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Bologna e quella terribile esplosione nella storia di tanti di noi

Mio nonno su History Channel

"Come ogni mattina, il 2 Agosto 1980 mio padre e mio nonno salgono sul treno delle 05.10 e partono per Bologna..."
2 agosto 2012 - Alessandro Ronchi

Questo articolo è stato pubblicato 4 anni 11 mesi fa

Ieri sera, come avevo preannunciato, History Channel ha mandato in onda un servizio realizzato grazie al contributo di alcune riprese amatoriali inedite dei soccorsi della strage di Bologna del 2 Agosto 1980.

Questo video era già presente in rete, ma non ne ero a conoscenza e non lo avevo mai visto.
Capirete lo stupore di guardarlo per la prima volta e vedere ripreso più volte mio nonno, Ronchi Nello, mentre aiuta pompieri e medici. Così, ancora emozionato, credo valga la pena di raccontare una storia, quella della parte della strage vissuta dalla mia famiglia.

Io sono nato nel 12 Aprile dello stesso anno. Mio padre e mio nonno lavoravano per le poste italiane. Il primo a Modena, il secondo nella Stazione di Bologna. Come ogni mattina, il 2 Agosto 1980 mio padre e mio nonno salgono sul treno delle 05.10 del mattino e partono per Bologna, dove mio padre prenderà la coincidenza del treno per Milano. Così, alle 6 circa, i due si lasciano come al solito nel primo binario, quello che verrà sommerso dalle macerie più o meno 4 ore dopo.

 

                     La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,

                     siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.

 

Mio nonno si trovò, quindi, sul luogo della strage prima di tutti gli altri mezzi di soccorso, assieme alle persone graziate dall’esplosione che si trovavano in stazione. Senza un graffio esterno, assiste alla scena che oggi, nonostante il distacco della televisione, fatichiamo a guardare nelle riprese.

Queste scene per un paio di anni lo cambieranno completamente, farà fatica a parlare ed a dormire, ed anche con il tempo non riuscirà più a raccontarle, tanto che le poche informazioni che ho le ho raccolte da mio padre, allora ventiduenne.

In quel momento, però, con il suo grembiule delle Poste, aiuta i soccorsi come fosse un pompiere.
Mio nonno è sempre stato così, ha sempre fatto quello che era da fare.

 

                    E poi la gente,

                    (perchè è la gente che fa la storia)

                    quando si tratta di scegliere e di andare,

                    te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,

                    che sanno benissimo cosa fare.

 

Mio padre, ormai lontano da Bologna, non sapeva quello che era accaduto: senza cellulari e computer sulla scrivania le notizie più veloci vengono dalla televisione e dal passaparola. Quando dopo un tempo che sicuramente sarà stato infinito ha chiamato a casa non sapeva ancora nulla. Mia madre, senza dire una parola, sentendo la sua voce si è messa a piangere.

E lui, immediatamente terrorizzato, ha pensato che fosse accaduto qualcosa a suo figlio di tre mesi. Solo Gaetano, l’altro mio nonno, riuscì a spiegare quello che era successo ed il pianto di gioia provocato dal sentire di nuovo la sua voce.

Quello che la mattina pareva scontato e dovuto, ora era la più grande gioia del Mondo.
La mia famiglia, quindi, era stata incredibilmente graziata dalla strage.

 

                       Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,

                       la storia entra dentro le stanze, le brucia,

                       la storia dà torto e dà ragione.

 

In famiglia stiamo decidendo ancora come far sapere del video di History Channel a mio nonno e se mostrarglielo: come potrete immaginare anche dopo tanti anni la questione rimane ancora delicata.

Spesso guardiamo lontano, cercando modelli da imitare. A volte anche troppo, quando ci facciamo influenzare da persone che senza aver mai fatto fatica si trovano su tutte le prime pagine.

Io ho sempre avuto ammirazione per la mia famiglia: di mio padre ventenne che si svegliava alle 4 per andare a lavorare, di mia madre che lavorava e faceva la mamma di due figli, della mia bisnonna, giovane vedova di guerra, che faceva trenta chilometri al giorno di bicicletta per lavorare al sanatorio ora ospedale Pierantoni, del mio nonno che, costretto dalla morte del padre, lascia l’università di Venezia e torna a casa ad occuparsi della famiglia…

 

                     E poi ti dicono “Tutti sono uguali,

                     tutti rubano alla stessa maniera”.

                     Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene  la                          sera

 

Così oggi mi alzo ogni mattina e qualsiasi sforzo faccia mi sento in debito, sperando di avere raccolto tra le tante combinazioni di geni un po’ di quel sangue onesto e lavoratore, del quale sono e sarò sempre fiero.

 

                      La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,

                      siamo noi, bella ciao, che partiamo.

                      (La storia siamo noi, Francesco De Gregori)

Note:

Dal BLOG di Alessandro Ronchi

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