Voltana

“Sai, io sono stato figlio di un esperimento”

Loris, il maestro affascinante

L’aspetto sorprendente di questa storia è che per tanti anni ho seguito inconsapevolmente le orme di una persona che non ho mai conosciuto. E a cui devo moltissimo. C’è a volte qualcosa di nascosto che ci guida nella vita e non lo sappiamo.
28 maggio 2019

Loris.

Loris Ricci Garotti.

Loris Ricci Garotti, docente universitario di filosofia.

Loris, comunista, amico di mio padre, 1948.

“Sai Sandro, io sono stato figlio di un esperimento”.

Mio padre me lo ha raccontato qualche anno prima di morire. 

Loris arriva a Voltana ventenne e fa il maestro elementare.

Bellissimo, è un ragazzo stupendo.

Irresistibile, ha il fascino dei comunisti alla Che Guevara.

Suona il violino.

Suona la chitarra.

E’ figlio di un barbiere.

Ma sta già studiando filosofia, è deciso a diventare docente universitario e lo diventerà.

Ha un carattere allegro, ma anche severo, impulsivo. Assolutamente intransigente.

Inflessibile, granitico nella passioni. Dolcissimo nei sentimenti.

E vede nei contadini di Voltana, nei lavoratori, i “suoi” prescelti.

Una sorta di San Francesco comunista.

Avete presente il Che Guevara e i lebbrosi? La traversata del fiume per andarli ad abbracciare?

Loris appartiene a quel genere di comunisti.

Sceglie Luciano, mio padre, come amico su cui proiettare i suoi ideali, il suo progetto di emancipazione di chi sta in basso. Luciano Marescotti a vent'anni

Loris è quel tipo di intellettuale che rifiuta di integrarsi nella classe dirigente e va a cercarsi gli operai, i contadini, i poveri.

Va da mio padre.

Gli parla di filosofia, di storia, di politica. Loris è contento: Luciano capisce le cose, le afferra al volo e ricambia l'interesse.

Gli suona la chitarra. Il violino. Fanno le serenate la sera alle ragazze.

Va a casa di mia nonna, di nome Pierina, a suonare la musica dei neri d’America. Mia nonna non sembra convinta del jazz, ma Loris è simpatico di suo.

La sua missione è quella di entrare non solo nella Casa del Popolo di Voltana ma nelle case delle persone umili, come era mia nonna, mio padre. Mio padre fa il muratore. Ha frequentato solo le scuole elementari. Ma mio padre è curioso, interessato alla cultura e alla politica, non sa ancora parlare bene l'italiano ma è affascinato da Loris e lo segue. Ragiona con Loris di tutto, si appassiona a Hegel, Kant, Locke, Aristotele, Platone, Marx…

Loris odia il latino. Ma lo deve studiare e l’esame di latino lo ripete due volte… e alla fine sbatte per terra con un urlo disumano tutti i libri di latino facendo rinsavire il docente che lo stava bloccando ad un passo dalla tesi.

Loris si tiene a debita distanza dai preti.

E’ il comunista che non scende a compromessi con il potere e con la propria coscienza.

Loris muore a 39 anni, per un tumore. E io non lo conoscerò mai.

Loris è stato varie cose.

E’ stata la persona che ha lasciato la traccia più profonda nella formazione di mio padre.

Loris “crea” l’antropologia culturale di mio padre, la sua cultura politica e ideale.

Loris “fa un esperimento”.

Mio padre è per Loris la dimostrazione che una persona del popolo, figlio di una donna semianalfabeta e con una preparazione scolastica rudimentale, può emanciparsi.

Loris – mentre diventa docente universitario - accompagna mio padre nell’emancipazione culturale fino a farlo diventare maestro elementare dopo i trent'anni. Alla prima cattedra infatti mio padre ci arriva infatti a 34 anni nel 1955 a Castellaneta, in un periodo in cui si diventava maestri a vent’anni…

Ecco, l’esperimento è riuscito.

E mio padre gliene sarà sempre riconoscente.

E proietterà su di me l’immagine di Loris.

Io non lo saprò mai.

Mi diceva solamente, quando ero al liceo e cominciavo a studiare filosofia: “Hai letto i libri di Loris?”

E me li metteva sulla scrivania.

E ogni tanto mi chiedeva: “Li hai letti?”

Me lo diceva con una tale dolcezza (quasi una supplica) che gli dicevo sempre: “Ne ho letto qualche pagina, leggerò le altre”.

Erano letture troppo difficili per me, libri destinati a studenti universitari, nulla di divulgativo. Molto pesanti! Ma me li porgeva come se fossero delle cose dotate di valore affettivo.

E quando mio padre guardava me sognava Loris, il suo amico Loris che ha perso troppo giovane.

E io lo saprò molto tardi tutto questo, dopo aver letto un libro della figlia di Loris, Federica, dedicato a suo padre. E leggendo quel libro ci ho trovato intatti tutti i valori per i quali sono stato educato.

E così io sono diventato Loris. E Loris è entrato in me senza che io lo sapessi.

Questo non me l’ha detto mio padre. Ma l’ho capito. L’ho capito benissimo. Molto, molto tardi.

Ho scoperto che il mio viscerale rifiuto del latino derivava da un identico viscerale rifiuto di Loris.

“Pretonzoli! Pretonzoli!”

Questa esclamazione mi piaceva moltissimo da bambino e quando vedevo un prete in TV facevo delle fragorose pernacchie, e così scoppiò un “incidente diplomatico” fra mia madre e mio padre. Mia madre rimproverò mio padre. Mio padre l’aveva pronunciata una sola volta! Ma a me dava una piacere da libidine ripeterla spernacchiandola.

Incappai in un grave errore: spernacchiai anche il papa. Papa Giovanni. “Sandro, non devi fare così, quello è il Papa Buono”.

E così mio padre “spense” per sempre la mia pernacchia e chiuse l’incidente diplomatico con mia madre. Era iniziato il Concilio Vaticano II anche a casa mia.

Anche questo residuale anticlericalismo era frutto, credo, dell'amicizia fra Loris e mio padre.

Mio padre, quando andava a trovare il papà di Loris (e Loris non c’era più) era come se facesse ricomparire Loris al suo fianco. Il papà di Loris chiudeva la sala da barbiere (a Lavezzola, a pochi chilometri da Voltana), scriveva “NON CI SONO PER NESSUNO” e cominciava una vera e propria comunione spirituale.

Io ho vissuto la sacralità di questi incontri, veri momenti di fronte ai quali le messe tradizionali, le liturgie… sono nulla. Ho vissuto la profondità di certi momenti in cui si faceva silenzio, si parlava a voce bassa.

Sì, è avvenuto questo.

Mio padre è stato un esperimento.

E anche io sono stato un esperimento.

E tutto deriva da Loris.

A volte mi chiedo quanto la nostra vita dipende dai desideri degli altri.

Noi siamo frutto dei desideri e delle aspettative di altri.

Veniamo amati se cresciamo in un certo modo.

Noi attendiamo l’approvazione, la conferma.

E mio padre su tante cose non mi ha dato approvazione, conferma.

Ricordo a 14 anni la prima canzone che composi.

La cantai a mio padre e mia madre mentre eravamo a Voltana.

Prime due strofe. Normali. Non vedo reazioni sul volto dei miei genitori.

Poi alzo la voce, ecco la parte centrale:

“Sogno un modo diverso

per un uomo diverso…”

Do, Mi minore, La minore…

Mio padre si illumina, lo vedo cambiare in faccia.

Mio padre, tante volte severo verso i miei temi, di fronte a quella canzone si entusiasma.

Si entusiasma troppo.

E mi fa tanti complimenti, che secondo me erano eccessivi.

Che avevo scritto di tanto importante?

In quel momento vede rinascere Loris.

E io non lo sapevo, non lo capivo.

Loris portava sulle sue spalle una missione.

Portava un ideale che voleva sperimentare.

E che sperimentò su varie persone: ma mio padre divenne l’esperimento forse più riuscito. Da quasi analfabeta a maestro elementare dotato di coscienza politica basata su studi di filosofia.

E così la sua vita è cambiata, ha incontrato mia mamma (che conosceva Loris), ha vinto il concorso e i posti stavano solo in provincia di Taranto.

Diciamo senza Loris non ci sarei o non sarei così.

Insomma ci sono persone-tsunami che cambiano la vita degli altri.

L’aspetto più affascinante (e anche un po' inquietante) di questa storia è che per tanti anni ho seguito inconsapevolmente le orme di una persona che non ho mai conosciuto. E a cui devo moltissimo. Ma è l’aspetto NASCOSTO della storia che mi affascina. C’è a volte qualcosa di nascosto che ci guida nella vita e non lo sappiamo.

Sento di non aver spiegato appieno il senso di questa storia.

Come ho scritto all’inizio, ci sono fili sottilissimi, invisibili, che ci legano ad altre persone. E non lo sappiamo. Agiamo per percezioni globali, emozionali, di cui la coscienza percepisce i lineamenti solo a distanza di tantissimo tempo.

Capita di vivere coincidenze che modificano almeno in parte il corso dell’esistenza. Incontri, fatti, dettagli che cambiano completamente l’orientamento di tutta la vita.

Se mio padre non avesse incontrato Loris come sarebbe cambiata tutta la storia?

Lui cosa sarebbe diventato? Ed io?

Coincidenze, incontri, dettagli. E tutto cambia.

Il sogno

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