Tra il suono di antiche litanie che provengono da un arcipelago di grotte eremitiche, nel monastero di Deir Mar Musa si avverte la bellezza della preghiera cristiana formulata in lingua araba, dove poter cercare l'illuminazione spirituale, nelle periferie, negli avamposti, nelle trincee di mondi considerati a rischio e nel profondo di regioni lontane e nazioni marchiate come guerrafondaie e bellicose dalla geopolitica banalizzante dell'Occidente: così, allontanandosi dal baricentro, dal punto di riferimento del culto Romano, si avverte la presenza di un messaggio cristiano limpido e cristallino, sempre più vicino alla fonte originaria dell'Oriente e sempre meno disturbato da tentazioni di egemonia e di potere, oltre i conflitti tra civiltà, per aprirsi ad osmosi dialogiche e visioni maieutiche cultuali, in prospettive plurali di pace, oltre i bizantinismi fideistici occidentali.
Il parlamento di Helsinki ha abrogato il divieto in vigore dal 1987, ignorando l'opposizione della maggioranza dei cittadini e il vuoto normativo lasciato dalla scadenza del trattato START.
La missione ONU ha chiarito: "La portata, il coordinamento e l'approvazione pubblica dell'operazione da parte dell'alta leadership delle RSF hanno fatto parte di un'operazione pianificata e organizzata che presenta le caratteristiche distintive del genocidio".
Il 9 giugno 2026 il Senato ha ratificato l'accordo di cooperazione nella difesa con gli Emirati Arabi Uniti. Una scelta che sembra voler ignorare la più grave emergenza umanitaria attuale, quella del Sudan. Il PD si astiene.
Il Partito Popolare Europeo (PPE) si ispira storicamente ai valori della dottrina sociale della Chiesa, ma ha votato assieme ai gruppi di destra e di estrema destra per stringere le regole sull'immigrazione. Pedro Sanchez si oppone. Ursula von der Leyen invece dice: "Scelta giusta e ferma".
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