quando la libertà non ha bisogno di scalette

Ciao Roma, qui Torino!

Il dovere d'informare, il diritto d'essere informati ci ha uniti tutti con un unico obiettivo: libertà sempre per proteggere la democrazia di Stato
4 ottobre 2009 - Nadia Redoglia

Davanti al secentesco Palazzo Carignano, sede del primo parlamento italiano, un tavolino protetto da un piccolo gazebo e un amplificatore portatile a batterie. Così l'associazione Stampa Subalpina, la sezione piemontese della Fnsi, aveva pensato d'allestire il presidio dell’ 'io ci sono'. A posteriori ci siamo resi conto che avremmo dovuto allestire un palco con amplificatori seri. Ma andiamo con ordine. Contavamo di intrattenere i torinesi a passeggio nel sabato pomeriggio, distribuendo distintivi e volantini. In pochi minuti abbiamo realizzato che i cittadini non passavano da lì per caso. Ci volevano proprio stare partecipando in prima persona, unendosi a noi in un'unica voce. Di colpo la piazza era al completo e le vie che vi sfociano pure. Erano lì fermi. manifestazione contro il  bavaglio 3 ottobre 209 Ci siamo guardati increduli, non avremmo mai più immaginato una folla di questa straordinaria portata. Le simpatiche spille del cagnolino al guinzaglio “informazione al guinzaglio? No, grazie” distribuite tra la folla che non poteva più avvicinarsi al gazebo in un attimo erano finite: 2.000. Per accontentare tutti ne sarebbero occorse almeno altrettante. Un gruppo di giovani intanto spargeva sul selciato una serie di quotidiani sepolti da mazzi di fiori: loculi che attendono la stampa ora in pericolo di vita. Uno dopo l’altro spuntavano improvvisati cartelli di protesta e via via le bandiere. Anche le telecamere Rai si facevano largo tra tutte quelle presenti. Quello non era più un presidio, ma una manifestazione in piena regola. Un grazie di cuore ad Alessandra Comazzi, segretaria dell'associazione, che si è trovata a organizzare sul momento la festa inaspettata. Al microfono si sono succeduti in tanti, ma nessuno si era preparato il discorso. Tutti hanno semplicemente raccontato come stanno vivendo il suono delle sirene d'allarme, evidentemente non insonorizzato dalle urla bugiarde. Che la libertà di stampa sia imbavagliata o semplicemente tenuta a un corto guinzaglio, poca differenza fa. " Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" E sta proprio in quel tutti la chiave della libertà ed è innegabile che ora questa chiave non è in dotazione a tutti. A quel piccolo amplificatore si sono così succedute le voci più eterogenee. Tra gli amministratori erano presenti il presidente Saitta "il nostro Paese sta vivendo una fase autoritaria che impedisce ai giornalisti il proprio dovere e ai cittadini il loro diritto", gli assessori regionali Bairati e Oliva che ha portato il messaggio della presidente Bresso. Poi gli esponenti del Pd, Sinistra e Libertà, Idv. Unanimi hanno dichiarato che difendere la libertà di stampa equivale a difendere la democrazia. Significative e toccanti le parole di Cornelio Valetto, iscritto all'ordine dei giornalisti dal 1949, ex partigiano "il momento è grave, non vogliamo un altro 1943-45 !" Si sono succeduti giornalisti, volti noti del Tgr piemontese, così come le firme delle testate stampa nazionali, locali, web. Importanti le voci dei docenti d’ogni grado che, preposti alla formazione, si chiedevano come questa possa essere possibile senza l’informazione. L’ovazione è arrivata con l’intervento del Prof. Zagrebelsky presente tra la folla come tutti noi. Ciao Roma, qui Torino Anche la sua presenza non era programmata per il semplice fatto che non c’era proprio un programma. Il giurista non s’aspettava un’accoglienza così calorosa, spontanea, amica, ma questa gente avvertiva intensamente che lui è rappresentante della nostra meravigliosa Costituzione, perciò è stato applaudito a lungo. Ci ha portato la notizia che pochi minuti prima era uscita la sentenza nella causa di risarcimento danni per corruzione giudiziaria nel cosiddetto Lodo Mondadori.

Noi c’eravamo e oggi senz’altro abbiamo imparato che non siamo soli. Da qui viene fuori che noi dobbiamo esserci sempre e non solo fare finta di starci. Dalla nostra abbiamo la Costituzione, il nostro tutto.

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