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19 aprile 2008 - Jean-Paul Pougala

Moncalieri, 20 Marzo 2008
Al Presidente della Repubblica
S.E. Giorgio Napolitano
ROMA

Jean-Paul Pougala Oggi 20 marzo 2008 è il mio 46° compleanno. Ma questo compleanno è il più amaro di tutti, per la doccia fredda che mi ha procurato ieri la Questura di Torino, rifiutando il diritto di soggiorno a mia moglie (giunta in Italia 14 anni fa con regolare ricongiungimento familiare) e ai miei 4 figli (nati e cresciuti a Torino).
Nel 2006, dopo 21 anni di soggiorno regolare in Italia, mi viene attribuita la carta di soggiorno. Lo stesso anno, faccio la richiesta per mia moglie e i miei 4 figli minorenni. Dopo la prima convocazione a gennaio 2007, sono trascorsi 1 anno e 3 mesi durante i quali mi hanno chiesto ripetutamente, ogni 4 mesi, di fornire sempre nuove notizie o documenti, richieste cui ho sempre corrisposto.

Ieri mi sono nuovamente recato alla Questura di Torino, perché mia moglie da molti mesi ha bisogno urgente di recarsi nel nostro Paese, il Camerun, per assistere la madre gravemente malata e non ha mai potuto farlo, senza rinnovo del suo permesso di soggiorno. Qui, ci è stato notificato che la Questura ha dato il parere negativo alla carta di soggiorno perché gli ultimi documenti portati sono stati consegnati oltre il termine dei 10 giorni richiesti, e non è servito a niente dire loro che quel ritardo, come annunciato in una mia precedente lettera, era dovuto ai tempi normali dell'Agenzia delle Entrate per i controlli, prima di rilasciare il documento che attendeva la Questura.

Jean-Paul Pougala Mi rivolgo a Lei per chiederLe di mettere fine a questa grave ingiustizia di cui sono vittime mia moglie e i miei 4 figli cui si nega il diritto di soggiornare in Italia. Mi appello a Lei per il rispetto del mio diritto e di quello della mia famiglia, sancito dalla direttiva Europea 2003/109/CE del Consiglio d'Europa del 25 Novembre 2003, recepita in Italia tramite il Decreto Legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2007 sul soggiorno di persone provenienti da altri paesi non UE (che diventa permanente dopo i 5 anni di soggiorno in un Paese UE). Sono 14 anni che mia moglie vive in Italia e le viene negato questo diritto. Mia figlia J. è nata il 6/9/1995 a Torino e vive quindi in questo paese da quasi 13 anni. Mio figlio B. è nato a Torino il 4/41998, quindi da 10 anni vive in questo paese. Mia figlia S. è nata a Torino il 10/10/1999, quindi vive qui da 9 anni. L'ultima figlia, S. è nata a Torino il 18/6/2002, quindi ha quasi 6 anni. A tutti i miei figli viene negato di soggiornare in questo Paese che è l'unico che hanno conosciuto da quando sono nati. L'Italia è l'unico paese UE che chiede il permesso di soggiorno a bambini minorenni sotto i 14 anni. Chiedo, almeno, che venga rispettata la normativa Europea in materia, concedendo ai miei familiari il diritto per un soggiorno permanente, visto che perfino la mia ultima figlia che ha quasi 6 anni, li ha passati tutti in Italia come lo vuole la normativa: vale a dire almeno 5 anni. E la mia famiglia rispetta tutte le altre condizioni necessarie anche di reddito e della casa idonea.

Quando i migranti eravamo noi Mi rivolgo quindi a Lei per porre rimedio a quella che considero una vera e pura ingiustizia. Il 31 marzo prossimo saranno 23 anni che sono in questo paese che ho scelto quando pochissimi pensavano all'Italia come destinazione. Pensavo di scegliere un angolo di pace e di umanità, nel quale costruire una tranquilla e serena famiglia, lasciando per sempre alle mie spalle l'incubo della mia infanzia martoriata in Africa. Dopo 23 anni, non ho mai avuto guai con la giustizia. Si, ho ricevuto la carta di soggiorno e soddisfatto a tutte le condizioni per farla avere ai miei famigliari ma, ugualmente, dopo 15 mesi di inutile attesa (mentre la legge prevede il termine di 90 giorni), mi dicono che io posso soggiornare in Italia a tempo indeterminato, ma i miei figli nati in Italia no, e mia moglie No.

Quello che fa più male, non è solo il diritto negato, ma è il modo in cui viene fatto: in questi 15 mesi di tortura psicologica (perché mia moglie è disperata per le condizioni della mamma, che non può raggiungere) da parte della Questura di Torino i soprusi sono stati tantissimi:

- non ci è mai stata notificata a casa alcuna richiesta.

Abbiamo sempre appreso le nuove richieste della Questura, ogni tre mesi, solo a seguito delle nostre visite e sollecitazioni;

- i miei figli hanno dovuto rinunciare a qualsiasi viaggio all'Estero, anche a quelli della scuola, perché nel frattempo è scaduto anche loro il permesso di soggiorno (in attesa della definitiva carta di soggiorno);

- mia moglie ha perso il padre senza potersi recare al suo funerale e, ora, non può curare la propria madre in Camerun.

La legge italiana dice chiaro che mi dovevano rispondere entro 90 giorni. Ma nel mio caso e forse solo per me, quei 90 giorni sono diventati 455, vale a dire moltiplicati per 5. E la beffa è che dopo 455 giorni di ritardo, è la Questura di Torino che non è pronta ad aspettare 10 giorni in più come richiede l'Agenzia delle Entrate, un altro organo dello Stato, dal quale dipendono i documenti richiesti. Dopo 455 giorni, hanno così fretta di chiudere la mia pratica, che non trovano altra risposta che dire di NO alla mia famiglia. Perché d'un tratto tutta questa fretta? E perché dirmi di NO quando sanno benissimo che ho portato tutti i documenti per soddisfare a tutte le condizioni richieste? Credo di aver scoperto il razzismo di stato.

In un altro registro, ho impiegato 3 anni per ottenere tutti i documenti richiesti per ottenere la cittadinanza italiana. Sono 3 anni che io e mia moglie abbiamo depositato tale domanda alla prefettura di Torino e, a parte una fugace convocazione da parte della Questura di Torino 2 anni fa, quella domanda è rimasta lettera morta. Lo so che la cittadinanza è un fatto di sangue in Italia ma lo stesso m'illudevo di potere integrare meglio me, mia moglie e i miei figli nella società italiana. Il lungo silenzio sull'argomento da parte dello Stato italiano mi ha fatto implicitamente capire che mi sbagliavo e oggi, mi arrendo! Ma torturare psicologicamente i miei figli e mia moglie per 15 mesi per sentirsi rispondere, alla fine, che l'ultimo documento richiesto non è nemmeno stato analizzato perché presentato dopo il termine di 10 giorni, quando quel ritardo è il prodotto della normale lentezza di un'altra amministrazione pubblica, mi sembra una vera presa in giro da parte dello Stato italiano e spero che Lei possa intervenire per ridarmi giustizia. Non chiedo favori, solo giustizia.

Jean-Paul Pougala In fuga dalle tenebre Sua Eccellenza, il 29 Ottobre 2007, ho ricevuto con piacere la Sua lettera con il protocollo SGPR 29/10/2007 0112617 P con la quale si congratulava con me per il mio libro: In fuga dalle tenebre "Gli Struzzi" Einaudi editore. Posso assicurarLe, come racconto nel mio libro, che quelle tenebre che ho lasciato in Africa, le ho ritrovate qui e ci sono dentro fino al collo insieme con la mia famiglia. Molte persone come Lei che hanno letto il mio libro autobiografico, si chiedono se è possibile che io abbia subìto tutte quelle ingiustizie nella mia vita.

Quello che non sanno è che quelle ingiustizie, le sto ancora subendo; di qui il titolo del mio libro: in fuga dalle tenebre, perché quelle tenebre, non sono mai finite, quelle tenebre mi perseguitano ancora. E io spero che Lei possa aiutare a scamparne il più velocemente possibile.

Da quando è uscito il mio libro, io sono invitato in tutta Italia per presentarlo soprattutto nelle scuole superiori, che lo utilizzano come libro di testo, per fare capire ai giovani che anche quando uno nasce povero, in un continente povero, la strada dello scoraggiamento o dell'illegalità per farcela nella vita, non è una fatalità.

Percorro chilometri e chilometri senza retribuzione per raccontare ai bambini italiani quanto sono fortunati e incoraggiarli a non arrendersi e ai miei figli cosa risponde l'Italia? Come può vedere sul sito del libro www.infugadalletenebre.it ad esempio, il 1° aprile vado a Trieste, il 2/4 a Gorizia, il 3/4 a Pordenone, il 4/4 a Verona, il 5/4 a Bardonecchia ecc.per portare la mia testimonianza ai giovani. Il mio libro è un best-seller anche senza quelle presentazioni, quindi è un giro volontaristico che faccio, come contributo personale per aiutare la gioventù italiana, un po' disorientata in questo momento di grande cambiamento di un mondo globalizzato a costruire la propria strada. Mentre assolvo a questo mio dovere morale, cosa ottengo?

La negazione da parte dello Stato italiano dei diritti dei miei figli e cioè, il loro semplice diritto di crescere in pace senza turbamenti di nessun genere. Chiedo come lo prevede l'Europa, il semplice diritto permanente per loro di vivere in questo paese.

Chiedo forse troppo?

Sua Eccellenza, l'ultima volta che ci siamo incontrati era il 4 marzo del 2007, in Campidoglio, a Roma, nella sala dove fu firmato il trattato di Roma istituente la Comunità Europea, in occasione della manifestazione per i 50 anni dalla firma di tale trattato e per il 100° anniversario della nascita di Altiero Spinelli, organizzata dal Movimento fondato da lui: il Movimento Federalista Europeo (di cui sono oggi membro del Comitato Centrale). In quell'occasione, abbiamo celebrato insieme, l'atto fondatore di una nuova Europa dei diritti, l'atto che ha fatto uscire l'Europa dai particolarismi nazionalistici e dei diritti negati, un'Europa di libertà e di pace, come scritto nel Manifesto per un'Europa Libera e Unita di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi nel 1941.

Ma oggi, 61 anni dopo quel trattato di Roma, per me e la mia famiglia, stiamo ancora in quelle tenebre nazionalistiche del 1941. Non metto in dubbio che con queste parole, volutamente dure, Lei possa capire in quale spirito io e mia famiglia ci troviamo, dopo che Lei ha compiuto il Suo primo viaggio da Capo di Stato proprio in quell'Isola di Ventotene, domenica 21 maggio 2006. Un fatto molto simbolico ma che testimonia ai miei occhi la sensibilità che Lei nutre per i diritti negati per i quali La sollecito oggi. Perché questa volta, per me e la mia famiglia, il confino non si chiama Ventotene, il confino si chiama ITALIA, il paese di cui Lei è Capo di Stato; con mia moglie, che da un anno e 3 mesi non può muoversi da questo paese, perché è come assegnata a residenza sorvegliata, per il solo fatto di provenire dall'Africa, per il solo fatto di venire da un paese povero come il Camerun. Per me e la mia famiglia, le regole e le leggi sembrano non applicarsi, per noi c'è una spada sospesa sulla nostra testa e che consiste nel rifiuto del diritto di soggiorno.

Mi appello a Lei, Sua Eccellenza, per chiedere GIUSTIZIA e sottrarmi al razzismo di Stato di cui siamo vittima io e la mia famiglia, affinché possiamo continuare a vivere sereni, affrontando le normali difficoltà della vita, come ogni essere umano di questo paese, senza ulteriori barricate e muri alzati, senza ulteriori frustrazioni, che condizionano la nostra libertà, la nostra serenità, la nostra voglia di intraprendere e di essere utili alla società e al prossimo.

Chiedo forse troppo?

Aspettando con ansia la Sua risposta, colgo la preziosa occasione per porre a Sua Eccellenza, i miei più sinceri e rispettosi saluti.

Jean-Paul POUGALA

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