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Rita Atria, l'oltraggio continua

Non sono bastati Marco Amenta e le sue strumentalizzazioni. Adesso Piera Aiello, cognata di Rita e (ex?) testimone di giustizia viene prima tradita da due appartenenti all'Arma dei Carabinieri e poi abbandonata dallo Stato.
13 maggio 2009 - Alessio Di Florio

Rita Atria

E' una storia da basso impero, canterebbe Dé Andre. E veramente viene da impressionarsi allo squallore di una vicenda che, mese dopo mese, appare sempre più assurda.
Quasi un accanimento sulla memoria e gli ideali di Rita. Assassinata una seconda volta, 18 anni dopo la sua morte fisica. Ed esattamente come allora, abbandonata dallo Stato Italiano.

La vicenda storica di Rita Atria, e della cognata Piera Aiello, è nota. O almeno dovrebbe esserla, in quest'Italia che sventola proclami di sicurezza e leggi contro gli indifesi, e abbandona chi la legalità la costruisce ogni giorno nelle strade e nelle città. Qualcuno in questi giorni ha parlato di 'Robin Hood' al contrario, debole con i ricchi e forte con i poveri. A questo scopritore dell'acqua calda verrebbe voglia di chiedere perché non sta difendendo Piera o se si ricorda chi è Carlo Ruta ...

E quindi, a beneficio di chi soffre di amnesia ricordiamo che Rita Atria e Piera Aiello facevano parte di una delle più importanti e potenti famiglie mafiose di Partanna. A undici anni viene ucciso il padre Vito. Nel 1991 il fratello Nicola. Dopo questo secondo efferato omicidio Piera, e subito dopo, Rita (che ha solo 17 anni!) decidono di collaborare con la giustizia. Le loro rivelazioni, che si rivelano decisive per arrestare diversi mafiosi e avviare un'indagine su Vincenzino Culicchia (per trent'anni sindaco di Partanna), vengono raccolte da Paolo Borsellino, che diventerà quasi un secondo padre per Rita. E, dopo la strage di Via D'Amelio, sentitasi sola ed abbandonata Rita si toglierà la vita.

Il 2009 è cominciato malissimo per la memoria di Rita, strumentalizzata e manipolata nel film 'La siciliana ribelle' di Marco Amenta. Vita Maria, figlia di Piera, in una lettera aperta diffusa dall'associazione 'Rita Atria', parla apertamente di tradimento della memoria scrivendo che è 'stanca di leggere sui giornali e sui siti web che "è rimasto toccato dalla vicenda", stanca di veder speculare sulla memoria di mia zia' aggiungendo accuse precise e circostanziate ad Amenta. Sul principale quotidiano nazionale, di cui preferisco non fare il nome per non rischiare di fare pubblicità al quotidiano o al loro sito web, è arrivata soltanto un'intervista ad Amenta. Dare la parola alla famiglia di Rita categoricamente escluso. Ma non stupisce. Siamo nelle settimane dello sciopero della fame e della sete di Pino Masciari. Nessun telegiornale, nessuna trasmissione televisiva ne ha parlato. Erano troppo impegnati a dare i titoli principali ad un divorzio stucchevolte e sinceramente nauseante. Neanche quando Pino è stato ricevuto da Napolitano gli hanno dedicato pochi minuti.

L'ultimo mese ha visto ancora una volta Piera, e la sua famiglia, abbandonati dallo Stato e dagli italiani. Il 14 aprile, una settimana dopo che è accaduto, l'associazione 'Rita Atria' informa che è saltata la protezione di Piera Aiello, 'per la sprovvedutezza (e vogliamo sperare non sia per collusione con gli interessi dei suoi potenziali attentatori, sta allo Stato accertare questa eventualità scellerata) di due uomini dell’Arma dei Carabinieri'. Nel durissimo comunicato ci si rivolge direttamente alle Istituzioni e agli organi di stampa. Alle prime si chiede di 'intervenire esemplarmente e severamente per difendere la propria dignità istituzionale contro i responsabili di un simile scempio'. Ai secondi di informare e portare i riflettori su Piera, e su quanto accaduto, perché 'possono costituire l’unica vera forma di garanzia per la Sicurezza di Piera'.

Il 16 aprile Antonella Serafini scrive su Censurati.it che 'il servizio centrale di protezione continua a tacere. Pilato si pronunciò prima di lavarsi le mani, Giuda si impiccò dopo aver tradito. I carabinieri e il servizio centrale di protezione non arrivano neanche ad avvicinarsi al loro esempio. Sono molte tacche sotto, ma molte'.

Appaiono parole durissime. Ma, come spesso accade, la realtà è peggio. Il 12 maggio l'associazione pubblica la risposta del Sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, già protagonista in passato della vicenda di Pino Masciari (al quale disse che la scorta andava revocata per la sua attività nelle scuole e in pubblico ...). Nella lettera si scopre che Piera non è più seguita dal Servizio Centrale di Protezione e che sono stati incaricati 'gli organi del posto di decidere sulle misure di sicurezza ordinarie che più ritiene opportune'. Nella lettera indirizzata da Piera a Mantovano si legge tutta la sua rabbia, la sua amarezza. Sono sentimenti che non si possono che condividere. Una frase condensa tutta la vicenda. Poche parole, ma significative. 'Queste sono le ultime parole che le rivolgo, non voglio nessuna risposta ( può procedere nelle sedi opportune), e le assicuro che tutto ciò che ho detto sono disposta a dirlo davanti a qualsiasi tribunale, mi avete reso la vita un’inferno , ma non siete riusciti a togliermi la cosa più importante la DIGNITÀ'.

Dé Andre, tornando all'inizio, si domandava 'lo Stato che fa'. La risposta era 'si costerna, s'indigna, s'impegna poi getta la spugna con gran dignità'.
Se lo è mai stato, non è più così. Perché qua costernati e indignati sono i cittadini onesti, le persone vere come Piera. E di dignità c'è solo la sua.

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