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Lettera al Direttore sulla "riunione a porte chiuse" del tavolo tecnico

"Ecco com'è che va il mondo: Un portoghese al Tavolo tecnico"

Nessuno ha avuto il coraggio di pubblicare questa lettera. Noi la pubblichiamo nella sua integrità ringraziando Biagio De Marzo per la sua testimonianza.
30 ottobre 2007
Biagio De Marzo (Un cittadino del Comitato per Taranto)

Egregio Direttore,

- Senza che ce ne siamo accorti, il "Grande Fratello" si è messo ai cancelli, ma con i "portoghesi" è dura: sono "portatori sani" del morbo del bene comune e trovano sempre qualcuno che li aiuta a sgattaiolare dentro lo stadio, purchè se ne stiano buonini, senza farsi notare e senza infettare gli altri. Lei non ha potuto sapere cosa è accaduto il 9 mattino in Prefettura al "tavolo tecnico per il monitoraggio dello stato di avanzamento dell'Atto di intesa del 23 ottobre 2006". Per colpa mia, i giornalisti sono stati messi alla porta e loro, come studenti obbedienti al comando del burbero preside, sono usciti in silenzio, pur rimurginando tra loro: ma quale segreto di Stato tratteranno stamane?

Il segreto è stato tenuto talmente bene che TV e giornali hanno riportato solo quello che hanno passato in sala stampa (come in Irak durante la guerra). Con l'unica eccezione dell'ultimo arrivato tra i quotidiani locali che ha raccolto anche qualche dichiarazione del "nemico".

Lei, egregio Direttore, mi ha ospitato parecchie volte nella sua rubrica e spero che lo faccia anche ora. Non sono nelle solite vesti di "ex siderurgico di lungo corso" ma in quelle di "portoghese", per me in disuso dall'epoca del glorioso Arsenaltaranto (credo che lei, per questioni anagrafiche, non l'ha conosciuto). Ebbene si, ho fatto il "portoghese", mi sono seduto all'esclusivo "tavolo tecnico" ed ho avuto la sfacciataggine di presentarmi, non tutti mi conoscevano, subito dopo l'introduzione del prefetto. Ho detto che in quel momento, crepi l'avarizia, avevo in testa il cappello di 12 organizzazioni ambientaliste (AIL, Associazione sinistra critica, Centro Giovanile Universitario Jonico, Comitato di Grottaglie, Comitato di Massafra, Comitato per Taranto, Libera, Movimento di Azione Cittadina, Osservatorio della legalità, PeaceLink e TarantoViva) e quello di "consulente tecnico" della UIL (ero seduto a fianco di Pugliese, Sorrentino e Palombella).

Ho fatto un pistolotto, che qualcuno ha definito un piccolo comizio, forse perchè con una certa enfasi ho detto che da tecnico so bene che i tecnici talvolta fanno, anche in buona fede, delle vere porcherie che poi fanno avallare dai politici, a cui non si riesce a porre rimedio. Ed ho citato come esempio il layout dello stabilimento siderurgico di Taranto, opera esclusiva dei tecnici, che più volte ho definito il "peccato mortale originario" che lo Stato, attraverso società interamente controllate, ha commesso nei riguardi di questa città. Noi ambientalisti, per quel poco che sappiamo, desideriamo dare il nostro contributo per cercare di evitare che altri tecnici facciano avallare dai "politici" cose che, rese pubbliche, rivelano pecche irrimediabili o quasi.

Questo è lo spirito con cui abbiamo prodotto 78 pagine di "Osservazioni" sulla domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale presentata al Ministero dell'ambiente da Ilva. Sappiamo che uno solo dei titolari del "tavolo tecnico" si oppone alla nostra presenza: che abbia il coraggio di dirlo ora, di fronte a tutti e di motivare perchè hanno paura di confrontarsi con gli ambientalisti, coram populo.

Ci ha risposto l'assessore Losappio con una brillante disquisizione sulla differenza tra il "tavolo politico istituzionale", a cui saremo invitati, ed il "tavolo tecnico di monitoraggio" da cui restiamo esclusi. Ha invitato a lasciare la sala giornalisti ed uditori.

Io sono rimasto tranquillamente al mio posto: La classe dirigente tarantina presente è rimasta silente di fronte al sopruso fatto dall'assessore regionale Losappio nei confronti dei giornalisti e di semplici cittadini, che volevano sentire con le proprie orecchie le "meraviglie" che l'Ilva aveva fatto da marzo a settembre e le altre che si apprestava a fare per ridurre l'inquinamento atmosferico. L'uditorio ha saputo che il Comune di Statte ha rinunciato al dono (che qualcuno ad alta voce ha chiamato più propriamente "polpetta avvelenata") di non ricordo quanti ettari di terreno da destinare a "parco al berillio"; ha saputo che con l'amianto c'è ancora da trottare, dopo alcune decine di anni e poi, sorpresa, c'è stata la solenne consegna agli astanti del documento, da incorniciare, della richiesta di smaltimento dell'ultimo trasformatore a PCB, che il donatore ha detto che è già storia industriale. Poi c'è stata la notizia che dopo un paio di lustri, è stata presentata al Ministero la caratterizzazione, propedeutica alla bonifica del sito finito.

C'è stata poi la minuziosa indicazione di un centinaio di interventi miracolosi sull'area sporca e a questo punto, lo confesso, mi sono un pò appisolato, riprendendomi quando ho sentito chiamare in causa i tecnici. Intorno a quel "tavolo tecnico" gli unici tecnici forse eravamo io (in qualità di silente ma udente consulente tecnico della UIL), l'ing. Di Natale dell'ARPA e una giovane ingegnera del CNR che poverina è venuta, dicono, da Milano per dare un pò di tecnicalità ai "teli tipo panno Vileda acchiappapolvere" (ho rubato l'immagine all'amico Marescotti), alti sette piani che l'Ilva assicura che tratterranno il 50 % delle polveri pesanti emesse dallo stabilimento. Vista la gentilezza della presentatrice ed ammaliati dalla bella foto a colori formato A3 delle tele, nessuno degli "abilitati a parlare" se l'è sentita di chiedere come hanno fatto a stabilire che l'abbattimento sarà del 50 % se non sanno nemmeno quanta è la polvere che viaggia nell'aere.

Poche sagge battute del prof. Assennato, D.G. di ARPA Puglia, hanno fatto capire, anche a chi non vuole sentire, che quello della "barriera di tela" sarebbe l'ennesimo pannicello caldo sul contenimento delle polveri dai parchi primari. Il funzionario Ilva (forse di recente meritatamente promosso dirigente ma che, ai miei tempi, operava diligentemente in cokeria di cui non ha dimenticato le durezze) con voce tremante per l'emozione, ha declamato, nuntio vobis, che il presidente Emilio Riva ha comunicato agli enti locali che "ILVA provvederà a realizzare i necessari interventi volti a ridurre le emissioni di diossina dall'impianto di agglomerazione, così come indicato in detto Piano" (Ndr: "detto Piano" è il "Piano di adeguamento alle linee guida B.A.T.").

Nessuno degli "abilitati a parlare" se l'è sentita di rompere quell'atmosfera commovente, per chiedere banalmente di precisare quali sono tali interventi, visto che "in detto Piano" non ce n'è neanche uno. Poi ho pensato che, forse, ero l'unico degli astanti, incluso il bravo funzionario Ilva, ad avere letto "detto Piano", ma non ero "abilitato a parlare". L'unico azzardo l'ho fatto solo quando il pirotecnico assessore Losappio, tra una battuta e l'altra, ha insultato il dr. Mazza, primario ematologo dell'ospedale di Taranto. L'ho rimbeccato a muso duro da solo, senza sapere che alle mie spalle vegliava l'agente della Digos, come l'Angelo Custode che mi ha accompagnato nell'infanzia. L'ho saputo solo stamane dall'articolo, sul già indicato quotidiano ultimo arrivato tra i locali, altrimenti lo avrei ringraziato pubblicamente dell'aiuto discreto ed efficace, non mi è stato torto un capello.

Stai a vedere che, senza accorgermene, sono entrato anch'io nel variegato mondo dell'antipolitica. E che, a settanta anni mi metto a fare il ragazzino? Poi rifletto che in RAI hanno zittito il Prof. Giovanni Sartori, e mi lamento io?

Ma per favore.

Se ci vorrà sentire ancora, egregio direttore, le racconteremo quelle benedette "Osservazioni" all'AIA, che per nostra fortuna non è la capitale dell'Olanda, ma lo strumento di legge che, usato correttamente, permetterà di ridurre sul serio l'inquinamento ambientale nella nostra città per la parte che compete all'Ilva. E' un racconto da fare a puntate, perchè anche la sintesi di 78 pagine necessita di parecchio spazio.

L'ultima notizia sull'AIA di Ilva però gliela racconto subito, altrimenti che esclusiva è. L'ing. Bruno Agricola, Direttore Generale della Direzione Salvaguardia ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, a seguito della diffida dei tarantini "ficcanaso ambientali" (è una definizione di Chomsky), ha dato trenta giorni di tempo all'Ilva per mettere a disposizione del "pubblico interessato" i documenti impropriamente dichiarati "riservati" o "secretati". In tal modo le puntate sull'AIA aumenterebbero, ma il Corriere del Giorno potrebbe offrire un servizio completo ai suoi affezionati lettori, e chissà, anche a qualche altro curioso di sapere come stanno le cose lì dentro. Ovviamente la nostra sarà una "prestazione graziosa", che non vuol dire carina, ma a gratis, come si conviene ai volontari.

Le saremo grati se ci farà sapere qualcosa.

Con stima e simpatia.
Biagio De Marzo

Note: Il Parere dell' ARPA PUGLIA: "Sarebbe opportuno che l’ILVA S.p.A. completasse il quadro di valutazione in merito alla fattibilità di tutti gli interventi suggeriti dalle precedenti consulenze"

http://www.arpa.puglia.it/gestionehomepage/articolo.asp?NomeTabella=News&Tipoarticolo=News&ID=86

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