Lo studioso e giornalista politico Majed Kayyali dà un resoconto di alcuni aspetti della rivoluzione egiziana, con le sue caratteristiche di movimento spontaneo, sostanzialmente nonviolento, slegato dalle categorie politiche tradizionali
L'Egitto precipiterà islamico in un nuovo Iran? Giorni imprevisti, vissuti in contropiede. Tra incertezza e tachicardia, di là dal Sinai "l'unica democrazia del Medio Oriente" spia diffidente l'ennesimo deserto dei tartari
L’Egitto è una polveriera esplosa improvvisa e senza controllo. D’istinto confronto le immagini del Cairo che arrivano sulle reti televisive, con quelle della città che ho visitato pochi mesi fa.
E’ necessario che il periodo di transizione si concluda rapidamente, per stroncare sul nascere una spirale di caos che devasterebbe la fragile economia locale. Il fuoco che avvampa il Maghreb, è ormai guerra civile. Il Mediterraneo, il “grande lago” di Giorgio La Pira, si riscalda. In questo brodo che potrebbe diventare primordiale, per la crescita di possibili, nuove democrazie nel Medio Oriente, il nostro stivale galleggia con fatica. Risucchiato da antichi egoismi e solitarie guerre di interessi personali.
La giornata di ieri ha segnato un punto di svolta nella mobilitazione internazionale dei ragazzi e degli studenti, capaci di riempire le piazze delle principali capitali e città europee per gridare un secco "No" all'escalation bellica e alle politiche di tagli alla scuola e allo stato sociale.
Il Comune di Genova e la Regione Liguria diventino capofila degli enti locali italiani per l’acquisizione di autonomia e sovranità digitale. Se non ora quando?
Il numero lo abbiamo visto in TV durante la crisi istituzionale polacca. Ma l'atteggiamento dell'attuale ministro dell'Interno Piantedosi è oppositivo. Nel 2025 ha dichiarato pubblicamente più volte che la discussione sui numeri di identificazione è "del tutto inutile, persino provocatoria".
Una mobilitazione ampia e partecipata ha attraversato decine di città italiane. La convergenza tra studenti, lavoratori, portuali e movimenti civili (che già si è evidenziata nella chiamata alle piazze del 17 ottobre) indica la possibilità di costruire un fronte unitario contro l'economia di guerra.
Prevale, per la Cassazione, il rispetto del diritto e del bene supremo della vita e dell’ambiente. E sottolinea: “Il diritto al lavoro che lo Stato deve promuovere è un diritto al lavoro salubre e sicuro, non già sottoposto a condizioni inaccettabili".
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