finanziario degli Emirati. Gli Emirati investono miliardi in Europa e negli Stati Uniti, acquistano armi avanzate (anche italiane) e sono un partner chiave sia per il settore energetico che per la difesa.
L'Occidente, attraverso i propri legami finanziari con gli Emirati, gli investimenti e la sua geopolitica in Medio Oriente, pratica una sorta di doppio standard: da un lato prende duramente posizione contro chi viola i diritti umani se appartiene al campo geopolitico avverso, dall'altro tace quando le atrocità vengono da un ricco alleato, partner in affari.
1.8 - Il fallimento di Berlino: diplomazia a pezzi
La conferenza internazionale per il Sudan tenutasi a Berlino il 15 aprile 2026, in occasione del terzo anniversario dello scoppio della guerra, ha rivelato chiaramente la profonda divisione della comunità internazionale.
Nonostante i quasi €1,5 miliardi in aiuti umanitari raccolti, i paesi del Quadrilateral Security Dialogue (Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto) non sono riusciti a trovare un accordo su una dichiarazione comune, a causa della rivalità tra Arabia Saudita (sostenitrice dell'esercito nazionale sudanese) ed Emirati Arabi Uniti (sostenitrice delle RSF).
Questo fallimento diplomatico rappresenta un'ulteriore macchia per la comunità internazionale, che si è dimostrata in grado di mobilitare risorse per altri conflitti, ma incapace di trovare un accordo per fermare le armi in Sudan.
1.9 - Un bivio per l'umanità
Il Sudan è oggi la peggiore crisi umanitaria del mondo, ma rimane assente dal dibattito pubblico internazionale. L'UNICEF ha lanciato un appello di 962,9 milioni di dollari per il 2026, ma ha ricevuto solo il 16% dei fondi necessari; mentre sul campo, una generazione di bambini rischia di essere perduta per sempre. Appello per il quale 20 anni fa ci sarebbe stata una grande mobilitazione globale, ma che oggi viene accolto da un assordante silenzio.
Il conflitto è alimentato senza sosta dall'ingresso di armi e capitali interessati alle materie prime, come l'oro. Ma l'assenza di una risposta diplomatica internazionale e di una forte pressione mediatica consentono a questa strage di continuare senza conseguenze per i colpevoli.
Il grido del missionario comboniano padre Diego Dalle Carbonare riassume tutta la frustrazione di chi assiste impotente: "Si parla di Gaza, di Ucraina, ora della guerra in Iran. Giusto, ma mi chiedo perché a nessuno interessi la sorte di milioni di sudanesi"__.
Oggi le madri sudanesi continuano a vegliare i loro figli che non hanno nulla da mangiare, mentre i signori della guerra e i governi stranieri commerciano oro e armi per prolungare un sanguinoso conflitto che non fa notizia.
Albert, revisione della presente scheda: 2 giugno 2026
www.peacelink.it/albert
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