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«Ora la misura è colma»

Riportiamo di seguito alcuni stralci di un intervento di Maria Giovanna Bolognini, segretario dell’associazione TarantoViva in replica alle dichiarazioni di Ghini, segretario nazionale della Uilm.
12 febbraio 2009
Mario Giovanna Bolognini (Associazione TarantoViva)

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Crediamo, a seguito delle dichiarazioni del segretario nazionale della Uilm Ghini, che la misura sia colma. Colma di assurdità intollerabili. La paventata chiusura dell’Ilva è un argomento che non sta in piedi, che nessuna tra le associazioni ambientaliste storiche in primis e neanche tra gli Enti locali ha mai chiesto, minacciato, imposto.

Neanche, soprattutto, attraverso la legge regionale su diossine e furani. Siamo spaventati dalla volontà feroce di bloccare un atto istituzionale nobile, giusto, logico, e dovuto a Taranto, una terra che sta in mezzo alla sua natura di bellezza luminosa e indicibile e alle logiche di potere e di malaffare che per decenni, decenni, l’hanno tenuta a terra con la scarpa sulla schiena dei suoi abitanti. Noi siamo pienamente consapevoli dell’importanza della grande industria sul nostro territorio.

Ne siamo consapevoli come ne erano consapevoli coloro i quali, negli anni Sessanta, scelsero e plaudirono alla riconversione di Taranto in senso industrialista, forse con eccessiva fretta e forse con scarsi strumenti per preventivare, con esatta cognizione di causa, quali sarebbero stati gli effetti devastanti del votarsi a una fede industriale cieca nei confronti dell’ambiente e della salute.

Ne siamo consapevoli, e per questo non intendiamo accettare neanche una parola delle minacce mascherate da incitamenti al compromesso moderato tra tutela dell’ambiente e salvaguardia dei livelli occupazionali. Non vi è alcuna moderazione nell’affermare che il gruppo Riva potrebbe scegliere di investire all’estero a seguito delle presunte eccessive restrinzioni imposte dalla legge regionale.

Questa è una minaccia che ad oggi, in Italia, in Europa, nel 2009, non ha fondamento alcuno. Non vi è alcun invito al compromesso nelle dichiarazioni espresse dal Ministro, da alcuni esponenti locali del Pdl, da parte della Uilm nazionale. C’è solo un intento inaccettabile di costringere un’intera popolazione ad accettare uno stato di cose intollerabile dal punto di vista sanitario, ambientale, etico. E abbiamo terminato le parole per definire e dimostrare il nostro perenne stato di coma vigile. Perchè lo abbiamo detto tante e troppe volte e perchè, sinceramente, ci manca la parola di fronte alla dichiarazione del segretario generale della Uilm.

La “soluzione di sintesi” richiesta da Ghini non può essere altro che la tutela dell’ambiente e della salute pubblica attraverso i parametri fissati dalla legge 44 e attraverso il conseguente adeguamento degli impianti Ilva a tali parametri.

La chiusura dello stabilimento a seguito dell’applicazione della legge regionale è un’inferenza errata e faziosa, che non è prevista in nessun comma dei quattro articoli di cui la norma è composta. Noi vogliamo l’applicazione della legge regionale e la vogliamo all’interno del processo di Autorizzazione Integrata Ambientale.

La legge regionale non è la discriminante in base a cui l’Ilva può decidere di chiudere o meno. È uno strumento attraverso il quale verrà garantita l’occupazione e al contempo la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. (...) L’Italia ha disatteso in maniera colpevole per dodici anni la direttiva IPPC dell’Unione europea.

La legge regionale colma questo gap. Attaccare una norma che è pacificamente applicata nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione è sintomo di una volontà retriva di staccarci da un processo di sviluppo sostenibile, che appartiene a tutti i Paesi più avanzati e di cui ancora e chissà a quale titolo oramai l’Italia si fregia di far parte.

Non ci stiamo a vivere con consapevolezza e rassegnazione secondo dinamiche da Paese in via di (sotto)sviluppo. Non ci stiamo a non stare in Europa e con l’Europa. Non ci stiamo a chiamarci democrazia se dobbiamo ancora disquisire su occupazione e salute come fattori alternativi e mutuamente escludenti all’interno dello stesso processo decisionale. Abbiamo dato molto, più del dovuto. Ora vorremo, perlomeno, il giusto in termini di rispetto. Per i principi espressi e articolati all’interno della legge 44. Per la salute, per l’ambiente, per Taranto.

E forse, prima di tutto, per le nostre intelligenze.

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