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Veleni all'ILVA, bloccati i cantieri

Terreni contaminati, il ministero ordina la bonifica. E l´azienda va al Tar.
«La contaminazione delle acque di falda - dice il ministero - non sembra che possa essere riconducibile a fonti esterne all´ILVA».
25 gennaio 2009
Giuliano Foschini
Fonte: Repubblica

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Il Ministero blocca i nuovi lavori, ordinando la bonifica dei terreni inquinati. E l´azienda ricorre al Tar, chiedendo l´annullamento di tutte le nuove prescrizioni. Una nuova tegola si abbatte sull´Ilva: le opere necessarie per abbattere le emissioni inquinanti per il momento non possono essere realizzate. La direzione generale per la Qualità della vita del ministero dell´Ambiente ha di fatto bloccato le opere che l´azienda vorrebbe realizzare sostenendo che potrebbero essere pericolosissime per i tarantini: dalle analisi sul suolo dello stabilimento, e su quella delle falde, sarebbero infatti emersa per il ministero una «forte contaminazione del suolo e dell´acqua di falda; prima di cominciare a lavorare è necessario che l´azienda rispetti una serie di prescrizioni tecniche».

Le prescrizioni sono nove e sono indicate dal direttore generale del ministero, Gianfranco Mascazzini, in una nota del 13 ottobre del 2008. «Si tratta - dice però l´azienda nel ricorso al Tar, nel quale chiede ai giudici amministrativi proprio di annullare questa nota - di prescrizioni irragionevoli: c´è già un esaustivo piano di catatterizzazione che ha dimostrato l´insussistenza di fattori inquinanti. In questo momento - continua - noi abbiamo la necessità di poter disporre di un quadro autorizzativo certo e definito in relazione all´ingente investimento economico e organizzativo costituito dalle opere da realizzare a anche alle ragioni di urgenza rappresentate dalla necessità, invocata dalla regione Puglia e dagli enti pubblici locali, di mitigare l´impatto ambientale dello stabilimento prima possibile».

L´Ilva parla di un vecchio piano di caratterizzazione che però viene contestato dal ministero: secondo Mascazzini i campioni inquinanti sono più di quanti dice l´Ilva e soprattutto contesta il discorso sull´inquinamento delle acque.

Secondo l´azienda, infatti, l´inquinamento della falda è dovuto «a elementi di criticità riconducibili a un pregresso e generale stato di degrado e dissesto del territorio provocato, per lo più, dalla tolleranza di discariche abusive, da scarichi incontrollati nei corsi d´acqua superficiali, dalla mancanza di un moderno ed efficace sistema fognario per gli insediamenti urbani, dall´assenza di impianti pubblici effettivamente in grado di assicurare lo smaltimento dei rifiuti e la depurazione dei reflui». «Ma la contaminazione delle acque di falda - dice il ministero - non sembra che possa essere riconducibile a fonti esterne all´Ilva: tale ipotesi formulata dalla società non appare affatto dimostrata, né motivata dalla documentazione».

Prima ancora che dai giudici, la situazione potrebbe essere sbloccata dal Comune che potrebbe concedere comunque la concessione a costruire: l´amministrazione, però, non vuole farlo senza il via libera del Ministero. «A meno che - dice - l´Ilva non si impegni a distruggere le opere realizzate se non a norma». «Ipotesi impraticabile» risponde l´azienda. Il Tar di Lecce dovrebbe decidere già la prossima settimana.

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