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Polizia sotto accusa per l’uso di vere munizioni

Fonte: IRIN - http://www.irinnews.org - 18 gennaio 2008

Gli attivisti per i diritti umani considerano inutile il progetto della polizia di far partire un’indagine riguardo l’uso di vere munizioni durante le proteste contro le controverse elezioni presidenziali di dicembre.

Nella sola giornata del 16 gennaio, secondo Human Rights Watch (HRW), cinque persone sono state uccise da spari nella città orientale di Kisumu durante i tentativi dei sostenitori del Movimento Democratico Arancione (ODM) di organizzare una manifestazione.

Alcuni filmati della televisione locale mostrano un poliziotto inseguire due protestanti disarmati, sparando ad una distanza ravvicinata e poi prendere a calci uno dei due prima di allontanarsi. Secondo alcuni resoconti uno dei due uomini sarebbe morto.

"Stiamo indagando per sapere perché [siano state usate vere munizioni]. Abbiamo aperto un’indagine affinché si possa scoprire la verità", ha detto Grace Kaindi, comandante di polizia di Kisumu, ad IRIN.

"Gli ordini sono ben chiari. Loro [la polizia] devono usare gas lacrimogeni e sfollagente per fermare i dimostranti", ha aggiunto.

Qualche giorno prima, Kaindi aveva dichiarato all’Associate Press di aver ordinato alla polizia di aprire il fuoco sui protestanti a Kisumu il 29 dicembre, due giorni dopo le elezioni e un giorno prima che fosse dichiarata la rielezione del presidente in carica, Mwai Kibaki, tra le accuse di frode dell’OMD.

"Era una situazione estrema e non c’era nessun altro modo di controllarli. Ho sentito che i miei ufficiali venivano travolti. Se non li avessimo uccisi, le cose sarebbero peggiorate ulteriormente", ha detto.

Secondo i registri dell’ospedale di Kisumu, 44 persone sono morte a Kisumu per ferite da proiettili fra la fine di dicembre e il 14 gennaio.

Sul probabile impatto dell’indagine, Maina Kiai, presidente della Commissione Nazionale del Kenya sui Diritti Umani finanziata dallo stato, ha detto: "Non porterà a niente. Non c’è mai stata un’inchiesta sulla polizia svolta da essa stessa e non c’è ragione di credere che ciò possa succedere in una tale atmosfera".

"Non è altro che un piano premeditato per causare più intimidazione possibile", ha aggiunto.

Kiai ha visto l’annuncio di Kaindi di un’indagine come una trovata pubblicitaria.

"Credo che ora risentano del fatto che tutto il mondo li stia vedendo. Il video [che mostra la polizia che spara ai manifestanti disarmati] del Kenya Television Network sta facendo il giro del mondo. Non si possono nascondere queste cose" ha detto.

Tuttavia, Muthoni Wanyeki, direttore esecutivo dell’ONG Kenya Human Rights Commission, ha descritto l’indagine come "un passo avanti da una posizione estremamente retrograda" poiché "indica una presa di coscienza che gli ordini di sparare per uccidere sono un problema".

Anche lei crede che l’uso di vere munizioni contro i protestanti disarmati sia una politica approvata dal governo.

"Vediamo tutti cosa si sta svolgendo davanti ai nostri occhi. Bisognerebbe essere proprio alle strette per pensare che non sia stato un ordine partito dalla presidenza. Questo genere di situazioni si verificano quando c’è una minaccia allo stato", ha detto Wanyeki.

Il portavoce del governo Alfred Mutua ha attribuito le violenze a bande di rivoltosi organizzati dediti a saccheggi e attacchi. Ha ribadito inoltre l’appello di Kibaki all’opposizione di portare le loro rimostranze in tribunale, e non per le strade.

Wanyeki ha detto però che il modo più semplice di porre fine alle rivolte sarebbe stato quello di rispettare i diritti costituzionali di libertà di associazione e di parola.

"Dalle esperienze passate ho capito che il modo più facile di allentare le tensioni sia lasciare che le persone possano esprimere liberamente il loro malcontento", ha detto Wanyeki.

"Se fossi nella posizione di poter consigliare il governo, direi: ‘Lasciate che succeda. Vi metterà in una situazione di superiorità morale, e all’ODM spetterà il gravoso compito di mostrare che possono controllare il loro seguito’. "

"Quando si comincia a giocare al gatto e al topo le tensioni aumentano, la gente si fa male e muore, e gli elementi opportunisti approfittano della confusione", ha aggiunto.

Il governo è rimasto tuttavia irremovibile sul non voler far svolgere nessuna manifestazione. Un gran numero di paramilitari armati del General Service Unit e Administration Police (AP) sono stati dispiegati in tutta la nazione accanto agli ufficiali di polizia regolari.

L’utilizzo dell’AP per il controllo dei dimostranti è insolito. I loro compiti sono in genere il sostegno dell’amministrazione provinciale e il presidio delle strutture de governo. Gli analisti hanno dichiarato che questo mostra come le forze di polizia siano state messe a dura prova dalla portata della protesta.

"Il regime sembra allarmato. Sta diventando così disperato da dover ricorrere a mezzi di coercizione. In una situazione simile, la polizia regolare non è in grado di far fronte alla grandezza della protesta" ha detto Ndungu Wainaina, coordinatore di progetti al National Convention Executive Council, un’organizzazione della società civile in prima linea nella campagna per le riforme democratiche in Kenya di fine anni ’90.

I gruppi per i diritti sono sgomenti per il rifiuto del governo di ascoltare le loro preoccupazioni.

"La loro risposta è che quelli [i dimostranti] sono dei criminali, e non bisogna difendere i criminali. Ci hanno condannato come ficcanaso. Il governo sembra che stia riportando velocemente il paese ad uno stato di polizia, dove la polizia non è responsabile e lo stato non deve rispondere delle proprie azioni", ha detto Wainaina.

La scorsa settimana, HRW ha fatto appello al governo Keniota per ritirare il divieto di pubblica associazione, definendo il diritto come "la pietra angolare di una democrazia sana".

I principi base delle Nazioni Unite sull’uso della forza e delle armi da fuoco da parte degli ufficiali per l’applicazione della legge invitano la polizia ad usare mezzi non violenti prima di ricorrere all’uso della forza, e solo in proporzione alla serietà dell’offesa, e ad usare forza letale solo quando strettamente inevitabile per proteggere la vita.

Secondo la legge keniota, non c’è terreno legale per il tipo di divieto totale di pubblica associazione che il governo ha posto. Comunque, coloro che vogliono manifestare devono comunicarlo alla polizia, la quale può rifiutare la loro richiesta per ragioni di ordine pubblico.

Note:

Tradotto da Tiziana Nannavecchia per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore.

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