La preghiera di guerra

30 dicembre 2004
Mark Twain ((Trad. Renata La Rovere e Gordon Poole))

Era un tempo di grande esaltante eccitazione. Il paese era in armi,
c'era la guerra. In ogni petto ardeva il sacro fuoco del patriottismo, i
tamburi battevano, le bande suonavano, le pistole giocattolo sparavano,
i grappoli di tricche tracche fischiavano, scoppiettavano; da ogni lato
e fin dove s'estendevano i tetti e i balconi, perdendosi in prospettiva,
c'era una selva di bandiere sventolanti che splendevano al sole; giorno
dopo giorno i giovani volontari marciavano lungo il grande viale, gai ed
eleganti nelle loro divise nuove, e i padri orgogliosi, le madri, le
sorelle, le fidanzate, che li osannavano con voci strozzate per la
commossa felicità mentre essi sfilavano; ogni sera nei comizi affollati
si ascoltavano, col fiato sospeso, le orazioni patriottiche che
toccavano il più profondo del cuore e che venivano interrotte a
brevissimi tratti con cicloni di applausi, mentre le lagrime solcavano
continuamente le guance.
Nelle chiese i pastori esortavano alla devozione alla bandiera e al
Paese e si appellavano al Dio degli Eserciti, invocando il Suo aiuto per
la nostra buona causa, effondendo un'eloquenza fervida che commuoveva
ogni ascoltatore. Era davvero un momento di felicità e di grazia, e
quella mezza dozzina di spiriti sconsiderati, che si peritavano di
disapprovare la guerra e di dubitare che fosse giusta, riceverono lì per
lì un tale severo e adirato rimprovero che per salvaguardare la loro
incolumità personale si resero presto introvabili e si astennero dal
ripetere simili offese.
Arrivò la domenica mattina - il giorno dopo sarebbero partiti i
battaglioni per il fronte; la chiesa era piena; c'erano i volontari, le
facce giovani illuminate da sogni marziali - da visioni di pesanti
avanzate, di un impeto crescente, la carica veloce, le spade luccicanti,
la fuga del nemico, il tumulto, la cortina di fumo, l'inseguimento
feroce, la resa! - poi il ritorno dalla guerra, come abbronzati eroi,
salutati, riveriti, sommersi da dorate onde di gloria! Coi volontari a
capo sedevano i loro cari, orgogliosi, felici, invidiati dai vicini di
casa e dagli amici che non avevano figli né fratelli da mandare fuori
sul campo dell'onore, per vincere per la bandiera o, altrimenti, morire
la più nobile delle morti.
La messa continuava; versetti bellici si leggevano del Vecchio
Testamento; si recitava la prima preghiera; seguì un colpo d'organo che
scosse il fabbricato, e di impeto l'intera congregazione sorse con gli
occhi accesi e i cuori pulsanti, per lanciare quella tremenda
invocazione: O terribile Iddio, Tu che a tutto provvedi! Il tuono è la
Tua tuba, il fulmine la Tua spada!
Poi venne la preghiera "lunga". Nessuno dei presenti aveva mai sentito
niente di simile quanto a implorazione appassionata e a linguaggio
commovente e bello. Il senso della supplica era che il sempre
misericordioso e benigno Padre di noi tutti vigilasse sui nostri nobili
giovani soldati per aiutarli, confortarli, incoraggiarli nel loro
impegno patriottico; benedirli, proteggerli nel giorno della battaglia e
nell'ora del pericolo, sostenerli nella sua potente mano, conferir loro
forza e fiducia, renderli invincibili nello scontro sanguinoso; aiutarli
a schiacciare il nemico, concedere loro e alla loro bandiera e al Paese
imperituri onore e gloria.

Un anziano forestiero entrò e avanzò con passo lento e silenzioso lungo
la navata centrale, gli occhi fissi sul pastore, la lunga figura
rivestita di un manto che giungeva ai piedi, la testa scoperta, i
capelli bianchi che scendevano come spumeggiante cateratta sulle spalle,
la faccia segnata da un pallore innaturale, quasi di fantasma. Tutti lo
seguivano cogli occhi, dubbiosi, mentre egli avanzava in silenzio; non
si fermò, salì al fianco del pastore e rimase lì, in attesa. Il pastore,
occhi chiusi, ignaro della sua presenza, continuava a pregare commosso,
e alla fine concluse con le parole, espresse con fervore: «Benedici le
nostre armi, concedici la vittoria, O Signore nostro Dio, Padre e
Protettore della nostra terra e della nostra bandiera!» Il forestiero
gli toccò il braccio, gli fece cenno di scostarsi - il pastore, colto di
sorpresa, lo fece - e prese il suo posto. Per qualche momento con gli
occhi solenni, accesi da una luce inquietante, scrutò la congregazione
incantata, poi con voce profonda disse:
«Io vengo dal Trono - porto un messaggio di Dio Onnipotente!» Le parole
colpirono l'edificio con forza; che se ne fosse accorto o no, il
forestiero non lo diede a vedere. «Egli ha udito la preghiera del Suo
servo vostro pastore e l'esaudirà se tale sarà il vostro desiderio, dopo
che io, Suo messaggero, ve ne avrò spiegato le implicazioni - cioè, le
implicazioni complessive. Poiché essa è come tante preghiere umane, che
chiedono più di quanto comprenda chi le porge - a meno che non si fermi
a pensare.
«Il servo di Dio, e vostro, ha elevato la sua preghiera. Ha fatto una
pausa di riflessione? Si tratta di una sola preghiera? No, sono due -
una espressa, l'altra no. Entrambe sono giunte all'orecchio di Colui che
ascolta tutte le suppliche, quelle dette e quelle non dette. Ponderate
questo - tenetevelo a mente. Se volete invocare su di voi una
benedizione, siate accorti a non invocare allo stesso tempo, senza
volerlo, una maledizione sul prossimo. Se pregate per la benedizione
della pioggia per i semi che ne hanno bisogno, c'è il caso che così
facendo chiediate una maledizione per le colture del vostro vicino che
di piioggia non ha bisogno e che potrebbe averne danno.
«Voi avete udito la preghiera del vostro servo - la parte espressa. Io
sono incaricato da Dio di dare voce all'altra parte - la parte che il
pastore, e voi nei vostri cuori, avete sostenuto con le vostre tacite
preghiere. Forse per ignoranza, senza riflettere? Voglia Dio che sia
così! Avete udito le parole: "Concedi a noi la vittoria, O Signore
nostro Dio!" Basta questo. Tutta la preghiera espressa è contenuta in
queste parole pregnanti. Non c'è bisogno di elaborare oltre. Quando voi
pregate per la vittoria voi pregate per molti risultati non detti che
seguono la vittoria - che la devono seguire, che non possono fare a meno
di seguirla. Allo spirito in ascolto di Dio Padre è arrivata anche la
parte non espressa della preghiera. Egli mi ordina di esprimerla in
parole. Ascoltate!
«Signore nostro Padre, i nostri giovani patrioti, idoli dei nostri
cuori, vanno in battaglia - sii Tu loro vicino! Con loro, in spirito,
anche noi avanziamo lasciando la dolce pace dei nostri amati focolari
per colpire il nemico. O Signore nostro Dio, aiutaci coi nostri
proiettili a lacerare i loro soldati, ridurli in pezzi sanguinanti;
aiutaci a disseminare i loro campi ridenti delle pallide forme dei loro
patriottici morti; aiutaci a sopraffare il tuono dei cannoni con le urla
dei loro feriti, che si torcono doloranti; aiutaci a devastare le loro
umili dimore con un uragano di fuoco; aiutaci a cerchiare i cuori delle
loro vedove innocenti di un dolore senza speranza; aiutaci a scacciarle
via, senza un tetto, con i loro bambini, perché vaghino senza
sostentamento per le lande desolate che erano la loro patria, vestite di
stracci e affamate, assetate, alla mercè dei dardi solari d'estate e dei
ghiacciati venti d'inverno, infrante nello spirito, logorate dal
travaglio, mentre Ti implorano di conceder loro il rifugio della tomba,
che viene loro negato - per noi che Ti adoriamo, o Signore, uccidi le
loro speranze, appesta le loro vite, prolunga il loro amaro
pellegrinaggio, appesantisci i loro passi, bagna la loro via di lagrime,
macchia la neve bianca col sangue dei loro piedi feriti! Lo chiediamo
con spirito d'amore, a Colui che è la Fonte dell'Amore, e che è sempre
fedele rifugio ed amico di tutti coloro che soffrono e che cercano il
suo aiuto con cuore umile e contrito. Amen.»
Dopo una pausa: «L'avete chiesto in preghiera; se ancora lo desiderate,
ditelo! Il messaggero dell'Altissimo attende.»
Si pensò poi che quell'uomo fosse pazzo, giacché senza senso erano le
sue parole.

Note: Mark Twain (1835-1910) è uno scrittore statunitense che si è caratterizzato per testi umoristici, paradossali e bizzarri.

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