Ancora nessuna sanzione verso gli Emirati Arabi Uniti che armano il sanguinoso conflitto in Sudan
Sudan: cosa è successo tra giugno e luglio
Aggiornamento in sintesi
Tra giugno e luglio 2026 la guerra in Sudan si è aggravata soprattutto attorno a El-Obeid, nel Kordofan settentrionale, dove gli attacchi con droni delle RSF hanno colpito civili e infrastrutture essenziali. L’ONU ha verificato 15 attacchi in tre settimane di giugno, con almeno 45 civili uccisi, e il 6 luglio il Consiglio ONU per i diritti umani ha aperto un’inchiesta urgente sugli abusi nella zona. UNICEF ha segnalato almeno 330 bambini uccisi o feriti nei primi sei mesi del 2026 in Sudan, mentre G7, UE e Regno Unito hanno rilanciato pressioni diplomatiche e nuove sanzioni contro le reti che finanziano il conflitto armato. Ma nessuna sanzione è stata adottata verso gli Emirati Arabi Uniti che armano il conflitto, e questo perché sono un partner strategico della Nato.
Sudan, luglio 2026: El-Obeid al centro della crisi
Tra giugno e luglio 2026 la guerra in Sudan ha conosciuto una nuova e pericolosa escalation attorno a El-Obeid, nel Kordofan settentrionale, dove le forze di supporto rapido (RSF) hanno intensificato gli attacchi con droni e la pressione militare sulla città, ancora sotto controllo dell’esercito sudanese (SAF) ma esposta a condizioni di assedio di fatto.

Secondo l’ONU, in tre settimane di giugno sono stati verificati 15 attacchi con droni che hanno ucciso almeno 45 civili nella città e nelle aree circostanti, colpendo anche infrastrutture essenziali come impianti elettrici, reti idriche e strutture sanitarie. Human Rights Council e Alto Commissariato ONU hanno parlato apertamente di rischio di atrocità di massa e il 6 luglio il Consiglio ONU per i diritti umani ha approvato una risoluzione che apre un’inchiesta urgente sugli abusi a El-Obeid.
Emergenza umanitaria
L’impatto umanitario è molto grave. UNICEF ha avvertito il 6 luglio che nei primi sei mesi del 2026 almeno 330 bambini sono stati uccisi o feriti in Sudan, con oltre 35 vittime minorili registrate da maggio nello stato del Kordofan settentrionale, in gran parte a causa di droni e altri attacchi. L’agenzia ONU stima inoltre che circa 500.000 civili siano a rischio a El-Obeid e nell’area circostante, mentre scuole, ospedali, sistemi idrici e mercati risultano sempre più danneggiati.
Le organizzazioni umanitarie segnalano anche un forte peggioramento dell’accesso a beni essenziali e servizi di base, con effetti diretti sulla popolazione sfollata e sulle famiglie già colpite da mesi di guerra. Per questo l’attenzione internazionale si concentra sempre più sul rischio che El-Obeid diventi il nuovo grande epicentro della crisi dopo El-Fasher, nel Darfur.
Pressione diplomatica: un quadro bloccato
Sul piano diplomatico, il 15 luglio G7 e Unione europea hanno chiesto alle RSF di cessare immediatamente ogni azione che metta in pericolo i civili a El-Obeid e hanno sollecitato il Consiglio di Sicurezza ONU a estendere l’embargo sulle armi a tutto il Sudan. Nello stesso giorno l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani ha pubblicato un rapporto che descrive la guerra sudanese come sostenuta da una vera e propria “economia di guerra”, con particolare attenzione alla filiera della gomma arabica e ai rischi che essa pone per i diritti umani e le catene di approvvigionamento globali.
Il quadro negoziale resta però bloccato. Le parti continuano a porre condizioni incompatibili con un cessate il fuoco credibile, mentre l’ONU e l’UE insistono sulla necessità di proteggere i civili e garantire accesso umanitario senza ostacoli.
Sanzioni e finanziamento del conflitto
Il 16 luglio il Regno Unito ha annunciato nuove sanzioni mirate contro 11 individui ed entità legati alle reti di finanziamento, approvvigionamento e commercio che alimentano la guerra in Sudan. Le misure colpiscono anche circuiti internazionali che passano per Dubai e Hong Kong, con l’obiettivo di interrompere i flussi economici che trasformano oro e traffici illeciti in risorse per il conflitto.
Queste sanzioni confermano che il conflitto armato sudanese non è solo una guerra sul terreno, ma anche una guerra collegata a reti economiche transnazionali difficili da disarticolare o - peggio ancora - che non si vogliono affrontare alla radice. Vedere il punto successivo.
Ancora nessuna sanzione verso gli Emirati Arabi Uniti che armano il conflitto
Non risultano sanzioni adottate contro il governo degli Emirati Arabi Uniti che armano il conflitto. Essendo gli Emirati Arabi Uniti saldamente collegati alla NATO le sanzioni si sono limitate a singole persone, società e reti finanziarie collegate al conflitto armato in Sudan. Lo scandalo dell'inazione dell'Occidente verso gli Emirati Arabi Uniti è recentemente emerso in forma evidente.
Regno Unito
Il 16 luglio 2026 il Regno Unito ha annunciato sanzioni contro 11 individui ed entità legati alle reti dell’oro e del finanziamento della guerra in Sudan. Le misure colpiscono circuiti commerciali e finanziari, e le fonti britanniche parlano di reti illecite che alimentano il conflitto, non di una sanzione contro gli Emirati Arabi Uniti in quanto Stato. Le notizie disponibili indicano anche la presenza di società con sede negli Emirati tra i soggetti toccati, ma il bersaglio resta la rete, non lo Stato emiratino.
Unione europea
Sul piano UE, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione il 8 luglio 2026 che, per la prima volta, nomina esplicitamente gli Emirati Arabi Uniti come attore che contribuisce ad alimentare la guerra in Sudan e chiede azioni mirate contro alcune entità. Però il Consiglio dell’UE ha scelto un approccio diverso, approvando il 13 luglio un divieto sul commercio di oro sudanese e sulle esportazioni di mercurio e cianuro verso il Sudan, senza imporre sanzioni dirette agli Emirati Arabi Uniti. Quindi l’UE ha colpito l’economia di guerra, ma non ha sanzionato formalmente lo Stato emiratino.
Stati Uniti
Le informazioni trovate confermano che gli Stati Uniti hanno colpito reti e società riconducibili al sostegno alle RSF, alcune delle quali operano o sono registrate negli Emirati, ma non hanno imposto sanzioni allo Stato degli Emirati Arabi Uniti. Le accuse americane e internazionali puntano al ruolo emiratino nel sostegno alle RSF, ma il livello delle misure resta quello di sanzioni mirate, non statali.
ONU e Consiglio di Sicurezza
Non emerge alcuna sanzione ONU contro gli Emirati Arabi Uniti per il conflitto sudanese. Le fonti riportano invece un forte scontro politico e diplomatico attorno alle accuse di sostegno alle RSF, ma senza un provvedimento del Consiglio di Sicurezza che sanzioni Abu Dhabi. In altre parole, l’ONU segnala e documenta, ma non ha imposto misure restrittive contro lo Stato emiratino.
In sintesi
In sintesi non ci sono sanzioni internazionali dirette contro gli Emirati Arabi Uniti come Stato per il loro ruolo nel conflitto in Sudan; esistono invece sanzioni mirate contro individui, società e reti economico-finanziarie, alcune con base o collegamenti negli Emirati.
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