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Il cordoglio e il ricordo di PeaceLink

Roberto Morrione, un grande giornalista dalla parte dei cittadini

Ci ha lasciato un maestro del giornalismo italiano, un limpido esempio di impegno umano e civile. Dalla lotta ai poteri occulti all'impegno contro la mafia. Una vita al servizio dell'Italia migliore
20 maggio 2011 - Alessandro Marescotti

Cari amici, Roberto Morrione

vi vorrei parlare di Roberto Morrione, un giornalista che ho avuto la possibilità di conoscere e che ci ha lasciato dopo una lunga e dolorosa malattia.

Ha lavorato per molto tempo alla Rai ed è stato direttore di Rainews. Una volta in pensione ha voluto dedicare le sue competenze e la sua passione civile alla fondazione di un soggetto informativo che raccordasse le varie voci della società civile: Liberainformazione, un osservatorio per la legalità e contro le mafie.

Libera Informazione era un’ulteriore articolazione di Libera, la rete che con don Luigi Ciotti unisce scuole, associazioni e cittadini per la legalità e contro le mafie.

Roberto Morrione è stato l'artefice di questo progetto informativo.

Mi colpiva come un giornalista affermato come lui, anziché mirare in “alto” a qualcosa di utile a lui, mirasse in “basso” a qualcosa di utile a noi. Ero stupito che dedicasse i suoi anni in pensione a mescolarsi a noi semplici cittadini in difficoltà, noi che non gli avremmo procurato nessun prestigio ma solo guai.

In questa Italia in cui tanti giornalisti telefonano ai potenti, lui telefonava a noi cittadini.

Qui stava la differenza.

Roberto Morrione ha voluto che anche PeaceLink entrasse in questo movimento di “informazione civile” perché coglieva nella “telematica sociale” un elemento di novità. Ricordo quando Roberto Morrione venne a Taranto. Eravamo in difficoltà nella nostra azione di denuncia delle illegalità in campo ambientale. Lui ci ha seguito e appoggiato, dando valore alle nostre iniziative e incaricando i suoi collaboratori di seguirne gli esiti. Era di grande conforto ascoltare le sue parole, aveva una voce calma, ferma, e infondeva costantemente l’incoraggiamento a non mollare mai. Il suo sostegno non lo scorderò mai, come non scorderò mai il giorno in cui mi dissero che si era ammalato di cancro e che, nonostante ciò, continuava a lavorare per realizzare il progetto di una informazione libera dai poteri forti. Lui i poteri forti li aveva conosciuti indagando sui rapporti fra CIA e loggia massonica P2, su mafia e potere politico, su Gladio e trame eversive.

E’ stato un giornalista al servizio dei cittadini anche in condizioni di salute critiche. Ha scritto fino all'ultimo. L’immagine che ho di lui è quella di un uomo pacato, che non alza mai la voce, sereno, coraggioso. Si metteva al tuo livello, era privo di status, e ti prestava un’attenzione che stupiva. Siamo abituati a essere trattati “frettolosamente” da giornalisti importanti, assillati da mille impegni. Invece lui ti dedicava attenzione, non ti dava mai fretta e sentiva l’importanza delle cose per cui ti battevi. Si calava nei tuoi panni, ascoltava, incoraggiava e se poteva ti dava il numero di telefono utile per collegarti al giornalista giusto. Offriva le sue competenze e conoscenze alla causa per cui lottavi. Lo percepivo come la figura di un padre forte e rassicurante. Ci sentivamo uniti a lui da questo sentimento di riconoscenza. Credo che questa gratitudine oggi viva nelle tante persone che lo hanno conosciuto e che non lo dimenticheranno.

Note:

Un'intervista frutto della collaborazione fra Liberainformazione e PeaceLink.
http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=584

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