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BNL e Antonveneta. Le scalate dei “furbetti”, la finanza buona e la politica.

26 settembre 2007 - Carlo Ruta
Fonte: "L'isola possibile"

Dopo mesi di pausa, si ritorna a parlare di Antonveneta: soprattutto a seguito delle accuse alla politica lanciate dal Gip Clementina Forleo, sulla scorta di alcuni dati di fatto. Va sempre più chiarendosi in effetti che a supportare e a condividere la scalata della banca di Padova, di altri istituti di gran nome, come la Bnl, e del “Corriere della Sera”, operata da “furbetti” dal passato mosso e tuttavia straordinariamente ricchi, sono stati non solo brani della finanza storica e istituzioni forti della repubblica, ma pure circoli politici, di vario orientamento. Allora, se con le clamorose “dimissioni” del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, si intendeva porre fine allo scandalo di quelle scalate finanziarie, alcuni materiali di cui adesso si dispone, e che i magistrati intendono utilizzare in modo pieno, riaprono di fatto il gioco, mentre altri uffici giudiziari insistono a investigare i conti di Danilo Coppola, che di quelle trame fu uno degli interpreti, e di alcuni suoi referenti.

La vicenda delle intercettazioni ai politici, sollevata dalla Forleo e al centro dell’attuale dibattito, presenta indubbiamente aspetti significativi, anzitutto perché pone sul banco degli “accusati”, con altri parlamentari di minore livello e di vari schieramenti, i ds D’Alema e Fassino, e soprattutto il primo, attuale ministro degli esteri e vice presidente del consiglio. Dal testo delle registrazioni, affiora in effetti un D’Alema partecipe e convinto, a prescindere ovviamente dalle possibili ricadute penali cui potrebbe essere interessata la Forleo. Si possono fare allora delle considerazioni. Da anni ormai i DS, seppure non del tutto dimentichi del welfare e dei valori della vecchia sinistra, si trovano a dover interloquire con il liberismo più rapace, con i salotti più o meno buoni dell’economia, con i poteri forti della finanza. E in tale percorso, da un capo all’altro del paese, dalla Milano di Piazza Affari alla Sicilia, non sono certo mancate le spregiudicatezze. E’ nelle cose quindi che l’Unipol di questi anni, retta da Consorte, espressione appunto dei tempi, non sia più quella degli anni settanta: quando il partito di Berlinguer recava grandi ragioni per scommettere sulla propria differenza. Tante, troppe cose evidentemente sono mutate. E tuttavia nella valutazione dei fatti è importante che vengano introdotti altri elementi.

Il D’Alema del “Consorte, facci sognare” è purtroppo, anche lui, un’espressione del nostro tempo; assai sgradevole per l’Italia civile che permette oggi alla coalizione di Prodi di governare. Nel contesto di riferimento, cioè nella trama finanziaria che è motivo di indagine giudiziaria, viene tuttavia difficile considerarlo una figura forte. Pur partendo da una diversa prospettiva, si direbbe quindi che abbia ragione la Forleo nel marcarne la debolezza. L’attuale ministro degli esteri sta facendo un proprio tirocinio, greve, triste. Ma i poteri autenticamente forti della finanza, di quella più temeraria in particolare, recano un loro stile, credono nell’esclusività, si organizzano in club, e non è detto che, nella normalità almeno, trovino profittevole una mediazione con la politica contingente, tanto più con quella che deve fare comunque i conti, perché il paese civili la ritrovi credibile, con i diritti, la legalità, la democrazia.

Senza nulla togliere alla denuncia verso le complicità politiche e istituzionali, che va fatta fino in fondo, è allora importante che, da parte della magistratura e di chi fa informazione, rimanga forte l’intendimento di far luce in direzione di tali poteri, che proprio perché largamente al buio e in virtù della loro forza possono sottrarsi alle regole della democrazia. Solo così in effetti tali potentati possono essere sufficientemente indeboliti, come testimonia appunto la vicenda del governatore Fazio.


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