Uno dei pilastri del pensiero di J.-J. Rousseau fu lo studio della condizione umana nella storia; la sua analisi si spinse fino al completo rifiuto del progresso come strumento di corruzione di un'antica genuinità e semplicità umane. Ai tempi dell'Ilva, il suo pensiero è quanto mai attuale.
Il Settecento è stato notoriamente il secolo delle utopie. Uno dei più frequentati temi di riflessione per i filosofi illuministi fu il progetto di una «pace perpetua» da raggiungere attraverso un governo mondiale. Che cosa rimane oggi della gloriosa tradizione di quel «pacifismo giuridico»?
L'economista statunitense Paul Krugman smonta il mito dell'autosufficienza energetica e mostra chi guadagna e chi perde quando scoppia un conflitto in una regione petrolifera. Chiedersi a chi serve la guerra non è retorica pacifista. È economia applicata.
La base di Ali Al Salem ospita una parte consistente dei 13.500 militari statunitensi distribuiti nelle tre basi kuwaitiane (ci sono anche le basi di Camp Arifjan e Camp Buehring). Lì c'erano oltre trecento militari italiani, ora in buona parte evacuati.
Per comprendere l'attuale politica occorre risalire al dominio petrolifero occidentale messo in crisi dalla nazionalizzazione del 1951. La risposta occidentale fu un colpo di stato organizzato da CIA e MI6 — la cosiddetta Operazione Ajax — che portò al potere lo Scià Pahlavi.
La rete raccoglie artisti da ogni continente: dall'Eritrea all'Argentina, dalla Germania all'India, dagli Stati Uniti alle Filippine, passando per Bangladesh, Sri Lanka, Colombia, Uruguay, Australia, Spagna, Portogallo e molti altri paesi ancora.
Nel 2003 chi avvertì i rischi di un disastro militare e umanitario aveva visto giusto. Valeva la pena riflettere allora. Vale ancora più riflettere oggi prima che sia troppo tardi. PeaceLink si è schierata contro la guerra nel 2003. Lo fa di nuovo oggi.
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