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Siria, i frutti avvelenati della guerra

6 settembre 2016 - Alessandro Marescotti
Bambino siriano. Mahmoud, 6 anni, è nato senza braccia. Otto mesi fa un colpo di mortaio tirato dai "ribelli"  ha centrato l'appartamento della sua famiglia e lo ha colpito alle gambe. All'ospedale al Razi hanno dovuto amputargliele.
E' giusto combattere contro un dittatore? 

E' un argomento molto complesso. Ho preso un articolo del Manifesto e l'ho messo a confronto con altri punti di vista. E per ogni gruppo armato ho creato un link di approfondimento. Eccolo: "La battaglia di Aleppo" http://www.peacelink.it/conflitti/a/43457.html

Sintetizzo il mio punto di vista: se chi ribella ad Assad chiedesse libere elezioni sarebbe da appoggiare.

Ma questi guerriglieri anti-Assad per la stragrande maggioranza non chiedono la democrazia, chiedono un regime di integralismo islamico. La democrazia non è nella loro cultura, non è nel loro DNA. E quello che vogliono per le donne è un ritorno al medioevo.

Un esempio? La moglie di Assad può portare una gonna normale e mostrare le gambe, mostrare i capelli e il viso.

Se vincono gli altri non avremo l'abolizione delle torture di Assad ma il semplice rovesciamento delle vittime della tortura. E per le donne non sarà permesso vestirsi liberamente.

Quindi con questi guerriglieri anti-Assad rischiamo di passare dalla padella alla brace, dato che molti hanno un passato in al Qaeda. Di questo c'è ampia documentazione nelll'articolo che trovate linkato in fondo. E potete approfondire qui http://web.stanford.edu/…/mappingm…/cgi-bin/groups/view/493…

Ma c'è di più, e ci tocca aprire purtroppo la parte più inquietante di quello che è andato storto in questa storia che è sfuggita al controllo dei servizi segreti.

Chi ha compiuto le stragi in Europa non sono i militari di Assad, chi ha portato il terrorismo nelle capitali europee sono quelli che combattono Assad. E' una semplice constatazione che nulla toglie alle volazioni dei diritti umani compiute dal regime siriano.

Come insegnante di storia posso dire che chi lotta contro il male non è necessariamente portatore del bene. Lo dimostra la storia.

Infine dovremmo legare fortemente il discorso della guerra a quelli delle migrazioni. Il miglior modo per aiutare i migranti è fermare la guerra, non fomentandola e non illudendo la gente che sostenere la "rivoluzione siriana" sia la strada che porta alla pace e alla libertà. Non è così ed è un nuovo tragico inganno della storia.

Questo conflitto armato sta creando solo una massa di disperati che - se non riusciranno a vincere la guerra - porteranno la loro frustrazione a casa nostra, e si vendicheranno perché non li abbiamo sostenuti abbastanza o perché li abbiamo traditi.

Note:

Il bambino che vedete nella foto è stato colpito dai ribelli che combattono contro Assad.
Fonte: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=3244

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