L'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) si macchiò di crimini gravissimi

Diventano "eroi" i soldati ucraini che massacrarono i civili polacchi nella seconda guerra mondiale

Una controversia tra Polonia e Ucraina è nata attorno alla decisione del presidente Zelensky di attribuire il nome di “Eroi dell’UPA” a un reparto delle attuali Forze per Operazioni Speciali.
1 giugno 2026
Redazione PeaceLink
Civili polacchi vittime del massacro del 26 marzo 1943 commesso nel villaggio di Lipniki dall'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), coadiuvato da semplici contadini ucraini
L'UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino) è un'organizzazione nazionalista responsabile dei massacri di polacchi in Volinia e Galizia orientale durante la Seconda Guerra Mondiale (1943-1945), con un bilancio stimato tra 60.000 e 100.000 vittime. [1]
Questo capitolo storico genera ancora oggi forti tensioni geopolitiche e diplomatiche tra Ucraina e Polonia. La storia dell’Europa centrale e orientale è infatti un complesso di ferite che si riaprono quando la politica contemporanea decide di fare passi falsi.
L’ultimo episodio di questa lunga e dolorosa narrazione vede protagonisti Polonia e Ucraina, oggi alleate di fronte all’invasione russa, ma divise da una memoria storica lacerante: la strage di Volinia del 1943 e il ruolo dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).

Il nodo storico: la Volinia e l’UPA

Per comprendere la tensione attuale, occorre tornare indietro di oltre ottant’anni. Tra il 1943 e il 1945, in quella che oggi è l’Ucraina occidentale, l’Esercito Insurrezionale Ucraino – braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) guidata da Stepan Bandera – condusse una campagna di pulizia etnica ai danni della popolazione polacca. L’obiettivo era creare uno Stato ucraino omogeneo, libero da minoranze considerate “nemiche”.

Parata a Stanislav (Ivano-Frankivsk, Ucraina occidentale) in onore della visita del Governatore Generale della Polonia, Reichsleiter Hans Frank, alto gerarca nazista

Il culmine dei massacri ebbe luogo nel luglio e nell'agosto 1943. La maggior parte delle vittime furono donne e bambini[2]. Molte delle vittime polacche, indipendentemente dall'età o dal sesso, furono torturate prima di essere uccise; alcuni dei metodi di tortura e uccisione furono lo stupro, lo smembramento o il rogo.[3] Le azioni dell'UPA provocarono circa[4] 100 000 morti.[5][6]

Le stime degli storici parlano di circa 60.000 vittime polacche in Volinia e altre 40.000 nella Galizia orientale. Massacri che il parlamento polacco (Sejm) ha ufficialmente riconosciuto come genocidio con una risoluzione del 2016, istituendo l’11 luglio come Giornata nazionale della memoria.

L’UPA non combatté solo contro i polacchi ma fu attivo anche contro l’Armata Rossa sovietica. Per brevi periodi lottò contro i nazisti ma solo quando questi ultimi non assecondarono le finalità indipendentiste ucraine.

Dopo la guerra, l’UPA continuò la guerriglia contro il regime sovietico fino ai primi anni Cinquanta. È proprio questa duplice natura – collaborazionismo con i tedeschi e successiva resistenza anti-sovietica – a renderne la memoria problematica.

La scintilla: un’intitolazione controversa

Il conflitto simbolico è esploso quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di intitolare un’unità militare all’UPA, riconoscendone i membri come “eroi”. Per la Polonia, questa scelta è inaccettabile: equivale a glorificare gli autori di quello che Varsavia considera un crimine di genocidio contro il proprio popolo.

UPA

La reazione del neo-presidente polacco Karol Nawrocki è stata fulminea e simbolica: ha annunciato l’intenzione di revocare a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza della Repubblica Polacca.

Le posizioni in campo

Nawrocki, storico di formazione, ha subordinato l’ingresso dell’Ucraina nella NATO a una piena presa di coscienza del passato: «Non può far parte di alleanze internazionali uno Stato che non è in grado di fare i conti con un crimine estremamente brutale contro 120.000 dei suoi vicini». Sull’adesione all’Unione Europea, la sua posizione è condizionata alla ripresa senza ostacoli delle esumazioni delle vittime in territorio ucraino.

Più sfumata è la posizione del primo ministro Donald Tusk, che pure ha espresso contrarietà alla decisione di Kiev.

Dal fronte ucraino, il sindaco di Leopoli Andrij Sadowy ha espresso sorpresa: «Questa è la nostra storia e noi la sosteniamo. Ci sono stati tempi difficili tra polacchi e ucraini, ma ora siamo dalla stessa parte, combattiamo contro la Russia».


Glossario

Ordine dell’Aquila Bianca – La più alta onorificenza civile e militare della Repubblica di Polonia, istituita nel 1705. Viene conferita a capi di Stato e personalità di particolare merito. Nel caso di Zelensky, era stata concessa per il suo ruolo nella difesa dell’Ucraina dall’invasione russa.

UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino) – Organizzazione paramilitare nazionalista ucraina attiva tra il 1942 e il 1956. Combatté contro nazisti e sovietici, ma fu responsabile della pulizia etnica dei polacchi in Volinia e Galizia orientale.

Volinia – Regione storica dell’Ucraina nord-occidentale, al confine con Polonia e Bielorussia. Fu teatro, tra il 1943 e il 1945, dei massacri della popolazione polacca da parte dell’UPA.

Galizia orientale – Regione storica dell’Ucraina occidentale, con capoluogo Leopoli (Lviv). Insieme alla Volinia, fu teatro delle atrocità dell’UPA contro i polacchi.

Genocidio (risoluzione del Sejm 2016) – Nel luglio 2016, il parlamento polacco riconobbe ufficialmente i massacri di Volinia come “genocidio” commesso dai nazionalisti ucraini, fissando l’11 luglio come Giornata nazionale della memoria delle vittime.

Sejm – Camera bassa del parlamento polacco, composta da 460 deputati. È l’organo legislativo principale della Repubblica di Polonia.

Karol Nawrocki – Storico di formazione, presidente della Polonia eletto a giugno 2025. Noto per le sue posizioni intransigenti sulla memoria storica della Volinia.

Donald Tusk – Primo ministro polacco (dal 2023), leader del partito liberale Piattaforma Civica. Ex presidente del Consiglio europeo (2014-2019). Ha espresso posizioni più caute sul conflitto di memoria con l’Ucraina.

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