Chirac nel suo ultimo messaggio televisivo invita i francesi a non “confondere le questioni”: il No al referendum di domenica è un disastro per la Francia, non un voto contro di lui. Ma il voto si è trasformato in una sanzione contro l’attuale maggioranza governativa, ed in particolare contro Jacques Chirac. E’ il costante leitmotiv della storia istituzionale francese che lega l’esperienza bonapartista a quella gollista, in cui gli appelli al popolo convocati dall’alto finiscono per incoronare novelli cesari, imperiali o repubblicani che siano, ovvero per decretare la fine di annose carriere politiche (quella dello stesso de Gaulle, con il referendum del 1969). E la china di J. Chirac, ma intanto, immediatamente, quella di J.-P. Raffarin
Per secoli, la teoria della guerra giusta (da Sant’Agostino a Tommaso d’Aquino, fino a oggi) ha fatto da riferimento. Ma la nuova enciclica papale ci dice che quella cornice è superata alla luce in particolare delle novità tecnologiche dovute all'Intelligenza Artificiale in ambito militare.
Il massacro di venti contadini nel Bajo Aguán riaccende le polemiche contro uno Stato accusato di proteggere agroindustria, latifondisti e interessi criminali
Non ci si interroga sulle ingiustizie sociali, sui diritti perduti, sulla povertà culturale, sull’abbandono delle periferie, sulla solitudine crescente. E allora l’altro diventa il colpevole perfetto. Il povero contro il povero. Il penultimo contro l’ultimo.
L’assemblea ONU che avrebbe dovuto rappresentare un banco di prova cruciale per il futuro del disarmo globale, non ha registrato un consenso politico sul documento conclusivo della conferenza di revisione quinquennale. Tutto questo riguarda la sopravvivenza dell'intera umanità.
Interviene Aunty Sue Coleman-Haseldine, leader indigena sopravvissuta agli esperimenti nucleari che hanno contaminato le terre degli aborigeni australiani.
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