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Urea: ok dal Ministero e la validazione di Arpa Puglia?

Per avviare i lavori l’Ilva ha bisogno dell’ok del Ministero e delle autorizzazioni edilizie del Comune. Finora l’Ammministrazione comunale non si è espressa proprio perchè da parte del Ministero sono giunti segnali contraddittori.
31 ottobre 2008
Fonte: TarantOggi

- Il Ministero dell’Ambiente ha dato il via libera: l’Ilva può utilizzare le aree dello stabilimento rientranti nel Sito di Interesse Nazionale per l’esecuzione degli interventi previsti nella domanda Aia del 28 febbraio 2007, sistema urea compreso. Una decisione che suscita perplessità se consideriamo gli ultimi sviluppi della vicenda.

Procediamo con ordine. Per avviare i lavori l’Ilva ha bisogno dell’ok da parte
del Ministero dell’Ambiente e, successivamente, delle autorizzazioni edilizie del Comune. Finora l’Ammministrazione comunale non si è espressa proprio perchè da
parte del Ministero sono giunti, nel giro di pochi giorni, segnali contraddittori. Cominciamo dal primo segnale. In una lettera datata 13 Ottobre il dottor Gianfranco
Mascazzini, direttore generale del Ministero dell’Ambiente - Direzione per la Qualità
della Vita, dichiara: “attesa la rilevanza ambientale degli Interventi, la Direzione ritiene di poter consentire la realizzazione delle opere inserite nella domanda Aia, esclusivamente a condizione che siano rispettate le seguenti prescrizioni”.

Sono nove, ma ne citiamo solo alcune: le attività connesse alla realizzazioni degli impianti e delle opere da realizzare non interferiscano in alcun modo con gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza e di bonifica del suolo insaturo, del suolo saturo e delle acque di falda, ai quali l’azienda è comunque tenuta; le basi di appoggio dei nuovi impianti e delle opere vengano realizzati in modo da minimizzare gli scavi di terreno; il terreno scavato è un rifiuto e pertanto deve essere caratterizzato ai fini dello smaltimento in discarica ai sensi della normativa vigente in materia di rifiuti; al termine delle operazioni di asportazione dei terreni contaminati, deve essere verificato da parte dell’ente di controllo la conformità ai limiti di legge delle pareti e del fondo dello scavo; deve essere trasmessa la validazione dei risultati della caratterizzazione da parte di Arpa Puglia.

Nella parte conclusiva la Direzione richiede all’Ilva di comunicare la data di inizio dei lavori con almeno sette giorni di anticipo e dichiara: «Rimangono comunque in sospeso le problematiche connesse alla messa in sicurezza d’emergenza e alla bonfica della falda nonché alla bonifica dei suoli, per le quali restano valide le disposizioni impartite dalla Conferenza dei Servizi e in merito alle quali è in corso un contenzioso amministrativo avviato dalla società».

A distanza di pochi giorni, il 29 ottobre, l’ing. Bruno Agricola, direttore generale del Ministero dell’Ambiente - Direzione Salvaguardia Ambientale, comunica al Comune che la Direzione per la Qualità della Vita “ha ritenuto di consentire, relativamente agli aspetti di sua competenza, l’utilizzo delle aree dello stabilimento Ilva rientranti nel Sito di Interesse Nazionale per l’esecuzione degli interventi proposti nella domanda Aia».

Il Ministero dell’Ambiente, quindi, ha dato il via libera. Eppure la prescrizione n. 9 non sarebbe stata rispettata. L’Arpa Puglia, infatti, non ha ancora trasmesso la validazione dei risultati della caratterizzazione eseguita dall’Ilva, come ci ha confermato il prof. Assennato, direttore Generale di Agenzia Regionale per la protezione ambientale. Lo farà nelle prossime settimane. Allora ci chiediamo: come mai questo punto non è stato più considerato vincolante per consentire l’utilizzo delle aree?

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