Cosa è accaduto nel mondo a maggio e cosa possiamo fare di positivo a giugno
Albert – Giugno 2026
Bollettino internazionale per la pace e il disarmo
Questo bollettino si rivolge a coloro che ancora credono che un altro mondo sia possibile.
Purtroppo esce in un momento tra i più bui della storia recente, ma anche con qualche spiraglio di speranza che non dobbiamo smettere di alimentare. L’Orologio dell’Apocalisse è fermo a 85 secondi dalla mezzanotte. Mai così vicini all’abisso. Le potenze nucleari ammodernano i loro arsenali. I conflitti militari dilaniano intere regioni del mondo spesso sotto il silenzio complice delle nazioni che ci lucrano, e il caso del Sudan è emblematico. Ma esistono processi storici e movimenti della società civile che costruiscono strategie di pace, cooperazione e denuclearizzazione.
Questo bollettino racconta entrambe le facce della nostra contemporaneità: l’orrore normalizzato e la resistenza silenziosa ma concreta.
1. Sudan – La "guerra dimenticata" entra in una fase ancora più letale
1.1 - Quello che è accaduto
Il 15 aprile 2026 ha segnato tre anni di guerra tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF). Da allora, il Sudan è diventato la più grave crisi umanitaria del mondo, ma i riflettori mediatici sono puntati altrove. L’UNICEF ha lanciato l’allarme: nei soli primi tre mesi del 2026, almeno 160 bambini uccisi e 85 feriti; nella sola El Fasher, più di 1.300 bambini uccisi da droni ed esplosivi. Oltre 11 milioni di sfollati interni e quasi 5 milioni di profughi oltre confine. 28,9 milioni di persone in grave insicurezza alimentare.
Il mese di maggio in Sudan è stato un mese di intensificazione del conflitto su più fronti. La diplomazia ha cercato di riaccendere speranze di pace, ma dall'altro lato i combattimenti, la crisi umanitaria e le tensioni regionali hanno dipinto uno scenario di profonda sofferenza per la popolazione civile.
Una serie di attacchi con droni nel Nord Darfur hanno ucciso almeno 19 civili. In episodi recenti di attacchi con droni, i bilanci civili sono stati molto alti: ad esempio a Kutum il 9 aprile si parlava di almeno 30 morti civili, e un rapporto ONU di maggio indicava che in Sudan almeno 880 civili erano stati uccisi da attacchi con droni tra gennaio e aprile 2026.
Il governo sudanese ha accusato l'Etiopia e gli Emirati Arabi Uniti di aver lanciato attacchi con droni da marzo su diversi stati in tutto il Sudan dall'interno del territorio etiope, compresi gli attacchi di lunedì contro la capitale Khartoum e il suo aeroporto civile. Gli Emirati Arabi Uniti sono stati accusati di armare la RSF ma l'Etiopia ha negato di ospitare le forze RSF e degli Emirati Arabi Uniti sul suo territorio.
1.2 - Cosa sta accadendo
Il conflitto è entrato in una fase ancora più letale a causa dell’uso massiccio di droni. Le RSF controllano ormai tutte le città del Darfur e si preparano a una battaglia decisiva. Le SAF, dal canto loro, ammassano truppe nel Kordofan e nel Nilo Azzurro. Le potenze esterne continuano il loro gioco mortale: l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Turchia sostengono le Forze Armate Sudanesi (SAF); gli Emirati Arabi Uniti forniscono armi alle RSF in cambio di oro insanguinato. Prove schiaccianti, ma nessuna sanzione internazionale.
1.3 - Le prospettive e il nostro impegno
La conferenza di Berlino dell’aprile 2026 ha fallito: raccolti 1,5 miliardi di euro di promesse di aiuti, ma nessun cessate il fuoco. I cosiddetti “Berlin Principles” evitano di nominare i responsabili. La comunità internazionale è divisa e distratta. I Berlin Principles for Sudan sono un documento firmato da una coalizione internazionale il 30 aprile 2026, come una sorta di "tabella di marcia" concordata per porre fine alla guerra civile in Sudan. Pur non essendo giuridicamente vincolanti per le parti in conflitto, costituiscono la base di una posizione internazionale comune per una risoluzione pacifica e duratura del conflitto. Ma la comunità internazionale è divisa e distratta.
Occorre dire: basta silenzio. E chiedere ai governi europei di:
- imporre sanzioni immediate contro gli Emirati Arabi Uniti per il loro ruolo attivo nel conflitto;
- sostenere l’appello UNICEF con i fondi necessari (oggi finanziato solo al 16%);
- promuovere un’iniziativa diplomatica autonoma dall’UE, senza attendere il fallimentare Quad (USA, Egitto, Arabia Saudita, EAU).
E chiediamo a te, lettore, di non distogliere lo sguardo da questa tragedia. Il Sudan esiste. I suoi bambini esistono.
2. Gaza – Un cessate il fuoco solo sulla carta
2.1 - Quello che è accaduto
A maggio 2026, il bilancio ufficiale delle vittime del genocidio di Gaza ha raggiunto 72.939 morti e 172.927 feriti dall’ottobre 2023. Da quando è stato firmato il “cessate il fuoco” (11 ottobre 2025), sono state uccise almeno 930 persone, con punte di 33 morti durante l’Eid al-Adha. L’esercito israeliano controlla ormai il 60% del territorio e Netanyahu ha annunciato di voler arrivare al 70%.
2.2 - Cosa sta accadendo
Gli aiuti umanitari entrano solo al 25% di quanto previsto dall’accordo. Gli ospedali sono al collasso, l’acqua potabile scarseggia, il rischio di incendi nelle tende degli sfollati è altissimo. La Global Sumud Flotilla (54 imbarcazioni, 428 attivisti) è stata intercettata in acque internazionali dalla marina israeliana il 19 maggio; gli attivisti sono stati arrestati dai militari israeliani e la flottiglia sequestrata con un atto di pirateria diretto da Tel Aviv, in violazione delle regole del diritto internazionale.
La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha ordinato a Israele di fermare l’offensiva su Rafah. Israele ha risposto con un atteggiamento di sfida. La Corte Penale Internazionale (ICC) - ma sono solo indiscrezioni - potrebbe emettere mandati di arresto per alti funzionari israeliani (Katz, Smotrich, Ben-Gvir, Zamir, Asor).
- Le indiscrezioni e la smentita: a metà maggio, il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito di una presunta richiesta da parte del Procuratore della CPI di emettere mandati segreti per i ministri Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, per un altro esponente del governo (Orit Strook) e per due ufficiali dell'IDF. Tuttavia, la Corte dell'Aja ha immediatamente smentito queste notizie, confermando che al momento non sono stati emessi nuovi mandati contro altri leader israeliani oltre a quelli già resi pubblici per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant. [1, 2, 3, 4]
- Le reazioni israeliane: le voci di possibili mandati hanno scatenato reazioni durissime in Israele. Il Ministro delle Finanze Smotrich ha definito l'eventualità una "dichiarazione di guerra", rispondendo all'annuncio con l'approvazione di ordini per l'evacuazione del villaggio beduino di Khan al-Ahmar. [1, 2]
- Contesto: i procedimenti presi in esame dalla CPI riguardano presunti crimini di guerra e contro l'umanità, inclusi gli sviluppi legati agli insediamenti in Cisgiordania e la gestione del conflitto armato a Gaza. [1, 2, 3]
La situazione rimane in evoluzione.
2.3 - Le prospettive e il nostro impegno
L’Europa ha sanzionato (finalmente, ma timidamente) alcuni coloni violenti in Cisgiordania. Ma non ha sospeso l’accordo di associazione con Israele, né ha smesso di commerciare armi.
Occorre chiedere:
- sanzioni economiche e militari contro Israele finché non rispetterà le ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia;
- il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina da parte di tutti i paesi europei che ancora non lo hanno fatto;
- la riapertura del valico di Rafah e l’ingresso senza ostacoli degli aiuti.
Occorre inoltre sostenere la prossima Flotilla. Il blocco navale israeliano è una violazione del diritto internazionale. Va rotto.
3. Nucleare – Corsa agli armamenti e normalizzazione dell’Apocalisse
3.1 - Quello che è accaduto
Il 5 febbraio 2026 è scaduto il Trattato New START tra USA e Russia per i missili nucleari a lungo raggio. Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda non esiste alcun limite giuridico vincolante agli arsenali delle due maggiori potenze nucleari. Il Trattato INF (missili nucleari a medio raggio in Europa) era già crollato nel 2019.
Dal 27 aprile al 22 maggio 2026 si è tenuta a New York l’11ª Conferenza di Riesame del Trattato di Non Proliferazione (NPT). È fallita. La responsabilità principale è degli Stati Uniti in quanto Trump ha boicottato qualsiasi iniziativa che passasse sotto il cappello dell’ONU, rifiutandosi persino di discutere di disarmo.
3.2 - Cosa sta accadendo
La NATO sta preparando una grande esercitazione nucleare. A ottobre 2026, la NATO terrà infatti l’esercitazione nucleare “Steadfast Noon”, una delle più ampie dalla fine della Guerra Fredda. L’esercitazione simula l’uso di armi nucleari tattiche da parte della NATO.
Nessun parlamento nazionale ha discusso e votato su queste esercitazioni. Le decisioni di lancio nucleare possono essere prese in 10 minuti, senza alcun controllo democratico. La fine del mondo avverrebbe in dieci minuti per una scelta discrezionale che sfugge ad ogni parlamento.
3.3 - Le prospettive e il nostro impegno
L’Africa, come vedremo, mostra la via alternativa. Ma in Europa la coscienza atomica sembra evaporata.
Occorre chiedere:
- la discussione parlamentare preventiva dell’esercitazione nucleare Steadfast Noon;
- una strategia che subordini qualsiasi uso o addestramento all’uso di armi nucleari al voto preventivo del Parlamento;
- l’adesione al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), e l’espulsione delle bombe B61 dalle basi USA e Nato;
- un'iniziativa simultanea nelle piazze europee contro Steadfast Noon: come negli anni ’80, milioni di persone devono dire “mai più”.
4. Africa – Un continente che dice “no” al nucleare
4.1 - Quello che è accaduto
Il Trattato di Pelindaba rende l’Africa la più grande zona libera da armi nucleari del mondo (54 paesi).
Il Ghana ha ratificato il TPNW nel 2025, entrato in vigore nel marzo 2026. Il 27 gennaio 2026 ha ospitato ad Accra la Conferenza regionale dell’Africa occidentale e centrale, con 22 paesi, organizzata con Austria, ICAN e Croce Rossa. È stata approvata una dichiarazione congiunta che impegna i paesi ad accelerare le ratifiche del TPNW e a respingere qualsiasi accordo di “nuclear-sharing” sul territorio africano.
4.2 - Cosa sta accadendo
Le nazioni africane stanno premendo per il disarmo nucleare. Il continente si è dichiarato zona libera da armi nucleari con il Trattato di Pelindaba, e molte capitali africane hanno anche aderito al TPNW, il trattato che mette al bando le bombe atomiche.
Il Sudafrica presiederà la prima Conferenza di Riesame del TPNW a novembre di quest'anno. Le nazioni africane hanno condannato esplicitamente in sede Onu il nuclear-sharing (che coinvolge Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Turchia) come incompatibile con l’NPT, ossia il trattato di non proliferazione nucleare.
Il nuclear sharing è invece un sistema della NATO in cui alcune bombe nucleari statunitensi sono dislocate in Paesi alleati non dotati di armi nucleari, come Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Turchia; restano però sotto controllo USA, mentre i Paesi ospitanti partecipano a pianificazione ed esercitazioni.
4.3 - Le prospettive e il nostro impegno
L’Africa mostra che un mondo senza armi nucleari è possibile. Le nazioni europee devono imparare da questo esempio e partecipare alla prima Conferenza di Riesame del TPNW che si svolgerà a novembre in Sudafrica.
Occorre sostenere la campagna di universalizzazione del TPNW guidata dal Ghana e dal Sudafrica e la richiesta delle nazioni africane di porre fine al nuclear-sharing. Ai governi occidentali occorre chiedere perché continuano a ospitere bombe nucleari in diverse nazioni europee.
5. ZOPACAS – L’Atlantico del Sud, zona di pace e cooperazione
5.1 - Quello che è accaduto
L’8-9 aprile 2026, i 24 paesi della Zona di Pace e Cooperazione dell’Atlantico del Sud (ZOPACAS) – Brasile, Argentina, Uruguay e 21 nazioni della costa occidentale africana – si sono riuniti a Rio de Janeiro (IX riunione ministeriale). Il Brasile ha assunto la presidenza per il prossimo biennio. Sono stati firmati tre documenti: una convenzione sull’ambiente marino, una strategia di cooperazione su 14 aree tematiche, e - cosa molto importante - una dichiarazione politica che ribadisce la denuclearizzazione della regione e che condanna le ingerenze extraregionali.
5.2 - Cosa sta accadendo
Dopo la IX Riunione ministeriale dell'aprile 2026, la ZOPACAS sembra essere entrata in una fase nuova e più operativa rispetto al passato. Per la prima volta è stata adottata una vera e propria Strategia di Cooperazione del Rio de Janeiro, che dovrebbe guidare il lavoro comune fino al 2028-2029 sotto la presidenza brasiliana.
Le iniziative previste riguardano soprattutto undici aree prioritarie di cooperazione, tra cui:
- sicurezza marittima e difesa;
- lotta alla pirateria, al traffico illecito e alla pesca illegale;
- ricerca oceanografica;
- cambiamento climatico;
- tutela della biodiversità marina;
- sicurezza alimentare e pesca sostenibile;
- protezione delle infrastrutture critiche;
- connettività e integrazione logistica tra Africa e Sud America;
- formazione tecnica e scambio di competenze.
5.3 - Le prospettive e il nostro impegno
La Dichiarazione di Rio riafferma:
- la volontà di mantenere l'Atlantico meridionale libero da armi nucleari e altre armi di distruzione di massa;
- il rifiuto della militarizzazione della regione;
- l'opposizione all'importazione di rivalità geopolitiche esterne nell'Atlantico del Sud.
L’Atlantico del Sud è un modello di cooperazione Sud-Sud e occorre chiedere ai parlamenti e all’Unione Europea di sostenere diplomaticamente la strategia ZOPACAS.
Conclusione: il nostro impegno per i prossimi mesi
Questo bollettino non è solo un resoconto. È un appello alla mobilitazione.
- Vi sarà una grande manifestazione pacifista europea che si terrà a Bruxelles sabato 14 giugno 2026. L'evento, promosso da reti internazionali tra cui l'IPB (International Peace Bureau) e vari movimenti della società civile, si svolgerà sotto lo slogan "Welfare not Warfare"
- Ottobre 2026: occorre preparare una mobilitazione europea contro l’esercitazione nucleare Steadfast Noon. Torniamo nelle piazze come negli anni ’80.
- Novembre 2026: Conferenza di Riesame del TPNW a New York. Sosteniamo il Sudafrica e il Ghana. Chiediamo alle nazioni europee di partecipare.
- Ogni giorno: non dimentichiamo Gaza. Denunciamo Israele. Denunciamo l’ipocrisia occidentale.
- Non dimentichiamo il Sudan. Denunciamo il ruolo degli Emirati Arabi Uniti.
- Promuoviamo seminari e assemblee sul rischio di guerra nucleare invitando ambasciatori di nazioni che hanno preso posizione per il disarmo nucleare. Il mondo non è mai stato così vicino alla catastrofe. Ma mai come oggi esistono alternative concrete: l’Africa denuclearizzata, l’Atlantico del Sud zona di pace, il TPNW che cresce.
Sta a noi scegliere da che parte stare.
Per la pace, per il disarmo, per un futuro di giustizia, per un presente di solidarietà.
Albert, 2 giugno 2026
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