Era il 3 novembre 1917

La fucilazione di Alessandro Ruffini durante la prima guerra mondiale

Il generale Andrea Graziani rivolse allora lo sguardo a Ruffini e, convinto di scorgere sul suo volto un sorriso beffardo, non ci pensò due volte a farlo fucilare.
4 novembre 2019
Redazione

LA FUCILAZIONE DI ALESSANDRO RUFFINI, L’ARTIGLIERE MESSO AL MURO SOLO PERCHÉ NON SI ERA TOLTO IL SIGARO DALLA BOCCA AL PASSAGGIO DEL GENERALE GRAZIANI In memoria di Alessandro Ruffini, fucilato da un generale italiano durante la prima guerra mondiale perché fumava il sigaro e sorrideva

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“Noventa di Padova, 3 novembre 1917 ore 16.30 circa. Il generale Graziani di passaggio vede sfilare una colonna di artiglieri da montagna. Un soldato, certo Ruffini di Castelfidardo, lo saluta tenendo la pipa in bocca. Il generale lo redarguisce e riscaldandosi inveisce e lo bastona. Il soldato non si muove. Molte donne e parecchi borghesi sono presenti. Un borghese interviene e osserva al generale che quello non è il modo di trattare i nostri soldati. Il generale, infuriato, risponde: “Dei soldati io faccio quello che mi piace” e per provarlo fa buttare contro un muricciuolo il Ruffini e lo fa fucilare immediatamente tra le urla delle povere donne inorridite. Poi ordina al T. colonnello Folezzani (del 280 artiglieria campale) di farlo sotterrare: “È un uomo morto d’asfissia” – e, salito sull’automobile, riparte. Il T. colonnello non ha voluto nel rapporto [porre] la causa della morte. Tutti gli ufficiali del 280 artiglieria campale possono testimoniare il fatto."

La triste vicenda di Alessandro Ruffini viene così raccontata dal giornale socialista “L’Avanti!” il 28 luglio 1919. Il generale Graziani, lungi dal fornire alcuna giustificazione all’evento nei giorni seguenti rincara la dose dalle pagine de “Il Resto del Carlino” e dello stesso quotidiano del PSI. Egli infatti sostiene che mentre era in piedi sull’automobile, ad osservare la sfilata delle sue truppe udì dei soldati “ pronunciare ripetutamente – rivolti ad un compagno – le parole: ‘levati il sigaro, levati il sigaro.” Andrea Graziani rivolse allora lo sguardo a Ruffini e convinto di scorgere sul suo volto un sorriso beffardo non ci pensò due volte a farlo fucilare.
“Valutai tutta la gravità di quella sfida verso un generale […], valutai la necessità, secondo la mia coscienza, di dare subito un esempio terribile atto a persuadere tutti i duecentomila sbandati che da quel momento vi era una forza superiore alla loro anarchia […] Legato il soldato dai carabinieri della scorta, lo ho fatto immediatamente fucilare contro il muro della casa vicina; tutto ciò si è svolto nel tempo di quattro o cinque minuti.”
Graziani infine negò di aver fatto occultare l’accaduto e dichiarò solennemente che tutto ciò è avvenuto “per il bene della Patria in pericolo”.

Così moriva Alessandro Ruffini, 23 anni, crivellato dai colpi dei carabinieri su un muro di Noventa.


La sua colpa aver tenuto un sigaro o una pipa in bocca e forse, forse, aver fatto un sorriso di troppo.

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