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Forte: interventi più decisi in materia ambientale

Il nuovo segretario generale della Cgil Puglia “bacchetta” l'ILVA. “Va bene la legge regionale che stabilisce limiti più severi per le emissioni di diossina in atmosfera. L'Ilva avrebbe potuto fare di più in materia ambientale”
16 novembre 2008
Michele Tursi
Fonte: Corriere del Giorno

- “L'Ilva avrebbe potuto fare di più in materia ambientale. Perseguire il massimo profitto senza dedicare grande attenzione all'inquinamento, non porta da nessuna parte”. Lo ha detto Gianni Forte, già numero uno della Cgil ionica e da pochi giorni neo segretario generale della Cgil Puglia, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Un tempo si diceva che la Puglia fosse la California del Sud. E' ancora così? “I dati del 2007 sono stati incoraggianti. La Puglia è cresciuta del 2%, l'unica nello scenario nazionale. Ciò è avvenuto grazie alla politica di sostegno ai sistemi produttivi e di innovazione attuata dal governo regionale, ma anche grazie al sistema di grandi industrie presenti sul nostro territorio.

Il punto è, adesso, capire come il sistema mantiene la sua efficienza e la sua vitalità. La crisi generale ci preoccupa anche perché i segnali non sono positivi. Abbiamo grandi gruppi in difficoltà, a partire dall'Ilva che collocherà in cassa integrazione duemila dipendenti. Stessa situazione per la componentistica per auto e per quei settori che già segnavano il passo: tessile e mobile imbottito che oggi hanno davanti a loro una prospettiva estremamente difficile.

Questa situazione ci preoccupa e per questo chiediamo al Governo di guardare in faccia la realtà senza nascondersi dietro soluzioni che non servono al Paese, all'economia reale, al reddito delle persone. Allo stesso tempo chiediamo alla Regione Puglia di intervenire. Sappiamo che è allo studio un pacchetto di provvedimenti anticiclici. Vedremo di cosa si tratta”.

Borraccino (PdCI): “Mercoledì in commissione ambiente della Regione si discute su emissioni diossina”
“Mercoledì prossimo, 19 novembre, alle ore 10.30, nella sede della commissione regionale Ambiente ci sarà una nuova audizione sull’emergenza inquinamento atmosferico che interessa in modo particolare la provincia di Taranto”. A darne notizia è il capogruppo dei Comunisti Italiani, Mino Borraccino. “Sono stato promotore della prima audizione in commissione Ambiente cui, un paio di settimane fa, presero parte due funzionari del gruppo Riva. Ancor prima, già nella scorsa estate, avevo chiesto che sulla questione-Ilva venisse convocato un Consiglio regionale monotematico”.

“All’audizione di mercoledì prossimo - riferisce Borraccino - parteciperanno: il direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato; l’assessore regionale all’Ambiente, Michele Losappio; l’assessore comunale all’Ambiente, Sebastiano Romeo; il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno ed il direttore dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale”.

«E’ questo - commenta l’esponente del PdCI - un altro passo importante per conoscere in maniera scientificamente approfondita le emissioni di diossina provenienti dal camino E 312 dell’Ilva e soprattutto quali misure adottare”.

“Il nostro impegno, sul fronte della progressiva riduzione della diossina – conclude Borraccino - deve proseguire per non lasciare la gente di Taranto e del rione Tamburi in particolare ad un futuro grigio e pieno di preoccupazioni”.
Il sindacato ha sempre svolto un ruolo di propulsore nelle dinamiche sociali, in questo momento così difficile riesce ad immaginare un nuovo modello di sviluppo? “Credo che un nuovo modello di sviluppo ce lo imponga la realtà. Questa crisi ha messo in discussione un sistema basato sul profitto a tutti i costi, sulla mancanza di regole, sul liberismo sfrenato. Il sistema è crollato e ora tutti pensano a regole ben precise con un'attenzione rispetto all'economia reale intesa come imprese, industrie, lavoro, fattori fondamentali della costruzione della ricchezza. Nello stesso tempo occorre tenere alta l'attenzione rispetto ai bisogni delle persone
e questo non vale solo per l'Italia, ma è un discorso globale”.

Taranto è oggi il simbolo di un problema ambientale che in questi anni, forse, non è stato affrontato con lo smalto necessario. La classe dirigente cittadina, sia amministrativa, sia a livello di parti sociali, sembra in ritardo rispetto alle attese dell'opinione pubblica.

“E' importante che oggi, finalmente ci sia quell'attenzione che noi negli anni scorsi abbiamo cercato di ottenere sulle questioni ambientali di Taranto. Ma proprio per questo, la città è chiamata ad una nuova sfida: immaginare e lavorare intorno ad un'idea di sostenibilità. Non mi rassegno all'idea che per risolvere i problemi ambientali bisogna smantellare il sistema industriale.

La Puglia, la nostra economia, hanno bisogno di industrie rispettose dei cittadini e dei lavoratori. Ed è questo il ragionamento che abbiamo cominciato a fare negli anni scorsi con gli atti d'intesa. Forse l'anello debole di questa catena è il ruolo dell'impresa.

Se i risultati non sono stati all'altezza delle attese è perché abbiamo avuto davanti a noi un'impresa che avrebbe dovuto fare di più e rendersi conto che perseguire il massimo profitto senza dedicare grande attenzione all'impatto ambientale non porta da nessuna parte”. Nessuno, però, ha imposto con decisione alle grandi aziende una strada di questo tipo.

“Sì, ma alcuni risultati ci sono stati. E' innegabile. Abbiamo effettuato dei sopralluoghi nei mesi scorsi. La situazione delle batterie della cokeria Ilva non è più quella degli anni scorsi, lo dicono gli stessi lavoratori. In passato lì venivano fuori lingue di fuoco ed esalazioni di ogni tipo, oggi abbiamo impianti più sicuri. Il punto è che rispetto alle sensibilità maturate all'interno della città, la risposta dell'azienda non è sufficiente.

Per esempio le emissioni di diossina non erano mai state rilevate in passato perché avevamo un sistema di controllo del tutto inadeguato”. A proposito... un modello di relazioni incentrato su atti d'intesa che non considerano inquinanti come la diossina, gli Ipa, su cui la stessa Arpa ha lanciato più volte l'allarme, è ancora valido? “Intanto, bisogna dire che se non ci fossero stati gli atti d'intesa, l'Arpa oggi sarebbe ancora sulla carta.

Nel 2001, quando rilanciammo i temi dell'ambiente, l'Arpa non esisteva in Puglia. Ricordo che facemmo un convegno come Cgil in cui in cima alle rivendicazioni c'era la costituzione dell'Agenzia regionale per l'ambiente. Non conoscevamo quale fosse l'impatto reale dell'industria sul territorio, avevamo un sistema di monitoraggio che non era efficiente. Oggi grazie all'Arpa ed alle professionalità messe in campo abbiamo ottenuto una bagaglio di conoscenze che non avevamo in passato”.

E che uso se ne fa di queste conoscenze? “Lo utilizziamo mostrandoci molto più rigidi nei confronti dell'azienda. Non è più il tempo di tergiversare. Gli impegni ed i crono programmi maturati con gli atti d'intesa devono essere rispettati senza alcuna deroga. L'Ilva si sta trincerando dietro coperture che, evidentemente, vengono garantite anche da ambienti ministeriali.

Abbiamo avuto vari riscontri in questo senso. La Regione fa benea mantenere fissa la barra. Va bene la legge regionale che stabilisce limiti più severi per le emissioni di diossina in atmosfera. Siamo nella situazione migliore per intervenire perché l'Ilva è costretta a rallentare la produzione per effetto della crisi. Quale migliore occasione, dunque, per investire sull'ambientalizzazione dello stabilimento utilizzando le risorse che l'azienda ha accumulato con i profitti realizzati negli anni scorsi? Gli Enti locali devono stare attenti a non bisogna concedere alibi all'industria. Mi riferisco alle concessioni per l'impianto di urea: se ci sono autorizzazioni da rilasciare, non possono esserci ritardi per non offrire alibi all'azienda”.

Il referendum sulla chiusura totale o parziale dello stabilimento siderurgico e sulla sua riconversione, può essere uno strumento utile per la comunità ionica? “A mio avviso il referendum non è lo strumento più giusto per affrontare questa situazione perché offre uno schema che non serve. In questa fase occorre un'accelerazione sulla sostenibilità. Inoltre, in questo particolare momento di riduzione della produzione, di ricorso alla cassa integrazione, di preoccupazione sulla tenuta dei livelli occupazionali, il referendum può innestare un clima di paura che potrebbe favorire una vittoria dei no alla chiusura.

In tal caso l'azienda ne uscirebbe rafforzata e per questo ritengo insidiosa la strada del referendum. Oggi disponiamo di tecnologie che consentono di abbattere in modo considerevole i livelli di inquinamento ed è su questa strada che dobbiamo insistere perché la città non può fare a meno dell'Ilva e dell'intero sistema industriale, sarebbe un salto nel buio dalle conseguenze non prevedibili”.

La grande industria arranca e stentano a decollare quelle occasioni di sviluppo aggiuntivo come ad esempio il porto. “Siamo molto preoccupati per le politiche messe in atto da questo governo. Il Cipe, oramai, delibera solo per il Nord e cresce il timore in ordine agli impegni finanziari assunti in favore del porto di Taranto. Su questo versante come sulle ferrovie, siamo fortemente preoccupati. D'altronde abbiamo sempre affermato che il porto di Taranto senza un adeguato sistema di collegamenti stradali e ferroviari perderebbe tutto il suo appeal sullo scenario inter nazionale”.

Con la sua elezione a segretario generale della Cgil Puglia il sindacato diventerà un po' meno baricentrico? “Mi porto appresso le esperienze maturate a Taranto come segretario generale, ma anche nelle categorie dell'agricoltura e dell'industria agroalimentare e cercherò di portare questa esperienza in una logica di regionalizzazione. Sono del parere che in questo contesto economico si compete per grandi sistemi e quindi la realtà di Taranto è importante sia per il Mezzogiorno che in una logica di sistema Puglia. Pertanto cercherò di valorizzare questa mia esperienza ed il mio bagaglio di conoscenze maturato a Taranto in un'ottica di sistema Puglia”.

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