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Intervento di Giancarlo Girardi (Pdci)

Costituzione, lavoro e difesa dell'Ambiente

In questi giorni, sessanta anni fa, fu promulgata la Costituzione Italiana. Può essere un’occasione importante per farla conoscere, rivisitarla, verificarne l’attualità, discuterla ed applicarla nel nostro presente e futuro.
8 gennaio 2008
Giancarlo Girardi
Fonte: Corriere del Giorno

Camera dei Deputati Uno dei padri costituenti (fece parte della commissione dei settanta che la redasse) Vittorio Foa, in una recentissima intervista televisiva, ne ha rivendicato la straordinaria attualità, la grande chiarezza ed efficacia dei suoi principi fondamentali, particolarmente quella della prima parte riguardante i diritti ed i doveri dei cittadini che, però egli rileva, non contemplava, né poteva allora avere nei termini attuali, la questione ambientale come un diritto chiaramente in essa sanzionata.

La necessità, egli afferma, di arricchire oggi la Carta con questo diritto di tutti per la drammatica emergenza nazionale e planetaria che viviamo. Nei fatti però è possibile individuarla, oltre che nell’art 9, attraverso quelli limpidamente espressi che riguardano il lavoro, la dignità, la salute, la vita dei lavoratori e dei cittadini. Il problema era e resta essenzialmente come conciliarli con quelli riguardante il diritto alla proprietà privata e a quello dell’impresa, pur presenti in essa.

Questa è la reale posta in gioco ancora oggi, come attualizzare e realizzare la Legge dello Stato superando limiti e contraddizioni del passato, ancora presenti a maggior presenza di un’economia nazionale pressochè totalmente privatizzata. Rappresenta un banco di prova straordinario per una sinistra che individui tale terreno come il più avanzato del conflitto sociale e del cambiamento, quello democratico e delle possibili e necessarie alleanze tra i lavoratori ed i cittadini che vedano la soluzione in un modo diverso di produrre e di organizzare il lavoro.

Occorre in altre parole affrontare e risolvere tale questione là dove essa si produce e si moltiplica. La Costituzione, difesa e riconfermata dal Popolo italiano in un recente referendum da un attacco premeditato di forze politiche e sociali reazionarie ben individuabili, prevede il legittimo e garantito diritto al lavoro ed alla salute dei cittadini, ma anche il dovere del fine sociale della proprietà e dell’impresa la quale, inoltre, “non deve recare danno alla sicurezza,alla libertà,alla dignità umana”(art. 41). Essa interviene quindi anche sul modo di organizzare il lavoro stesso dandone precise priorità. In alcuni casi,è noto, è possibile,da parte dello Stato, anche confiscare (art. 42) ai privati dei loro beni per gli interessi generali, ciò avviene normalmente, ad esempio, per i terreni dove costruire opere di pubblica utilità, salvo poi scoprire particolare lungimiranza di alcuni proprietari, ma questa è un’altra cosa.

Nel caso delle aree industriali, ovviamente in misura proporzionale per le loro vastità e per il loro impatto ambientale, sono le aziende private ad aver confiscato, nei fatti, i beni pubblici sanciti dalla Costituzione rappresentati dall’aria, dall’acqua, dal suolo e dal sottosuolo. Quindi è come se la nostra vita di lavoratori, cittadini, anziani e bambini, legittimi proprietari di quel capitale naturale da cui dipendiamo, in cui viviamo o sopravviviamo come in molti casi, ci venga continuamente sottratta, divenga sempre più povera e resa precaria, un rovesciamento di fatto del dettato costituzionale.

Questa è la drammatica realtà in cui si vive, basta guardare dentro di noi stessi, nelle proprie famiglie, tra i nostri conoscenti, nel mondo del lavoro che ci circonda. La stessa Costituzione stabilisce per tutti, inoltre, la libertà d’espressione, associativa e di tutte le formazioni sociali in cui i cittadini si organizzano,il diritto alla formazione ed alla libera informazione.

Il mutamento degli ultimi anni è rappresentato dalla consapevolezza, in chi pone tale questione, che essa sia sempre più diffusa tra la gente, inoltre si diffonde sempre più una volontà di reagire organizzandosi. I mezzi di comunicazione di massa svolgono per questo un ruolo straordinario, le leggi attuali impongono, rispetto al passato ed in un contesto europeo, l’informazione scientifica dei dati inquinanti al pubblico e questa è l’altra straordinaria novità. La questione ambientale e quella occupazionale diventano facce della stessa medaglia e non fattori in competizione tra loro, né tantomeno oggetti di scambio. E’oggi certamente più difficile, rispetto al passato, insediare industrie inquinanti senza il consenso dei cittadini, perciò si parla oggi del vincolo dell’“eco-compatibilità”.

Va diffondendosi quindi una cultura per la quale oramai si comprende bene che un inceneritore o una centrale elettrica, ad esempio, ovunque si mettano producono ricchezza per altri e povertà, in termini ambientali, per la realtà che li ospita, in ogni modo un rapporto profondamente ingiusto tra costi e benefici. Tutti noi abbiamo capito anche che oggi il “mercato tira” per alcuni prodotti quali l’acciaio, l’energia, il petrolio ed il metano, del domani non si sa. E’ il mercato oggi che propone e determina i siti per gli impianti, quindi la convenienza di un investimento, non le amministrazioni locali o le istituzioni in genere, semmai il loro compito è quello di verificare che alla crescita economica delle aziende, proposta dai loro investimenti, corrisponda un reale sviluppo della città (il fine sociale delle imprese).

Da decenni in molte parti ciò non avviene per una sostanziale subalternità delle forze politiche e della comunità a quelle economiche e quindi al mercato, la loro rinuncia, nei fatti, al controllo del dovere delle imprese sancito dalla Costituzione. Oggi appare finalmente normale e legittimo, porre dal nostro punto di vista di cittadini tale rapporto, perciò a fronte d’alcune migliaia di posti di lavoro, in alcune città, si contano danni sociali ed umani enormemente superiori ai benefici. Possiamo, tutelando la nostra vita, la nostra salute e dignità, reclamare diritti sacrosanti ed affermare che sino a quando in altre parti del mondo esistono impianti che producano, ad esempio, acciaio od energia nel rispetto degli uomini e dell’ambiente, ed è vero, una trasformazione anche radicale del rapporto tra fabbriche e città, in Italia, è fondamentale.

La modifica della loro organizzazione del lavoro che ponga il legittimo e costituzionale diritto alla tutela fisica e morale dei lavoratori (art. 35) diviene prioritaria come quello relativo ad una dignitosa retribuzione lavorativa (art. 36). Investire nell’ecocompatibilità ha certamente costi aggiuntivi per le aziende, significa in ogni modo creare altro tipo d’occupazione convertendo ad essa parte dei loro cospicui utili pur divenendo meno presenti sul mercato, ma bonificare sin da ora gli sterminati territori occupati rappresenta il fine sociale che la Costituzione Italiana conferisce all’impresa privata e questo deve essere fatto!

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