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Legge severa, ILVA all'estero. Taranto, annuncio shock da UILM

La segreteria nazionale sollecita un incontro al governo per scongiurare la chiusura dello stabilimento. Ghini: il gruppo non ha possibilità di adeguarsi. L´azienda: no comment
10 febbraio 2009
Mario Diliberto
Fonte: Repubblica

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TARANTO - "L´Ilva di Taranto rischia la chiusura". E´ un allarme shock quello lanciato ieri all´Ansa da Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm. "La vicenda che sta caratterizzando la fabbrica tarantina rischia di avvitarsi su sè stessa e provocare danni irreversibili a livello occupazionale" ha denunciato il sindacalista.

Secondo Ghini, il pericolo di chiusura è collegato alla legge con la quale la Regione Puglia ha fissato tempi e parametri più restrittivi per quanto riguarda le emissioni di diossine. Per il sindacalista "esiste la fondata preoccupazione che l´azienda guidata da Emilio Riva decida di spostare la linea di produzione all´estero".

In sostanza, alla luce dei vincoli predisposti dalla Regione "il gruppo di Riva - continua il segretario della Uilm - non ha la possibilità di adeguarsi ai nuovi parametri e l´azienda rischia che non le venga concessa autorizzazione all´attività industriale". Ipotesi che non esita a bollare come "un´assurdità", precisando che questa valutazione è condivisa dall´intera segreteria nazionale.

Per uscire dal tunnel, Mario Ghini rilancia la proposta avanzata nei giorni scorsi quando aveva chiesto un intervento governativo in una lettera spedita al sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. "La Uilm - conclude - ha chiesto al Governo di trovare una soluzione di sintesi, coinvolgendo le istituzioni locali, tra investimenti ambientali e tutela occupazionale ed industriale. In questo frangente di crisi chi se ne esce che l´Ilva può chiudere è irresponsabile".

Sulla paventata ipotesi di una chiusura l´Ilva sceglie la strada del silenzio e alla richiesta di un commento si replica con un "no comment", anche se l´azienda ha già denunciato in passato la difficoltà ad adeguarsi ai tempi fissati dalla legge antidiossina. Frena, invece, Rocco Palombella, segretario provinciale della stessa Uilm. "Al momento - non esita a dire Palombella - non intravediamo il benché minimo segnale di una chiusura e meno che mai di volontà di trasferirsi all´estero. Peraltro stiamo parlando di un colosso dell´acciaio che non può certo chiudere i battenti di punto in bianco.

Sulla questione ambientale noi del sindacato - continua Palombella - possiamo fare ben poco. Condivido comunque la scelta di rivolgersi al Governo per studiare percorsi e contemperare i tempi di Ilva con le disposizioni contenute nella legge regionale". In questo momento, peraltro, i sindacati locali stanno facendo i conti con gli effetti della crisi di settore che sta mettendo in ginocchio anche la grande fabbrica dell´acciaio di Taranto.

Il prossimo 17 febbraio si terrà un summit tra sindacati ed azienda per pianificare le modalità della cassa integrazione richiesta per altri mille dipendenti. L´Ilva sta scontando la picchiata delle commesse che hanno imposto una riduzione della produzione del 40%.

Con il nuovo provvedimento, dovrebbe salire a circa 4500 il numero dei lavoratori in cassa integrazione, perlomeno sino a giugno. " Stiamo lavorando ad una piattaforma che consenta di limitare i danni in termini numerici - spiega Palombella - ma questa crisi ci preoccupa per il conto salato che stanno pagando lavoratori costretti da mesi a tirare avanti con settecento euro di salario".

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