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Fu scritto da Giuseppe Antonio Borghese

"Rubè": un romanzo poco conosciuto contro la guerra

Del 1921 è il romanzo “Rubè”. Questo, pur non essendo un capolavoro dal punto di vista artistico, riveste una grande importanza storica per aver collocato la prima guerra mondiale all’interno della narrativa in modo estremamente critico.
23 febbraio 2005 - Daniele Marescotti

Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952) fu inizialmente, in età giovanile, di orientamento nazionalista, dannunziano in letteratura. Ma in età più matura divenne antidannunziano e democratico antifascista in politica. Docente di Estetica e storia della critica all’Università di Milano, non giurò fedeltà al fascismo. Trovandosi negli Stati Uniti, decise di non tornare in Italia rimanendo dove si trovava in esilio volontario. Oltre a lui solo dodici altri docenti universitari non vollero giurare fedeltà al fascismo.
Del 1921 è il romanzo “Rubè”. Questo, pur non essendo un capolavoro dal punto di vista artistico, riveste una grande importanza storica per aver collocato la prima guerra mondiale all’interno della narrativa in modo estremamente critico:
Il romanzo narra, infatti, le vicissitudini dell’avvocato siciliano Filippo Rubè, che crede di essere un superuomo. Quello era il periodo in cui andava di moda l’atteggiamento superomista dannunziano. Trasferitosi a Roma in cerca di lavoro, si accorge con lucida consapevolezza che la realtà è inadeguata alle sue grandi ambizioni. Quando scoppia la prima guerra mondiale, infiammato dalla propaganda patriottica, diventa un fervente interventista e si arruola volontario. Egli era convinto che “la guerra risanatrice del mondo” sarebbe stata la sua medicina, perché gli avrebbe offerto l’occasione di sfoggiare tutta la sua potenziale grandezza. Al fronte, però, rimane scosso e deluso. I miti eroici crollano dinnanzi alla sporcizia e alla vita dura della trincea. Rubè si accorge, per giunta, di aver paura nel momento in cui è coinvolto in un’azione di estremo coraggio e rimane ferito.

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