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Il “c’era una volta” invoglia e alletta il gusto di tornare a “quella volta”…

Salone del gusto…e di tutti gli altri sensi

C’era una volta…E’ tra gli incipit che più sfruguglia il nostro “sesto senso” perché fornisce ottimi elementi per attivare i più concreti sensi del sapore, dell’ascolto, del tocco, del profumo, della vista.
26 ottobre 2012 - Nadia Redoglia

Io mi sento proprio così al Salone del Gusto di Torino, quest’anno (giustamente) diventato tutt’uno con Terra Madre. Non sono addetta ai lavori, appartengo alle specie che abbisognano di bere e mangiare per vivere e, solo in questo modo, possedere dunque tutte le peculiarità naturali necessarie a convivere con i miei simili e tutte le altre specie viventi.

Carlo Petrini nel 1989 fondò a Parigi il movimento internazionale Slow Food. Il suo obiettivo: la tutela della biodiversità e la sostenibilità agroalimentare. Il Time Magazine nel 2004 lo ha qualificato “Eroe Europeo” e nel 2008 il Guardian lo ha insignito, unico italiano, tra le 50 persone che potrebbero salvare il mondo. Per me è “semplicemente” l’uomo che ha ascoltato la terra, il mare e il cielo mentre tutti gli altri hanno scelto a priori di zittirlo, potendolo fare in quanto dotati di quell’ormai noto strapotere che ha scelto di tutelare e proteggere esclusivamente gli interessi particolari di “pochi” a scapito degli interessi generali, per (naturale) diritto, di troppi. Se non si beve e non si mangia, si muore. E’il sistema più redditizio per eliminare chi “non serve”: assai più economico, sbrigativo e meno impattante, degli armamenti.

A Slow Food si sono così agganciati i sani produttori e trasformatori di terre, mari e cieli sani di per sé o sanati dall’uomo del “c’era una volta”... Salone del gusto

Nel padiglione “Oval” dedicato a Terra Madre (mai nome fu più appropriato!) scopro radici, semi, foglie, fiori, frutti, bacche biologicamente coltivabili e cucinabili in ogni forma, in ogni spazio del pianeta: tiepido, caldo, bollente, arido, mite, fresco, freddo, ghiacciato. Sono tutti prodotti che si potranno mangiare crudi al momento o dopo mesi, cotti perché stesi al sole 48 ore, bolliti, arrostiti, fritti, al vapore, alla brace, sulla pietra, a fuoco vivo, conservati grazie al sale, all’olio, alle fosse più o meno profonde, essiccati. E’ l’universo cibo per nutrire in modo sano e fresco ogni famiglia della terra, riscoperto dai cuori e dalle menti appassionati di nuove generazioni, capaci, nonostante i sacrifici, di ridare vita a ciò che una volta (finanche secoli fa) fu il sapere degli anziani. In Africa (giusto per citare un continente tra i più poveri), grazie all’impegno Slow Food, esistono a oggi 1000 orti, vitali per la sopravvivenza delle comunità, ottenuti al costo di circa 900 euro ciascuno (chiunque può partecipare all’adozione: progetto@lionsitalia.org).

Sentite questa che ha dell’incredibile: la moringa. E’ pianta d’alto fusto che cresce ovunque nelle zone tropicali. Le sue caratteristiche e proprietà nutrizionali, racchiuse in tutte le sue parti (pianta pressoché unica tra i vegetali), crude o cotte sono perfetto equilibrio per tutta la gamma degli aminoacidi, compresi i più pregiati. Qualche esempio: 100 grammi di foglie di moringa apportano  1130 mg. Di vit. A (carote: 315) vit. C 220 (arance: 30) Calcio 440 (Latte vaccino: 120) potassio 259 (Banane: 88) proteine 6700 (latte vaccino:3200). La farina dei suoi semi è ottimo depuratore dell'acqua e d’altri liquidi alimentari. Cattura batteri e impurità inglobandoli in fiocchi che poi precipitano al fondo, lasciando il liquido limpido. L’olio che se ne ricava è emolliente e disinfettante epiteliale. I quantitativi di fogliame che produce, pur nonostante la sua risibile necessità d’acqua, sono utili  a foraggiare gli animali d’allevamento completando così il fabbisogno nutrizionale umano. Salone del gusto 2012

Lascio il padiglione di Terra Madre e i suoi caleidoscopici suoni, colori e profumi, contenta (e molto più rasserenata) d’essere sua figlia. Per spostarmi nello spazio fiere del Lingotto che accoglie il cibo prodotto e trasformato dalla sola (!) Italia,  attraverso baracchini, chioschi e carretti: le cucine del cibo di strada che sì stuzzica, ma che all’occorrenza pure sfama. E’ il gustare, mentre assapori la passeggiata, è l’utile in simbiosi con il dilettevole, è il tornare all’uscita di scuola a comprare dall’uomo in bicicletta e una sorta di casereccio rimorchio agganciato davanti o dietro, le cose buone dolci o salate che a casa si trovano mai!

Nei padiglioni che ospitano solo il nostro cibo, lo scontato “in Italia si mangia bene” si rivela piuttosto che assunto orgoglioso, monito che richiama attenzione. Enormi cartelli avvertono: “Noi mettiamo il cibo, tu mettici la testa”. Quanto è vero! La nostra terra e i nostri mari hanno una virtù unica al mondo: innumerevoli spazi ciascuno dotato di microclima differenti. E’ il clima che segna l’esistenza dello straordinario sistema idrogeologico che possediamo, formatosi attimo dopo attimo nel corso dei millenni. E’ dunque evidente che la catena alimentare, in questo stato di fatto, non poteva che formarsi (semplicemente) al meglio, ovvero adeguandosi alla perfezione. Ascoltando i contadini, gli allevatori, gli agricoltori, i produttori, gli artigiani, i bottegai, i cucinieri e tanti ancora pieni di passione nel descriverti e farti provare il gusto, il tatto, la vista, l’odorato necessari a comprendere la differenza tra “mangiare” e assaporare il cibo, ebbene si attiva quel sesto senso che ti avverte: è così non può essere diverso. Centinaia di specie, tra frumenti, uve, carni, formaggi, ortaggi, frutti, cereali raccontano storie di antiche fragranze riacciuffate per riportarle allo splendore del c’era una volta. Ma anche onore al merito per coloro che hanno preteso che non finissero mai: che hanno lottato contro la cementificazione, le macchine sofisticate, le dispersive filiere,  gli abusi e i soprusi dei mandanti e mandatari, gli artifici e raggiri delle sostanze finte, i fautori degli animali non più identificabili, inscatolati vivi e nutriti con sostanze immonde.

Loro mettono il cibo, ma vi assicuro che se oltre alla bocca noi sappiamo metterci la testa, torneremo a casa decisamente più ricchi.

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