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Sette paracadutisti accusati di omicidio davanti alla corte marziale

In tribunale: “Violente aggressioni dei soldati uccidono iracheni innocenti”

14 settembre 2005 - Owen Bowcott
Fonte: http://www.guardian.co.uk/Iraq/Story/0,2763,1563518,00.html

Ieri, all’udienza presso la corte marziale dell’esercito c’è stato il primo resoconto sul caso dei sette soldati britannici che, presumibilmente, hanno compiuto una “brutale” e “immotivata” aggressione ad un gruppo di civili iracheni causando la morte di un ragazzo disarmato per gravi ferite alla testa.
I paracadutisti che si sono presentati all’udienza a Colchester, Essex, in quanto imputati di omicidio, sono stati accusati di avere usato impugnature di fucili, elmetti, pugni e calci per colpire ripetutamente gli occupanti di un autocarro, una Toyota pick up, appena bloccato.
Davanti alla corte marziale è stato raccontato che due donne, una delle quali incinta, che tentavano di intervenire sono state “picchiate e colpite”, mentre un cane che abbaiava è stato colpito a morte.
Durante l’udienza è stato detto che alcuni testimoni hanno sentito i soldati ridere e applaudire.
Il giorno dell’apertura di questo caso, annunciato da tempo -retrodatato al maggio 2003, tre settimane dopo la fine ufficiale delle ostilità- il Pubblico Ministero, Martin Heslop, ha fornito un resoconto dettagliato dell’incidente che presumibilmente ha portato alla morte del diciottenne Nadhem Abdullah.
Il caporale Scott Evans, 32 anni, e i soldati Billy Nerney, 24 anni, Samuel May, 25 anni, Mornè Vosloo, 26 anni, Daniel Harding, 25 anni, Roberto Di Gregorio, 24 anni e Scott Jackson, 26 anni, hanno negato l’accusa di omicidio e di sommossa.
Prima di raccontare l’episodio, il p.m. Heslop ha chiesto ad ognuno di loro se intendevano dichiararsi colpevoli di omicidio e sommossa.
Ognuno di loro, membri del terzo battaglione del reggimento dei paracadutisti, ha risposto a turno: “No signore”
“Il capo d’accusa è costituito dal fatto che [questi uomini], entrati in un piccolo villaggio a bordo di due veicoli”, così ha raccontato il p.m. Heslop, una volta nel villaggio hanno aggredito violentemente alcuni iracheni disarmati causando loro ferite mortali: “nell’assalto hanno usato elmetti, calci di fucili, calci e pugni . Due donne che hanno tentato di intervenire sono state picchiate e colpite. Una delle due era incinta. Un cane che stava abbaiando è stato colpito a morte. “Questo non è un caso in cui i soldati rispondono ad un attacco o in cui era necessario difendersi in combattimento. Non è stato altro che violenza gratuita verso civili inermi”. Il p.m. Heslop ha aggiunto che l’assalto era “ingiustificato e completamente immotivato” e che le prove contro questi uomini arrivano da più parti. I testimoni iracheni non li hanno potuto identificare personalmente, ma hanno visto i soldati e i veicoli britannici ed il p.m. Heslop ha precisato che non c’era nessun’altra unità in quell’area e in quel momento.
All’udienza si è anche detto che l’impronta dello stivale sui vestiti del ferito Athar Saddam, autista della Toyota, corrisponde a quelli indossati da più membri della pattuglia.
Il sangue ricuperato dalla cavità del calcio del fucile appartenente al soldato May corrisponde al DNA della famiglia di Abdullah. Il soldato May è comandante in seconda della pattuglia guidata dal caporale Evans.
Il p.m. Heslop ha riferito che i messaggi radio mandati dalla pattuglia quel giorno hanno confermato il fatto che i soldati abbiano seguito un’auto da un posto di blocco.
Più tardi, due degli accusati, i soldati Di Gregorio e Vosloo, hanno ammesso che un incidente ha avuto luogo quel giorno.
Il p.m. Heslop ha detto che gli uomini sono stati tutti accusati di omicidio in base ad una “ iniziativa comune” nel quale loro hanno ”inflitto percosse” o hanno protetto, più tardi, quelli che avevano compiuto l’assalto.
Alla udienza si è detto che la pattuglia era fuori quel giorno per fermare la cosiddetta “Ali Ba Bas”, un tentativo di contrabbando di denaro attraverso l’Iran, si è anche pensato che i soldati possano aver scambiato il pick-up Toyota per un veicolo analogo.
La pattuglia ha seguito l’autocarro sino ad Al-Ferkah, nel sud dell’Iraq, dove scendevano le persone del luogo di ritorno dal mercato. I due veicoli dell’esercito hanno chiuso la strada alla Toyota.
“Il deceduto [il signor Abdullah] e il suo autista sono stati trascinati fuori e fatti stendere a terra” ha riferito il p.m. Heslop. “gli uomini sono stati assaliti e proprio durante l’assalto, la sorella dell’autista, Dadal, ha tentato di fermarli ma è stata colpita alla bocca da uno dei soldati. Il p.m. Heslop ha raccontato alla Corte che “Nadhem Abdullah è stato colpito in testa e su tutto il corpo. Lui e l’autista hanno perso conoscenza”. Lasciandoli indietro, i soldati hanno aggredito allora due fratelli, Kazem and Zugraher Al-Mohamadawi, che avevano appena lasciato il veicolo. “Testimoni hanno riferito che i soldati ridevano e applaudivano. Dopo la partenza della pattuglia, il signor Abdullah e il signor Saddam sono stati portati in un ospedale vicino a Amara. Il signor Saddam ha riportato un emorragia interna dietro la testa, si pensa che sia stato causato dal calcio di un fucile. Non essendoci nessun neurochirurgo in servizio è stato trasportato a Bassora ma è morto lungo la strada. Il suo corpo non può essere riesumato per eseguire un’autopsia. “Ad ogni modo, la Corona [La Pubblica Accusa, ndt.] non ha dubbi che il signor Abdullah è morto per via delle percosse che ha ricevuto dai soldati,” ha aggiunto il p.m. Heslop. All’udienza è emerso che l’ufficiale che stava al comando degli uomini, il capitano Andrei Blackmore, quella notte chiese ai soldati un resoconto sul loro ritorno alla base. Ha riferito di aver trovato loro agitati ed esaltati ma hanno negato che fosse successo qualcosa.
La corte marziale ha luogo in un deposito militare riadattato nel complesso del pennone in Colchester. L’edificio è stato usato in passato per provare le uniformi e l’equipaggiamento. Ieri è stata posticipata una visita dagli avvocati a Al-Ferkah per mancanza di sicurezza. Un filmato della scena sarà mostrato davanti alla corte marziale la prossima settimana.
I procedimenti di una corte marziale generale sono simili alla corte civile: il giudice, Jeff Blackett, è un civile ma, al posto della giuria, c’è un comitato di sette membri che delibera il verdetto; esso comprende sei uomini e una donna di vari gradi tra brigadieri e ufficiali di garanzia. Se qualcuno degli imputati dovesse essere giudicato colpevole, la giuria, assieme al giudice, deciderà anche la sentenza.
I sette soldati accusati, di cui alcuni ancora in servizio, sono rappresentati da avvocati e rappresentanti legali civili. Il giudice ha vietato di rivelare l’indirizzo delle loro abitazioni.
I tre dei soldati che da allora hanno lasciato l’esercito sono considerati come se fossero reinseriti [nell’esercito, ndt.]per l’intera durata del processo. Se verranno condannati, trascorreranno il loro tempo in una prigione militare.
L’udienza è stata aggiornata sino al prossimo lunedì.
I sette uomini sono stati accusati di due reati: omicidio e sommossa.
Gli imputati che sono apparsi davanti alla Corte erano il caporale Scott Evans, i soldati Billy Nerney,Samuel May e Morné Vosloo. Tutti e quattro sono ancora in servizio presso il terzo battaglione, il reggimento dei paracadutisti.
Gli altri tre imputati- i soldati Scott Jackson, Daniel Harding e Roberto Di Gregorio, sono tutti ex membri del terzo battaglione, il reggimento dei paracadutisti.
Tutti e sette uomini negano ogni accusa.
Gli altri casi:
Il sedicenne Ahmed Jabber Kareem è morto dopo essere stato arrestato da tre guardie irlandesi l’8 maggio 2003. Si presume che lui ed altri tre iracheni mentre marciavano verso una banchina vicino a Shatt al-Arab, corso d’acqua navigabile, a Bassora lo abbiano forzato per evitarlo. L’ Army Prosecuting Authority (APA) sta pensando a formulare delle accuse.
Said Shabram stava radunando le pecore con un altro uomo nella ex base dei marine a Bassora il 24 maggio del 2003. Si è detto che un soldato britannico ha detto loro di seguirlo al lato della banchina e, dopo averlo fatto, è stato ordinato loro di stare al bordo dell’acqua prima di essere spinti dentro. Said Shabram è annegato nonostante un altro soldato abbia tentato di salvarlo. L’APA sta deliberando se accusare un ufficiale e due soldati del 32 reggimento geniere. Per la sua morte, potrebbero affrontare un capo di imputazione per omicidio .
Baha Mousa, 28 anni, receptionist in un hotel, è morto a Bassora nel settembre 2003 dopo presunti abusi da parte dei soldati britannici del reggimento Quenn’s Lancashire che lo aveva arrestato perché sospettato di avere legami con degli insorti. Il padre di Mousa è un luogotenente-colonello della polizia irachena. Il suo corpo aveva più di 50 ferite e un’autopsia ha mostrato segni di strangolamento. Un soldato è stato accusato di omicidio colposo, tentativo di intralcio alle indagini e aggressione; un altro soldato è stato accusato di aggressione.

Note:

traduzione di Federica Mei per Peacelink

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